domenica 19 dicembre 2010

Gli sgoccioli

Sono dottoressa, o meglio DOTTORATA!!! Ho passato momenti durissimi, con i nervi a fior di pelle e correndo da una parte all'altra tra scatoloni, burocrazia, certificati, documenti e dichiarazioni assurde per ottenere l'imprescindibile visto per gli States.

Il tribunale é stato sorprendentemente clemente. Nessuno ha criticato la tesi, anzi hanno suggerito nuove prospettive e apprezzato enormemente il lavoro. C'era solo una persona che non condivideva una mia posizione ma si é mostrata molto disponibile a darmi suggerimenti e bibliografia.

É una strana sensazione. Da una parte senti di essere riempita dentro perché dopo tutti questi anni di silenzioso studio, qualcuno, esperto, giudica il tuo lavoro. E sentire che lo apprezzano, che ti considerano ormai matura e autonoma per continuare, e vedere che si appassionano con te dell'argomento fino a sentire quasi le stesse vibrazioni in una stessa linea d'onda non ha prezzo. Dall'altra il tutto é cosí...breve rispetto al lavoro ed allo sforzo fatto che ti viene da pensare: tutto qui??
In ogni caso mi fa una strana impressione pensare di essere arrivata al massimo livello di studi accademici nel mio campo. Non so, ancora non me ne rendo conto...

Sono venute mia mamma e mia sorella, angelo custode della nostra famiglia e la madrina di Memole :). Come avrei fatto senza!! e poi...che bello condividere la gioia con loro!!
Oggi sono ripartite con Memole in aereo perché la prossima settimana partiamo noi...in macchina. Lei era emozionatissima del viaggio e saltellava parlando con quella vocina squillante che le viene quando esplode dalla gioia. 

L'altro giorno sono stata a parlare di lei all'asilo. Mi hanno detto cose meravigliose e ho fatto fatica a non piangere. Una bimba allegrissima, socievole, affettuosa, obbediente, ordinata. Predilige la manualità fina, come sempre, e le attività creative. Memole é tanto contenta lí, conosce tutti i bambini per nome, adora le maestre, sprizza di gioia la mattina quando la portiamo e...ormai la sua lingua é lo spagnolo. Anche le maestre l'adorano...
Mi sono presa i libri di attività che usano per continuare negli States, però non posso evitare di sentire di averla tolta da un ambiente che ormai era suo: la sua maestra, la sua migliore amica (Patricia) di cui mi parla sempre, la sua classe piena dei disegni di tutti. So che probabilmente troveremo un altro luogo adatto a lei, ma ho paura di spezzare un equilibrio e una serenità cosí perfetti fino ad ora...ed é cosí difficile fidarsi delle persone che si prendono cura dei tuoi figli...

Insomma, ABBIAMO I BIGLIETTI per gli States per i primi giorni di Gennaio. Dopo il colloquio all'ambasciata americana a madrid che ci é costata un viaggio pesantissimo e un'attesa interminabile in una squallida stanza, ci hanno restituito (in 2 giorni) i nostri passaporti con il preziosissimo visto. 

Adesso manca "solo" il grande invio. Siamo in alto mare. È incredibile quanto si possa accumulare. E quanto sia difficile il distacco.... Abbiamo messo in vendita tutto quello che potevamo (poco) e molti piccoli ricordi sono dovuti andare nella spazzatura...per mancanza di spazio. É difficile anche il distacco dalle persone. A volte preferirei non dover dare gli addii, vorrei andarmene senza pensare a tutto ció che stiamo lasciando, a questa terra che ci ha accolti e a questa città che ha visto nascere e crescere la nostra famiglia...

Un autore diceva che "il futuro é una stanza nella quale entriamo di spalle". É vero. Si sa perfettamente quello che si lascia ma non quello che si trova. Peró é anche vero che il mistero attrae...

