sabato 30 aprile 2016

Cose che succedono a fine Aprile

Aprile è un mese molto speciale -forse il mio preferito- a cui fanno da quadro gli alberi grondanti di fiori e l'erba verdissima, promessa mantenuta della pioggia di Marzo. Prima di tutto è il mese che ha accolto alla vita la mia Mamma.





Poi con il tempo gli anniversari importanti si sono moltiplicati.

Il 22 Aprile di 4 anni fa la nostra piccolina ha ricevuto il Battesimo. Il 22 Aprile di due anni fa il nostro principe è venuto a rendere la famiglia ancora più completa e felice.


Il 24 Aprile scorso la nostra grande ha ricevuto la Prima Comunione.






Il 29 Aprile abbiamo festeggiato l'onomastico di Puffetta. La nostra pazzerella.
















Li contemplo tutti e tre. Penso alla maniera di accoccolarsi del principe tutte le volte che lo prendo in braccio, sulla mia spalla. Un tutt'uno con me. O a quando mi dice Mamma mine! e sorride con quel sorriso birbante di chi sa che in fondo in fondo è vero.
Penso a quando la piccoletta mi chiede di leggerle il suo libro preferito (non il mio...). Allora la prendo in braccio come facevo quando era neonata e la addormentavo e insieme diciamo:

"I'll love you forever, 
I'll like you for always, 
as long as I'm living my baby you'll be"

Penso all'estrema bellezza di un cuore bambino che si prepara alla Prima Comunione, con la sincera intenzione di prepararsi -dentro e fuori- a questo primo importantissimo incontro.

Certe volte vorrei che fosse Aprile per sempre...

giovedì 31 marzo 2016

Cara mamma, non sei grassa. Sei bellissima

È un pò di tempo che sto riflettendo (e studiando) sull'immagine femminile e l'impatto delle aspettative della società e delle persone che ci circondano sulla donna, nella sua interiorità e nella sua vita. Questo tema mi tocca da vicino siccome ho due figlie, di cui una si avvicina a grandi passi alla pre-adolescenza. La vedo felice e sicura di sé e del proprio corpo e vorrei che questa sensazione non cambiasse mai. 
A volte mi chiedo quando io stessa abbia smesso di sentirmi bella. 
Non so quando. Di sicuro so che ho ricominciato a piacermi da poco. Per tutto quello che sono, dentro e fuori. 
Qualche giorno fa ho letto una testimonianza che mi ha spezzato il cuore e mi sono commossa. Si tratta di un estratto di una collezione di lettere di persone famose, sportivi, musici, modelli, cuochi e autori australiani nella quale ognuno di loro rivela ció che gli piacerebbe dire alla propria mamma prima che sia troppo tardi o se avessero avuto l'opportunità. L'autrice è Kasey Edwards e la versione originale (in inglese) si trova qui. Io l'ho tradotta dallo spagnolo. Credo sia importante condividerla e riflettere bene su queste parole.



Cara mamma,

Avevo 7 anni quando ho scoperto che eri grassa, brutta e orribile. Fino a quel momento ho sempre pensato che fossi bellissima. In ogni senso. 
Ricordo che mi piaceva sfogliare vecchi album di foto e vederti posare sulla barca. Il tuo costume bianco senza bretelle era cosi alla moda, come quello di una star del cinema. Spesso ho tirato fuori quel costume bianco che tenevi ben nascosto in fondo al tuo cassetto e mi immaginavo di indossarlo quando fossi diventata abbastanza grande. Quando fossi diventata come te.

Peró tutto è cambiato quella sera, quando ci stavamo preparando per andare a una festa. Mi hai detto: “Guardati, cosí magra, bella e affascinante. E guarda me, grassa, brutta, orribile”.

All’inizio non ho capito a cosa ti stessi riferendo.
“Non sei grassa” ti ho detto. Ero seria e innocente. Tu mi hai risposto: “Sí tesoro, sono sempre stata grassa, anche quando ero una bambina”.