Spero di riuscire a tenervi aggiornati, peró nel caso non riuscissi auguro a tutti un felice e Santo Natale.

lunedì 29 novembre 2010

Non un Paese per giovani. Quando si é obbligati ad emigrare

Siamo alle soglie del nostro prossimo trasferimento negli USA alla ricerca di possibilità che possano offrirci una vita dignitosa senza dover sprecare i nostri talenti o rinunciare ai nostri sogni. Sí, io e mio marito siamo ricercatori, lui in biologia e io in pedagogia. Spesso ci guardiamo sorridendo (istericamente) e pensiamo che ci siamo proprio trovati, nel senso che il nostro futuro, per lo meno in Italia,   é stato segnato da quando abbiamo fatto la scelta di far fruttare le nostre capacità e aspirazioni, nonostante le scarse possibilità di guadagno. In fondo però è stata anche questa prospettiva di ricerca della Verità, ognuno nel proprio campo, e il forte desiderio di realizzare i sogni che ci ha fatto innamorare.

Con moltissimi sforzi la mia famiglia mi ha permesso di poter studiare nei luoghi più adatti rispetto alle mie aspirazioni e sono immensamente riconoscente per aver avuto questa possibilità. Possibilità che non é stata sprecata da parte mia che ho sempre lottato con le unghie e con i denti per finire gli studi nei tempi prestabiliti, con il massimo rendimento e facendo piccoli lavoretti che mi permettessero occuparmi delle spese universitarie. Lo spirito battagliero, l'autostima, la capacità di problem solving, l'autonomia organizzativa ed affettiva li ho imparati in quegli anni. Il mio primo trasferimento, il più duro, è stato quando avevo da poco compiuto 18 anni ed ho scelto di frequentare l'Università fuori sede.

I miei anni universitari sono coincisi con la grandiosa riforma universitaria, che, alla fine, altro non era che un modo per allungare ulteriormente gli studi. Ho lottato fra esami da convalidare o da rifare per passare al "nuovo ordinamento" oltre a seguire il ritmo normale dei corsi universitari. Invece di fare un 3+2 ho fatto un 4+1 siccome, mentre cercavo di finire il tre, rallentato dagli esami da rifare dei quali ci avvisavano di punto in bianco (e dall'elaborazione di una tesina che alla fine era una tesi siccome i professori ancora non capivano il significato di -ina) frequentavo il due. In pratica mi sono laureata in primo livello nel 2004 e in secondo livello nel 2005. Perfettamente nei tempi accademici.

Questo per farvi capire come ha funzionato -e funziona adesso- il sistema universitario.

Quando mi sono laureata avevo agganci ottimi siccome la relatrice della mia tesi era il pro rettore dell'Università e mi avrebbe aperto il mondo. Un accesso facile al dottorato e un futuro assicurato. 
Da precaria ricercatrice a vita.

Dall'altra parte Mr. F. stava vivendo più e meno la stessa situazione. 
Ma abbiamo detto NO.

Non basta il desiderio, il talento, il duro lavoro, la disponibilità, per essere qualcuno e pensare di poter realizzare i propri sogni personali, professionali e familiari. In Italia non ci volevano. E ce ne siamo andati in Spagna. Per Mr. F. un dottorato con borsa di studio in un famoso centro biomedico e per me un dottorato in pedagogia con borsa di studio in un ambiente che mi ha offerto possibilità di crescita e formazione nel mio campo. Chiaro, due borse di studio che sono state sempre al limite della fame, però un pò più alte degli stipendi italiani e con varie garanzie dovute al fatto di avere un contratto vero e proprio. In più per me una possibilità di part time.

Adesso che abbiamo finito avremmo tutti e due un posto fisso ma senza possibilità di "scalata". Si tratterebbe di vivere sempre al limite e percorrere una strada lunga, faticosa e poco appagante. In più la crisi spagnola si sente molto e alcuni aiuti per la famiglia che abbiamo ricevuto anni fa non esistono più. E abbiamo detto NO. 
Adesso speriamo che gli Stati Uniti siano la nostra ultima destinazione prima del ritorno al nostro Paese nel quale ci piacerebbe molto tornare a vivere. Ma vogliamo tornare da vincitori. Perché in Italia non basta avere qualcosa in più, bisogna dare tutto. E così sia. Nel mio futuro vedo molte opportunità lavorative dopo gli Stati Uniti. Il futuro ha le frontiere aperte e i corsi universitari si offrono in inglese. Cosa che la vecchia guardia non é preparata a fare. I giovani ricercatori, almeno qui in Spagna, sono obbligati a fare un'esperienza all'estero se vogliono rimanere a lavorare in Università. Ho visto situazioni di famiglie, addirittura con tre figli, in cui il padre se ne é dovuto andare 3 mesi negli Stati Uniti perché l'agenzia nazionale di valutazione non gli permetteva l'esercizio della professione senza aver avuto esperienze fuori.

E allora noi tagliamo la testa al toro. Andiamo tutti insieme e adesso. E che ci valga per sempre. Perché quello che vogliamo è costruirci una vita stabile nel NOSTRO Paese. Paese che non ci vuole.

Pubblicato su a modo mio maggie

giovedì 25 novembre 2010

...mi piaci da che ti ho visto...

É paradossale che, nonostante il martellamento sociale voglia convincerci del contrario, l'Amore -quello con la A maiuscola- attrae e commuove. Soprattutto se non ha "data di scadenza".
Lo dimostrano tre giovani ragazzi che creano un video destinato ad essere un grande successo nel mondo web in pochissimo tempo.
Lascio a voi la visione e mi complimento con gli intraprendenti produttori per una testimonianza così semplice e così autentica.



Ciao, mi piaci.
Te lo dico subito che così non pensi che te lo scrivo per altre cose. Mi piaci da che ti ho visto, non prima che non ti conoscevo, e non lo so se mi piacevi. Però, da che mi piaci io penso che ti amo anche.
Lo so perchè sei bella,e hai le lentiggini e poi neanche io sono tanto brutto, ma un pò anche bello!
Se ti piaccio anch'io poi ci sposiamo,non oggi che ho nuoto!
Io ti prometto che quando torno a casa ti porto tutti i fiori del mondo,ti compro un fioraio tutto,e te lo porto!Perchè mi piaci.
Ti porterò a cena fuori,ma non in un posto brutto,nel piu' bello dei belli!
Per te mi farò sempre bello,così che neanche li guardi agli altri,ma solo a me!
Se vuoi quando ci vediamo ti dò i baci se ti piacciono,io li schifo,ma se ti piacciono te ne darò tantissimi,come quelli dei film!
Perchè tu mi piaci.



Pubblicato su a modo mio

martedì 23 novembre 2010

Notiziona: ci trasferiamo...

...negli Stati Uniti!!!

Ok, respirate.

Vi spiego. Da molto tempo avevamo in mente che dopo il dottorato di Mr. F. avremmo cercato un posto per lui negli States. Un'esperienza di qualche anno. Ci sembrava un buon momento con Memole ancora piccola ed io senza un lavoro fisso. Più avanti le cose si sarebbero senz'altro complicate.

A Febbraio dell'anno scorso la proposta. Ricordo che ero in cucina che preparavo la cena. Mr. F. aveva inviato il curriculum ed in pochi giorni avevano risposto positivamente. In quel momento Mr. F. mi dice che lo aspettano per Maggio 2010. Avevo in mano un piatto con la cena che mi é caduto e si é frantumato in terra. Mi dice il nome della famosissima clinica e pensiamo che si tratti di una delle sue sedi in Florida o Arizona. Mi vedo allora in una città con un clima splendido tutto l'anno, la piscina, il sole....SEEEEEE

Alla fine si tratta della sede situata nella parte più fredda degli Stati Uniti, relativamente vicino a Chicago. Per intenderci: adesso ci sono -13 gradi e normalmente in inverno (che dura da novembre a fine marzo) si arriva tranquillamente a -20 gradi. Praticamente la Russia. Il resto dell'anno sembra essere "normale" ed in più si dice che sia uno dei posti più belli dal punto di vista panoramico e naturalistico.