Nei giorni successivi ho scoperto alcune cose dolorose che hanno cambiato la mia vita. Ho imparato che:

  1. -       Probabilmente è vero che sei grassa perché le mamme non dicono bugie.
  2. -       Essere grassa significa essere brutta.
  3. -       Quando cresceró saró come te. Questo significa che saró grassa e orribile.
Alcuni anni più tardi ho pensato a questa conversazione e a tutte le altre dopo e che ti maledissero per non sentirti attrattiva, sicura e determinata. Perché, come mio primo e più importante modello, mi hai insegnato che credessi lo stesso rispetto a me.

Ad ogni smorfia che facevi ogni volta che ti guardavi allo specchio, con ogni meravigliosa dieta che avrebbe cambiato la tua vita, e con ogni cucchiaio colpevole di “in realtà non dovrei”, ho imparato che le donne dovrebbero essere magre per essere degne e rispettabili. Le donne dovrebbero vivere cosí perché il loro grande contributo al mondo è la bellezza fisica.

Come te, è tutta la vita che mi sento grassa. 
Quando l’essere grassa si è trasformato in un sentimento? E siccome pensavo di essere grassa, sapevo anche che non valevo nulla.

Peró, adesso che sono grande e che sono madre, so che darti la colpa per odiare il mio corpo, non mi aiuta. Ed è ingiusto. Adesso capisco che sei stata il prodotto di una grande generazione di donne alle quali hanno insegnato a detestarsi.

Pensa all’esempio che ti ha dato tua nonna. Anche se si potrebbe descrivere come un’elegante fashion victim, si è messa a dieta ogni singolo giorno della sua vita fino a quando è morta a 79 anni. Si truccava anche per andare a ritirare la posta per paura che qualcuno la vedesse senza trucco.

Ricordo la sua risposta compassionevole quando hai detto che papá ti aveva lasciato per un’altra. Il suo primo commento è stato: “non capisco perchè ti abbia lasciato. Ti prendi cura di te stessa, ti metti il rossetto, sei un pò sovrappesso ma non troppo”.

Prima di andarsene, nemmeno papà riusciva a calmare il tormento che provavi per l’immagine del tuo corpo. “Per favore Jan” –lo sentivo dirti- “Non è tanto complicato. L’energia interna contro l’energia esterna. Se vuoi dimagrire devi solamente mangiare meno”.

Quella sera, a cena, ti ho visto provare quella cura per perdere peso che ti disse papà: “energia interna, energia esterna: per carità, Jan, devi solo mangiare di meno”. Ti sei servita degli spaghetti cinesi (Ti ricordi come nei subburbi australiani del 1980 la combinazione di carne macinata, cavolfiore e salsa di soia era il meglio dell’alta cucina esotica?).

Il resto del pasto era nei piatti degli altri. Tu ti sei servita i tuoi spaghetti cinesi in un piccolo piatto. Mentre ti sedevi di fronte a questo patetico cucchiaio di carne macinata, le lacrime scorrevano silenziose sul tuo viso. Io non ho detto nulla. Nemmeno quando le tue spalle hanno comincaiato ad agitarsi per l’angustia. Nessuno ti ha consolata. Nessuno ti ha detto di smettere di essere ridicola e che ti mangiassi un bel piatto di spaghetti. Nessuno ti ha detto che ti voleva bene né che eri sufficientemente buona. Le tue conquiste e il tuo coraggio -essendo maestra di bambini con necessitá speciali e madre di tre figli- sono state sempre considerate insignificanti rispetto ai centimentri di cintura che non potevi perdere.

Mi si è rotto il cuore al vederti perdere la speranza e mi dispiace profondamente di non essere intervenuta in tua difesa. Io sapevo che non era colpa tua essere grassa. Avevo sentito papá che descriveva la perdita di peso come un processo semplice al quale tu non riuscivi ancora a far fronte. La lezione era: non meritavi di mangiare e non meritavi nemmeno compassione.

Peró, mamma, mi sono sbagliata. Adesso capisco quello che si sente al crescere in una societá che dice alla donna che quello che importa veramente è la bellezza mentre allo stesso tempo definisce un ideale di bellezza che è completamente fuori dall’essere raggiungibile. Conosco anche il dolore di interiorizzare questi messaggi.

Ci siamo trasformate nelle carceriere di noi stesse e ci imponiamo il nostro castigo perché falliamo nel tentativo di essere all’altezza. Nessuno è più crudele di quello che siamo con noi stesse.