Insomma, alla fine ci sono stati problemi con la famosa casa farmaceutica che finanzierà il progetto ed eccoci ancora qui. Per fortuna, penso io, siccome dovevo assolutamente finire il mio dottorato. La scorsa settimana finalmente sono arrivati i documenti per fare il visto, abbiamo preso appuntamento con l'ambasciata americana e, se tutto va bene, saremmo lí...i primi di gennaio!!!

Vi dico le mie impressioni. In realtà ancora non ho digerito la notizia per i problemi che ho avuto con la tesi dottorale. E tutto sommato è un bene. Ho molta paura del trasferimento  dal punto di vista tecnico. Ci dobbiamo ancora organizzare per smontare tutta la casa e pensare come fare l'invio: quali cose mandare negli States e quali in Italia. Tutto questo mentre tutti e due continuiamo a lavorare (il fatto di avere finito la tesi non toglie gli obblighi con il dipartimento per quel che riguarda le lezioni da dare e vari altri incarichi) e mentre mi preparo per la discussione.

Tutto sommato sono contenta e emozionata di cambiare, soprattutto dopo gli spiacevoli successi della tesi, però so che non sarà semplice. Un'altra cultura, un'altra lingua (che non conosco) e...il freddo...
Ovviamente all'inizio dovremmo sopravvivere solo con lo stipendio di Mr. F. che, diciamo, non corrisponde per niente al prestigio del posto: è molto meno. E a lungo andare (anzi il prima possibile) dovrò cercarmi qualche lavoro. In realtà spero di trovarlo perché lì, nel mio campo, ci sono molte possibilità e non voglio perdere l'occasione. In più mi piace lavorare e non vorrei buttare il mio (sudatissimo) dottorato.

Insomma, tutta un'avventura! Vi terrò aggiornati!

P.S. Se qualcuno ha conoscenze in quella zona mi potrebbe contattare? Per ora non conosciamo nessuno...
e...se qualcuno ha esperienza -diretta o no- di traslochi internazionali mi potrebbe segnalare la compagnia?

P.S. 2: se guardate il terzo link che vi lascio merita una speciale attenzione la camicia del sindaco della città dove andremo a vivere. AIUTO!!!!

Vi lascio qualche notizia sul luogo dove andiamo (e dintorni):
- Wikipedia


Post pubblicato su a modo mio

venerdì 19 novembre 2010

É difficile finire...

...eppure, dopo 5 anni, il matrimonio, la maternità e 350 pagine scritte, studiate, approfondite e sudate, vi presento la mia tesi dottorale sulla paternità finita e rilegata. La discussione sarà venerdì 17 Dicembre (e meno male che non sono superstiziosa). 

Questo periodo é stato molto difficile. Circostanze personali mi hanno obbligata a finire il prima possibile ed alla mia direttrice di tesi non é piaciuto. Anzi, ha fatto di tutto perché non fosse cosí. Ma dopo aver insistito e supplicato ce l'ho fatta. Ad un caro prezzo però.

Dovrei scrivere un libro intitolato "la solitudine del dottorando" o qualcosa di simile. Si passano molti anni con la testa solo nel proprio studio e diventa quasi un ossessione che nessuno capisce fino in fondo. L'unica interlocutrice consapevole (in parte) del processo creativo é la direttrice di tesi. Ci sono dei momenti in cui credi di stare lavorando sull'argomento più rivoluzionario della storia. Altri momenti che pensi che quello che stai scrivendo non abbia senso, che stai perdendo il tempo, che non sei capace.

E uno dei momenti bui avviene proprio prima di finire. E se non hai l'appoggio della direttrice di tesi puoi entrare in un vortice pessimistico senza via d'uscita. Ed ogni appuntamento in quello studio risveglia antiche paure infantili. Come quando dopo aver studiato la lezione con la mamma il giorno prima, ti ritrovi poi ad essere interrogata e a non  sapere nulla. E vorresti che tua madre, o qualcuno, fosse lí a difenderti.

In questi giorni tutta la carica che ricevevo da Mr. F. scompare quando sono faccia a faccia con lei. Mi sento assolutamente sola ed indifesa e vorrei poter portarmi Mr. F. o avere almeno un briciolo della sua determinazione. Ma si sa, non sono nella posizione per poter reclamare. Già è tanto che sia riuscita ad ottenere quello che volevo. E questo ha un prezzo: deglutire l'ironia, la freddezza, l'indifferenza, le dure critiche (che magicamente appaiono solo adesso) sulla mia tesi, l'umiliazione. E ci provo ad essere roccia sulla quale scivolano le cattiverie ma non ci riesco. Assorbo e rimugino, ed il risultato é che cresce la rabbia, i sensi di colpa maledetti, il dispiacere, l'incomprensione.

Perché le persone predicano bene ma razzolano male. Lontano dall'ideale che dicono proporre, quando si  mette prima di tutto la famiglia, cercando però con tutte le forze di non pregiudicare la qualità del lavoro, ti etichettano. E lavorare fino a notte fonda e tutti i fine settimana non serve. Il pregiudizio é già solidificato.

Mr. F., per tranquillizzarmi, ha letto e corretto quasi tutta la mia tesi in un fine settimana, ha curato il formato e l'impaginazione, mi ha accompagnata a rilegarla e a ritirarla, ha passato molti fine settimana da solo con Memole. Se non ci fosse stato lui sicuramente sarei ricoverata con una crisi di nervi.

Poi, in tutto questo, Memole si é presa una gastroenterite con vomito, diarrea e vari risvegli durante la notte, Mr. F. pure, il frigo e la lavatrice si sono rotti. Abbiamo tutti gli alimenti in terrazza in attesa del nuovo.

Di positivo c'è che ho perso 2 Kg e mezzo. Cerco quindi di indossare tutto ció che, con disinvoltura, mi mettevo poco prima del matrimonio. Ed anche se ho una faccia spaventosa mi sento bene quando penso che credevo che non avrei mai potuto rimettere quei vestiti.

Vabbè, dicono che il peggio sia passato. Io credo di no. Però mi manca solo la discussione da preparare ed affrontare il grande momento della resa dei conti. Se un giorno, come spero, riuscirò a pubblicare in Italia, mi farete sapere cosa ne pensate.

venerdì 29 ottobre 2010

Schizzinosa o prudente? La sindrome di Cleopatra

Memole ha la sindrome di Cleopatra. Sono sicura.
Mi spiego. Lei non accetta di bere succhi di frutta giá aperti, yogurt lasciati a metà o biscotti non finiti (da lei il giorno prima). No, il prodotto DEVE essere nuovo e SIGILLATO. Molto spesso ho provato a mettere a tradimento la frutta (che odia) nello yogurt (che adora) e fingere di aprirglielo davanti agli occhi. Ovviamente, quando ha visto che non era sigillato, non ha nemmeno voluto provare.

Anche quando deve assaggiare qualche alimento o sapore nuovo chiude ermeticamente la bocca squotendo energicamente la testa e aspetta che prima lo mangi io. Solo dopo questo rituale ha il via libera per ingozzarsi con tutto (tranne la frutta mangia voracemente qualsiasi cosa). Altrimenti preferisce fare lo sciopero della fame.

Io gliel'ho spiegato che nessuno nella nostra casa sta complottando contro di lei e che non ci sono spie che mettono veleno negli alimenti. L'evidenza dimostra che non ho saputo essere convincente.