Peró questa pazzia deve finire, mamma. Adesso. Ci meritiamo qualcosa di meglio che passare i giorni amareggiate per i pensieri negativi sul nostro corpo desiderando che sia un altro.

E non si tratta solo di te e di me. C’è anche Violet. La tua nipotina ha solo tre anni e non voglio che odi il suo corpo sopprimendo la sua felicitá, la sua confidenza in se stessa e il suo potenziale. Non voglio che Violet creda che la sua bellezza sia il valore più importante e che da questa dipenda ció che vale. Quando Violet ci osserva per apprendere a essere una donna, abbiamo bisogno di essere i migliori esempi. Abbiamo bisogno di farle vedere con le parole e con le azioni che la donna è sufficientemente buona essendo semplicemente com’è. E perché lei ci creda, dobbiamo credere in noi stesse.

Quanto più grandi ci facciamo, quanta più gente amata perdiamo a causa di incidenti o malattie. La morte è sempre tragica e avviene troppo presto. A volte penso a quello che questi amici e le persone che gli vogliono bene, avrebbero dato per rimanere un pó più tempo in un corpo sano. Un corpo che gli avesse permesso di vivere un pò di più. La dimensione dei polpacci o i lineamenti del viso non sarebbero importate. L’unica cosa importante sarebbe essere vivi e questo sarebbe perfetto.

Anche il tuo corpo è perfetto. Ti permette di dare un posto al tuo sorriso e infettare tutti con la tua risata. Ti da le braccia per abbracciare Violet e stringerla fino a quando comincia a ridere. Ogni momento che passiamo preoccupandoci dei nostri “difetti” fisici, è un momento perso, una porzione di vita stupenda che non avremmo mai più indietro.

Permettiamoci di onorare e rispettare i nostri corpi per quello che fanno e non per quello che sono. Sforziamoci di avere una vita sana e attiva, lasciamo che il nostro peso cada dove deve cadere e mandiamo il nostro corpo odiato nel passato al quale appartiene. 

Quando da piccola guardavo quella foto di te con il costume bianco, i miei occhi innocenti di bambina vedevano la verità. Vedevano amore incondizionale, bellezza e saggezza. Vedevano mia madre.

Con amore, Kasey xx


giovedì 24 marzo 2016

Snow day




Terzo giorno di Primavera. Dopo un inverno piuttosto mite abbiamo goduto di un breve periodo di tepore.
Poi la neve. 30 centimetri stanotte.
Tutto è bianco e ovattato intorno. È mattina e si sentono fuori solo le grida dei bambini che giocano e degli uccellini. Le scuole sono chiuse così come tutti gli uffici pubblici per questa improvviso winter storm (quest'anno lo spring break non coincide con la Pasqua).

Stamattina ci siamo svegliati ed abbiamo preparato i pancake. Le bambine sono andate a giocare fuori con la vicina e il bob. Quando torneranno ci faremo una cioccolata calda e guarderemo un film insieme sotto le coperte.

Io sono seduta sul nostro divano al calduccio mentre mi godo il mondo in bianco dalle grandi finestre di casa. La pace dei sensi.

Succede solo in Minnesota!









venerdì 5 febbraio 2016

Incomprensioni verbali

Eravamo a tavola tra amici parlando di tradizioni locali. Tentavo di spiegare il personaggio e la tradizione della Befana con il mio inglese approssimato.
Parlavo quindi di questa strega che, cavalcando la sua scopa, portava caramelle o carbone ai bimbi nel giorno dei Re Magi.

Non riuscivo a capire il perché di quelle facce perplesse.
Poi l'illuminazione.

Non avevo detto witch ma qualcosa che fa rima e che inizia con la b (non posso scriverlo). 


Bell'immagine dell'italianità e dell'educazione infantile!


domenica 31 gennaio 2016

Permessi di paternità

Sarebbe l'ora, e lo dico con un misto di speranza e rassegnazione, che si parlasse di una vera conciliazione, che non contemplasse solamente il reale inserimento delle donne nel mondo lavorativo ma che vedesse anche l'uomo come co-responsabile e competente per vivere appieno una vita familiare, con le gioie affettive e gli oneri che corrispondono. Questo non per proporre una quota maschile in famiglia che sia matematicamente uguale all'impegno femminile, ma per stimolare una postura flessibile che possa rispondere in maniera adeguata alle esigenze familiari per trovare opzioni che permettano di compiere i doveri familiari senza tralasciare o abbandonare quelli professionali quando sono presenti.

domenica 10 maggio 2015

Decalogo della buona mamma

Un pò di anni fa avevo pubblicato il decalogo della buona madre nei tempi che furono (più di cent'anni fa). Spesso ho pensato a come potrebbe essere un decalogo per la mamma contemporanea. I miei quasi sette anni di esperienza (ancora pochini) mi hanno insegnato alcune cose.