A qualcuno di voi succede la stessa cosa?

lunedì 25 ottobre 2010

Madri e padri tra differenze di genere e reciprocità

Io non credo nell'istinto materno. Viviamo in una società dove d'istinto c'è rimasto ben poco. E il famigerato istinto materno fa un doppio gioco. Fa pensare alle mamme che abbiano il dovere di esserne provviste, ed offrono una giustificazione ai papà che sembrano non aver ricevuto questo dono dalla natura. Senza dubbio, se si pensa ad una evoluzione storica, si può riscontrare che quasi tutte le civiltà si sono organizzate relegando il ruolo normativo e dell'esteriorità agli uomini e il ruolo di accudimento e interiorità alla donna (attualmente si nega che sia mai esistita una società matriarcale, piuttosto si riconoscono alcune civiltà matrilineari). Senza stare a fare improbabili ipotesi, é chiaro che nelle società primitive la dipendenza del figlio alla madre e la ridotta possibilità di delegare o condividere l'accudimento, obbligava  la madre ad occuparsi esclusivamente dell'ambito familiare, acquisendo nei secoli capacità che sono state tramandate. Dall'altra parte, la distinta costituzione fisica dell'uomo lo predisponeva per i lavori più duri, relazionati alla ricerca di alimenti o al lavoro fisico per sostenere economicamente la famiglia. Forse è meno chiaro il motivo per il quale, in determinati momenti storici, si sia dato all'ambito esteriore più importanza rispetto a quello interiore, costruendo in questo modo la subordinazione della donna all'uomo.

Ma veniamo ai nostri tempi. Credo che, tecnicamente, uomini e donne possano fare e arrivare a qualunque cosa. Non nego che esistano differenze legate alla propria appartenenza ad un sesso, ci sono molti studi che lo dimostrano scientificamente, ed anche noi, nelle piccole cose del quotidiano, possiamo notarle. É altrettanto vero che è quasi impossibile differenziare ciò che é pura biologia da ciò che é condizionamento sociale. Peró, le predisposizioni biologiche non escludono il fatto che siamo tenuti ad apprendere ed essere competenti in molti e diversi ambiti che magari tradizionalmente non sono stati associati al sesso di appartenenza. Di fatto, le differenze intrinseche relazionate al fatto di appartenere ad un determinato sesso marcano appena i limiti che possono giustificare una classificazione in ruoli o funzioni completamente distinti e differenziati. Chiaramente, per quanto riguarda la genitorialità, solo le donne possono custodire tra le proprie membra un figlio ed allattarlo dal proprio seno, e questo, senza dubbio costituisce un certo vantaggio. Ma questa non deve essere la giustificazione al fatto che le madri siano più portate verso l'ambito educativo-affettivo. Se lo sono, ed effettivamente nella maggior parte dei casi é così, si deve piuttosto al fatto che dispongono di più possibilità di stare con i figli ed apprendere, oltre che contare su di una lunga tradizione di maternage e gestione della casa che si fonda su un sottostrato culturale che le ha quasi sempre considerate come le principali responsabili dell'ambito familiare.

Uomini e donne possono vivere una relazione complementare e reciproca, ma questa relazione sarà piena solo nel momento in cui ognuno dei due possiede qualcosa che può donare. Penso che sia il momento giusto perché all'ingresso della donna nel mondo del lavoro corrisponda un  ingresso dell'uomo nella famiglia. Non parlo solo di presenza (senz'altro importante), ma di una coparticipazione effettiva ed affetiva. Quest'obiettivo si può raggiungere attraverso l'educazione dei nostri figli. Non credo che il punto stia nel promuovere il gioco con bambole o macchine, nel scegliere il rosa o l'azzurro, un corso di danza o una squadra di calcio. A seconda delle caratteristiche del bambino, della famiglia e degli stimoli ambientali si manifesteranno più o meno quelle tendenze legate alla maschilità o alla femminilità.