1 Una buona mamma mette il marito al primo posto. Quando i figli atterrano nelle nostre vite, la relazione di coppia cambia. Nonostante questo, la cosa più importante dell'essere madre è essere prima di tutto una buona sposa, perché è così che si insegna ai figli la lezione più importante della vita: l'Amore. Allo stesso tempo l'amore coniugale è ciò che permette di affrontare con una corazza tutte le circostanze della vita. Alcuni piccoli consigli per coccolare il marito: sorridigli quando gli rispondi al telefono. Lui non lo potrà vedere, però lo sentirà. Inviagli messaggi d'amore. È curioso vedere che quando ci sposiamo, il tema delle comunicazioni nei messaggi di testo cambia radicalmente (qui un articolo interessante). Dagli un bacio tutte le volte che lo saluti prima di andare e un abbraccio stretto quando ritorna. Dagli la mano quando siete seduti accanto in macchina.

2 Una buona mamma ha una casa disordinata. Mia madre mi ha sempre detto: Prima le persone, poi le cose. È umanamente impossibile avere una casa impeccabile e una famiglia felice. Però è anche vero che una casa organizzata dà pace. È utile proporsi delle mete, per esempio mantenere i luoghi comuni  ordinati -come la cucina, il salotto e la sala da pranzo. L'organizzazione e la logica della casa -che ogni cosa abbia un suo posto- è fondamentale (un Urrà per Ikea). Se il tema della casa toglie la pace, bisognerà pensare a una signora delle pulizie. Di certo la spesa ci farà desistere dal prendere la decisione, però si deve considerare che è una spesa che vale la pena siccome ne beneficia la pace familiare.

3. Una buona mamma difende i propri spazi. Uno dei grandi difetti di noi mamme è lasciare che il mondo si appropri dei nostri spazi. Mi riferisco agli spazi nella casa, spazi di intimità nella coppia, spazi per lavorare, spazi per stare sola e coltivare le passioni, spazi per avere amici. Le tue necessità primarie vengono prima delle necessità secondarie degli altri. Organizza la casa in modo che tu possa sentire che c'è un posto tuo e difendilo. Il bagno è uno spazio privato e la tua camera anche! Chiudi la porta del bagno e fai in modo che non ci siano cose dei figli in camera tua. Conquista un tempo per te stessa, un "tempo di lusso", nel quale tu possa coltivare ciò che ti piace. Fai tutto quello che puoi per avere ogni tanto spazio per stare con tuo marito. Quando sei in casa, lavora nelle cose di casa mentre quando sei al lavoro lavora nelle cose del lavoro.

4. Una buona mamma si prende cura della comunicazione familiare. Consumare pasti con la propria famiglia è una delle migliori maniere per costruire la comunicazione familiare. Invece di chiedere "cosa hai fatto oggi?" prova con tre domande: 1 Dimmi la cosa più bella che ti è successa oggi. 2. Dimmi la cosa che meno ti è piaciuta oggi. 3, Dimmi una cosa buona che hai fatto oggi per gli altri. Questo gioco funziona con tutta la famiglia -i genitori sono tenuti a partecipare- dai tre fino ai 99 anni (come si dice nelle scatole dei giochi). Se lo provi per almeno una settimana vedrai che si trasformerà in un rituale al quale nessuno vorrà rinunciare!

5. Una buona mamma continua a realizzare i propri sogni. O li rimanda. L'arrivo dei figli cambia le priorità e i sogni. Uno dei più grandi desideri di tutte le mamme è che i figli siano felici. Però esistono altri sogni, magari più personali, che è giusto cercare di realizzare. A volte si tratta di rimandarli, a volte di realizzarli solo in parte o in maniera inaspettata. Però bisogna continuare a mantenere alcuni sogni che hanno che vedere con le nostre passioni e desideri.