Penso si tratti piuttosto di offrire ad ognuno molteplici opportunità e stimoli, tenendo presente soprattutto le caratteristiche personali e specifiche piuttosto che l'appartenenza ad un determinato sesso.  L'identità sessuale non si costruisce attraverso i giochi o i colori -che possono (o no) veicolare uno stereotipo di genere- ma attraverso l'identificazione o la differenziazione rispetto alle persone che ci stanno attorno. Per questo, sembra banale, ma l'esempio dei genitori è il primo strumento per abbattere gli stereotipi legati al genere. Un padre competente ed efficace nell'ambito familiare (affettivo e organizzativo) -gestione domestica e cura dei figli- trasmette un messaggio di abbattimento degli antichi ruoli lavorativi e familiari legati al sesso. I genitori che alfabetizzano anche i figli maschi ad una educazione affettiva ed emozionale e che facilitano l'apprendimento e l'abito della gestione domestica, promuovono l'incontro e la comprensione con l'altro sesso. Parlo soprattutto di uomini perché l'acquisizione di valori tipicamente associati con il maschile è una conquista che le donne stanno lavorando da tempo. Non si può dire lo stesso al contrario.

Di fatto, se ci pensiamo, sono meglio accettati i valori tradizionalmente maschili legati alla femminilità piuttosto che il contrario. Si dice ad una bambina o ad una ragazzina che è "un maschiaccio" ed in fondo pensiamo che non ci sia nulla di male, anzi. Ma quando si dice ad un bambino che è una "femminuccia" allora la cosa cambia. C'é ancora troppa paura verso l'acquisizione di valori tradizionalmente legati al femminile da parte degli uomini e questo si riflette nell'educazione. Ancora troppo spesso (ma per fortuna sempre di meno) si dividono gli incarichi a seconda del sesso: i figli maschi si dedicano agli incarichi duri e le femmine alla cucina ed alla gestione della casa.

Io credo che dovremmo guardare al di là delle differenze biologico genetiche, perché -se é possibile che esistano- l'unica cosa che possono suggerire sono degli ambiti nei quali la maggior parte dei maschi o delle femmine reagiscono o sentono in una determinata maniera. Ma questo non significa che non si possa comprendere ed apprendere anche l'altra faccia della medaglia. Solo chi é equipaggiato di tutte le competenze pratiche ed affettive per poter vivere autonomamente, può veramente donarsi in una relazione complementare con l'altro ed insegnarla ai figli.

Questo post partecipa a blogstorming

lunedì 11 ottobre 2010

Fotoregali e sorprese originali

I regali per me sono importanti, sia farli che riceverli. Penso che fare regali sia come dare un messaggio e dire hey, guarda che ti conosco, so cosa vuoi, cosa ti fa piacere!


Ci sono molti generi di regali che mi piace ricevere, alcuni classici altri originali. Però c'è un tipo di regalo che non mi stancherà mai: le foto. Gli ultimi anni che ho vissuto a casa con la mia famiglia sono stata 'la custode della memoria'. Nel senso che non solo mi sono occupata di fare foto fermando gli attimi importanti della nostra storia ma ho riordinato in album le foto sparse dei primi vent'anni di storia familiare. Un lavoro a cui ho dedicato una quantità di tempo incalcolabile (complice il passaggio dalle superiori all'Università) ma che mi ha dato moltissima soddisfazione.

Adesso, con le foto digitali, tutti possiamo improvvisarci un pò fotografi e non c'è nessun dubbio che offrano infinite possibilità. Però è così difficile tenere una vera foto in mano o sfogliare un tradizionale album fotografico... E la grande quantità di foto che possediamo spesso viene persa tra i CD rigati, i pc di non so chi o la cartella persa nei meandri delle memorie USB. Personalmente una volta al mese circa faccio la revisione della foto, cancello quelle ripetute o mal riuscite, sistemo gli occhi rossi, le organizzo in cartelle. Ho provato anche a stare dietro alle stampe e alla creazione di album ma mi é stato impossibile purtroppo, siccome spesso ho dedicato molto tempo a creare album per persone a me care salvo poi ritrovarmi io senza un album completo. Per questo -dicevo- adoro regalare foto e riceverle.

Mr. F. lo sa, per questo, il mio primo compleanno da sposata mi ha elaborato un fotolibro bellissimo e l'anno dopo ha montato un video con le foto e le registrazioni più significative del tempo passato assieme.