6. Una buona mamma ha amiche. E non si compara con le altre. Anche se sembra che il marito e i figli riempiano tutto, noi donne continuiamo ad avere bisogno di buone amiche. Sono loro che vengono in nostro soccorso quando ne abbiamo bisogno e che sanno condividere momenti squisitamente femminili. Però ci sono alcuni pericoli tra amiche: la gelosia, le comparazioni, i giudizi, che ci fanno sentire migliori o peggiori degli altri. In tutte queste situazioni si esce comunque perdenti. Quindi è meglio riconoscere questi sentimenti e cercare di combatterli.

7. Una buona mamma da ai suoi figli ali e radici. Uno dei grandi obiettivi dell'educazione è di regalare ai figli delle fondamenta che possano dargli stabilità per tutta la vita. Allo stesso tempo queste fondamenta non devono impedire che il figlio possa volare. Si tratta di una tensione costante tra la dipendenza e la indipendenza, il volere che i nostri figli stiano vicini a noi -che siano come noi- e il lasciarli andare, sia fisicamente che psicologicamente. Noi madri abbiamo una propensione a voler creare dipendenza, anche se non lo ammettiamo. I papà hanno la capacità di aiutare le mamme perché i figli possano incontrare il proprio cammino.

8. Una buona mamma sa delegare. Dio ha creato la donna tanto simile a Lui, che le ha dato la capacità di saper fare tutto, anche nella modalità multitasking. Nonostante questo non siamo onnipotenti! Non solamente abbiamo bisogno dell'aiuto degli altri, ma chi ci sta intorno ha bisogno che noi gli lasciamo la possibilità di fare. Anche in maniera differente. Si tratta di tenere sotto controllo la nostra superbia per confidare negli altri con l'obiettivo che crescano nell'indipendenza e autostima. Si può iniziare a delegare con il marito!

9. Una buona mamma perdona i propri errori e quelli degli altri. Ma è indulgente con i propri difetti. A volte è più facile perdonare qualcosa agli altri che perdonare se stessi, specialmente se l'errore che abbiamo commesso si riferisce alla sfera della maternità. Se si può, bisogna chiedere perdono e trovare la maniera di ricominciare da capo senza che quello che è successo ci impedisca di essere migliori. Allo stesso tempo, una buona mamma lotta costantemente per migliorare i propri difetti.

10. Una buona mamma è felice. Ed è capace di divertirsi. C'è un detto negli Stati Uniti, Quando la regina è felice c'è pace nel regno. Ci rendiamo conto della responsabilità che abbiamo? La nostra felicità è la chiave per la felicità della nostra famiglia! Hai riso oggi insieme alla tua famiglia? Sei soddisfatta (anche se stanca)? Ti sai divertire e apprezzi le piccole cose di ogni giorno o ti senti affogare dalle responsabilità e dalle cose da fare? La miglior mamma non è la più bella, ne la più organizzata, ne la più organica o la miglior cuoca, ne la miglior educatrice, ne quella che più tempo dedica ai suoi figli. Ma la mamma più felice.

Buona festa della mamma!

Il disegno è di Memole. Quando me l'ha regalato mi sono commossa. Vorrei essere sempre cosí per lei. Una mamma con le braccia aperte, il sorriso sulla bocca e un cuore grande. Come è difficile...

venerdì 24 aprile 2015

Quattro stagioni




Ora che hai visto quattro stagioni -bimbo mio- saprai che questo è solo l'inizio. Ogni stagione che finisce porterà con se un pò di malinconia ma anche gioiosa attesa per gli eventi prossimi a venire. 

Voi tre siete le mie stagioni. Tu la Primavera: dolce, tiepida attesa, promessa di calore e famiglia unita. Con quel sorriso abbozzato che scalda il cuore. Memole l'Estate: solare dentro, calda come un abbraccio, riposo per il cuore. Puffetta l'Inverno. Decisa, tintinnante, punzecchiante. Come quell'aria gelida che ti risveglia i sensi.

Le mie stagioni sono scandite da voi, dalla vostra crescita.

Un anno fa tanta trepida attesa. Adesso tu. Noi. Buon compleanno Principe!



domenica 22 marzo 2015

Outing: in Italia!!

Ci ho messo un pò a decidere di pubblicare questo post, perché il chiedere è mettersi allo scoperto.

Ma poi ho deciso!

Quest'estate ci piacerebbe visitare i nostri cari in Italia. Sono ormai due anni che non torniamo e, tranne mia mamma, nessuno ha potuto conoscere personalmente il Principe. Inoltre mia sorella (sí, quella che è venuta ad assistermi per la nascita di Puffetta) si sposa!!

Come potete immaginare i costi del viaggio sono da capogiro e in questo momento superano le nostre possibilità.

La storia è sempre quella: le gocce che fanno il mare, la sabbia che fa il deserto, il granello di senape che muove la montagna...(ah no forse non era proprio cosí). Insomma, ogni aiuto è importante, anche se solo volete condividere la notizia sui social!

Grazie!!


giovedì 5 marzo 2015

Essere un eroe

Oggi vado a prendere la grandicella a scuola e sbircio tra i disegni appesi alle pareti. Mi rendo conto che ognuno ha fatto un disegno e scritto una frase rispetto al proprio eroe personale. Ci sono i secchioni che parlano di George Washington o Martin Luther King o Dio en carne ed ossa. C'è chi parla del migliore amico, dei fratelli, del papà e della mamma.

Finalmente trovo quello della mia bambina. 

Il mio eroe è la mia mamma. ok si aprono i canaletti della lacrimazione. 
La mia mamma è il mio eroe perché mi aiuta (punto). ok la lacrima sta scendendo.
a mettere in ordine i giochi. 

In fondo, non c'è voluto poi tutto questo sforzo per diventare il suo eroe. Sarebbe stato meglio avvisarmi subito. Cosí mi sarei sforzata di meno su altri fronti.


sabato 14 febbraio 2015

Questo tremendo amore


Mio amore,

anche se la festa di San Valentino non è mai stata una festa a cui abbiamo dato molta importanza, oggi sento di volerti scrivere.

Quando ci siamo sposati erano moltissime le cose mi piacevano di te: la tua delicatezza, il tuo spirito sportivo, il tuo coraggio, la tua perseveranza, quel tuo modo di amarmi proprio cosí come sono. Guardando indietro mi rendo conto che i primi anni sono stati bellissimi ma difficili. Io ero una ragazzina cosí attaccata al mio ego che non riuscivo nemmeno a vedere che le piccole difficoltà quotidiane si potevano risolvere con un abbraccio, una parola dolce, una risata. Ero una persona di molte parole e pochi fatti perché pensavo che dovessi difendere il mio modo di essere e di pensare.

Sono passati sette anni e mezzo. Molti e pochi. Sorrido quando penso a com'ero, a come eravamo. Però mi sorprende questa capacità reciproca di saper captare e decodificare tutti i segnali che ci inviamo. Non è certo qualcosa che abbiamo saputo fare da subito, anzi. Ma adesso non sai che sollievo sapere che tu sai. Sai quando sono stanca e non voglio parlare. Allora fai qualche battuta e il solletico e poi mi lasci stare. Sai quando sono tesa e stressata e mi "obblighi" ad abbracciarti. Sai quando ho bisogno di "staccare" e mi regali tempo per me sola ogni settimana prendendoti la responsabilità piena dell'organizzazione familiare. Sai quando ho bisogno di sentirmi bella e mi obblighi ad andare dal parrucchiere. Mi hai addirittura trascinata da Victoria Secret's e hai speso un capitale solamente perché mi sentissi di nuovo un pò più donna che madre. Sai quando mi sento molto triste e quando sento che il mondo mi cade addosso, e senza sminuire la pesantezza dei mie sentimenti, mi aiuti a ridimensionarli, a sdrammatizzare, a cercare soluzioni. Sai quando mi sento schiacciare dal mio senso del dovere e dalle reali cose da fare e cerchi di anticipare le mie richieste facendo trovare tutto pronto: una cena, i panni piegati, le camicie stirate, i letti fatti, il bagno impeccabile. So che poi dici che ti tratto come un "cenerentolo", ma -anche se non si vede- non sai che sollievo per me!

Sai che un buon padre e un buon marito non nascono semplicemente con il matrimonio o con i figli, ma con tante prove ed errori, un forte slancio per cambiare e soprattutto molto, molto amore. Sebbene io mi sentissi molto sicura nel mio ruolo di madre già fin dall'inizio, mi rendo conto che in realtà non ero altro che una goffa apprendista. 

Mi piace il tuo essere padre e più di tutto apprezzo il fatto che non hai mai paura. A volte non sai (o non vuoi sapere) dove sono i calzini di ognuno o che vestiti bisogna mettere, o cosa preparare da mangiare, o quale sia il programma giusto per la lavatrice. Però niente ti frena. Se c'è da stare da solo con i bambini, anche tutti e tre, ci stai. Se c'è da fare la doccia a tutti la fai (per questo c'è voluto un pò di tempo ma quale sorpresa una sera quando sono tornata ed erano già tutti profumati!), se c'è da fare il tassista per i vari impegni, inviti ai compleanni, colloqui con maestre varie, stirare per tutti, lo fai. È ovvio che se lo guardo da un altro punto di vista potrei anche dire: in fondo quello che faccio io lo dovresti fare anche tu, ma questo è vero ma solo in parte. Nulla è dovuto e niente è un diritto. 

Quello che mi piace di te è che prendi l'iniziativa anche se a volte ti senti di non riuscire. Quando esco con le mie madri-amiche da sola sorrido nel vedere che quasi tutte ricevono chiamate dai rispettivi mariti chiedendo dove sia questo o quell'altro e a volta addirittura supplicando di tornare perché non riescono a mettere a letto i bambini. Io so che, se sono fuori, tu mi chiameresti soltanto se fossero in punto di morte (vabbè, l'unica eccezione è quando vai a fare la spesa con i bambini e non ti ricordi dov'è il parmigiano). Magari ti trovi di fronte a mille piccole difficoltà, ma non hai paura di affrontarle da solo e di certo non ti viene in mente di chiamarmi durante il mio tempo libero.

A volte avrai percepito da parte mia una vena critica rispetto al tuo modo di essere autorevole. In realtà è un'altra cosa di te che apprezzo molto. Tu hai questa capacità di tenere tutto sotto controllo e i bambini con te si sognano di fare scenate. Questo mi tranquillizza sia quando ci sei che quando io non ci sono. So anche che trovare l'equilibrio giusto tra affetto e autorità non è una cosa facile e ci siamo trovati spesso a discutere su questo. Ma stiamo aggiustando il tiro entrambi e credo che siamo su un'ottima strada. D'altronde i due grandi temi dell'educazione, quelli che durano per sempre, sono l'equilibrio tra l'autorità e l'affetto e quello tra la libertà e la dipendenza. Mettiamoci il cuore in pace e rendiamoci conto che sono aspetti educativi che crescono, si evolvono e si arricchiscono a seconda della situazione e soprattutto dell'età e della personalità dei nostri figli.

Ti sto guardando crescere anche nella maniera in cui dimostri l'affetto. Non deve essere facile per te imparare questo linguaggio ed impararlo con i bambini. Ricordati che prima dei nostri figli non hai avuto nessuna esperienza "significativa" quindi pensa a quanto sei esperto adesso! Che tenerezza vederti la scorsa settimana fare i braccialetti con Memole siccome la mia incompetenza non me l'aveva permesso. Che ridere vederti, pochi giorni dopo, con il capo chino alla sera, mentre provavi a farne un altro -questa volta con i cuori- semplicemente perché ne avevi voglia!

Ti ammiro anche nella tua parte professionale. Sei un uomo che si conquista tutto quello che vuole con il lavoro duro. So che a volte senti di non essere stato "fortunato" nella tua carriera scientifica (anche se non è vero), ma quello che importa è che continui a seguire i tuoi sogni tenendo i piedi per terra e mettendoci olio di gomito. Non ti fai frenare dalla paura delle cose nuove e hai uno spirito avventuriero e concreto che ti permette di scegliere le cose giuste al momento giusto per te e per tutta la nostra famiglia.

So che a volte metto il broncio quando mi dici che la vera cosa che ti importa sono io e che dei figli ti importa molto meno. Ma in fondo mi fa sentire la protagonista della tua vita, ed è questo ciò che voglio veramente. Non me lo dici solamente, me lo fai capire con il tuo sguardo e le tue parole, che mi ammiri, che mi desideri, che ti piace stare con me, che ti senti un uomo felice e fortunato perché ti sono accanto. 

Non c'è bisogno che tu mi dica che faresti di tutto per farmi felice, perché lo stai facendo già.
Ti amo.


sabato 31 gennaio 2015

Quando la mimetica è d'obbligo

Giro per casa avvolta in un asciugamano alternando i percorsi in punta di piedi al gattonamento, allo strisciamento ed ai rapidi scatti. No, non ho un nuovo lavoro da spia. Devo cercare di passare inosservata davanti al nuovo tiranno di casa, che da quando ha compiuto i 7 mesi (due mesi fa), è entrato nella fase "tu sei la mia vita altro io non ho".

Se mi vede, esisto. Se esisto, è per essere a sua disposizione. Una disposizione completa, assoluta, totale. Anima e corpo. 
Il suo primo comandamento è "non avrai altre persone, interessi, cose da fare, all'infuori di me". Se infrango il suo unico comandamento inizia la disperazione più acuta, tragica e assordante. Se interrompo il suo teatrino prendendolo in braccio, tutto procede come se nulla mai fosse successo, sorrisi sdentati e battiti di manine.

Quindi si applica la tecnica "occhio non vede cuore non duole". Finché non mi vede, infatti, il piccolo tiranno gioca tranquillo (ed anche da solo) per il tempo di andare in bagno molto tempo. Peccato che la casa sia piccola, molto piccola. E pure senza porte (tranne quella del bagno e delle camere). 

Il mimetismo è la mia nuova forma d'arte. Cerco di metterlo a giocare di spalle in un punto strategico che non sia nel cuore della casa, mi faccio complici le sorelle che lo distraggono mentre striscio un pochino più lontano per...che ne so, preparare la cena o...mettere una lavatrice. A volte funziona. Spesso no.

Dite che su Amazon si trova il mantello dell'invisibilità?

Devo ricordarmi più spesso che questa fase l'ho passata altre due volte prima. Ho tangibili indizi che mi suggeriscono che sono sopravvissuta. Quello che non mi ricordo è come.


giovedì 8 gennaio 2015

Due. Ah, tre.



Quanti anni hai?
Due
Nooo!!
Two!
Nooo, da adesso ne hai tre!
Ah, tre. Three.

5 minuti fa eri nella mia pancia. Adesso sei lì che parli, ridi e canti l'alfabeto. La tua allegria è l'anima della casa. Anche le tue espressioni imbronciate, le lacrime da coccodrillo, gli abbracci. Nel tuo vocabolario non esiste la parola camminare perché nella vita o si corre o si saltella.

Sei cosí diversa da me -da noi tutti- per quella carica che hai piena di bollicine, per il buon umore, per la brillantezza del tuo essere, per la determinazione. A volte penso che questa diversità mi fa sentirti "meno mia" perché sei indipendente, forse troppo. Ma tu non perdi un attimo per ricordarmi che hai tremendamente bisogno di me. Quando meno me l'aspetto -specialmente quando mi faccio prendere dall'affanno delle cose da fare- vieni con quel tuo sorrisetto furbo e mi chiedi:
"Posso un abbraccio?" 
Come dirti di no, come non stritolarti e sbaciucchiarti anche se poi ti "pulisci" i miei baci. 

L'ultimo di casa ti ha tolto lo scettro, piccola bambina. Ma tu non te la sei presa poi tanto. Lui è tuo, il tuo fratellino. È commovente come tu sappia prenderti cura di lui. All'inizio lui era un pò sul "chivalà", ma adesso pende da te, dai tuoi movimenti, dalla tua voce gioiosa e squillante. Quando sa che sei intorno inizia a sorridere e sgambettare.



Sei la delizia, la dolcezza e l'allegria di tutti gli adulti che ti stanno accanto. Sei la divertente compagna di gioco per i tuoi compagni e fratelli. Sei la più piccolina della classe e una delle più influenti!

Quanto mi piaci!
Oggi è il tuo Pompleanno. Sei malata (mannaggia-diresti) ma niente può frenare la gioia di questo giorno, per noi e per te.
Tanti auguri!


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