Di solito non accetto di "pubblicizzare" un prodotto sul blog, ma quando mi é stato proposto da fotoregali originali la cosa mi ha incuriosita. Ho ricevuto una stampa su tela di una foto molto dolce del nostro matrimonio da mettere in camera nostra. Il dover vivere in una situazione instabile e in case in affitto rendono urgente la personalizzazione della casa perché diventi tale. E la nostra camera da letto è sempre stata molto spoglia non potendo comprare quadri per la difficoltà di trasporto in caso di trasferimento.

Quando è arrivato il pacco ero molto emozionata. Il giorno dell'anniversario ho appeso la tela che, effettivamente, ha cambiato la sensazione della camera. Quando la sera è arrivato Mr. F. gli ho fatto la sorpresa ed ha gradito moltissimo.

Mi sento di consigliarvi di fare una scappata nella pagina Web di fotoregali originali perché si sono occupati del tutto con professionalità, precisione ed in pochissimo tempo. A me sono piaciuti da subito per la varietà delle proposte che offrono. Ci sono certe cose che magari non farei perchè mi sembrano un tanto eccentriche, come il portafoglio o la borsa con la foto di qualcuno dei tuoi cari, però molte volte ho pensato che magari mi piacerebbe creare una fantasia autunnale, primaverile o astratta e farci una borsa o un copripiumino. Poi anche l'idea di un fotoalbum di matrimonio o per qualsiasi altro evento, personalizzato con una foto nella copertina non mi dispiacerebbe. Anche il fotolibro é un'idea che mi piace molto e alla quale penso ci dovremmo abituare.  La cosa che mi é sembrata più curiosa è lo striscione personalizzato: lo farei per un matrimonio di amici. Se date una sbirciatina vedrete che ci sono moltissime idee organizzate per tema (regali compleanno, matrimonio, 18 anni, papà, mamma, etc...). Io impazzisco per queste cose e spero possa essere uno spunto anche per voi!!

Volete sapere invece cosa ha fatto lui?? La mattina del nostro anniversario abbiamo deciso di prendercela con un pò più calma quindi alle 8.15 eravamo ancora a letto. Suonano alla porta, Mr. F. apre e mi porta in camera un pacco gigante. Dentro c'era una gustosissima e abbondante colazione salata, come piace a me, con: succo di frutta fresco, panini e brioche calde, the, marmellate, crackers, fette biscottate, etc. Il tutto attrezzato con posate, tazza, thermos e...una rosa rossa.
Ci siamo messi tutti e tre a tavola a gustare l'originale e graditissima colazione. È stato un momento molto dolce e rilassato, un inizio stupendo per una giornata di lavoro molto importante: ho stampato la mia tesi conclusa per l'ultima revisione!!

P.S: A voi che tipo di regali piace fare e...ricevere???

giovedì 7 ottobre 2010

Preparativi e dettagli del matrimonio

Tre anni dopo, voglio ricordare quel giorno cosí, descrivendo i piccoli dettagli per la preparazione del nostro matrimonio. 


Il vestito. Penso che il vestito della sposa sia come 'l'immagine simbolo' del matrimonio. Per me ha sempre rappresentato il tipico sogno infantile. Poi quando è il momento della scelta, ti rendi conto che l'idea che ti sei fatta é completamente diversa dalla realtà dei fatti. Io avevo sempre pensato ad un abito stile impero, a vita alta, morbido, con un coprispalle elegante e originale. Ecco, questo genere mi stava malissimo. Mi faceva bassa e grassottella. Però devo dire che mi ci è voluto un pò di tempo prima di lasciare l'idea. Una cosa era certa: non avrei mai scelto un vestito vaporoso e ampio. Mi sentivo come una torta pannosa!! Oltretutto a Mr. F. sono sempre piaciute le cose eleganti ma sobrie (anche troppo) tanto che avrebbe voluto che mi sposassi con tailleur bianco...orrore!!! non potevo abbandonare il sogno del vestito!! 
Arrivato il grande momento della scelta ho deciso che mi volevo divertire e provare quanti più vestiti avessi potuto. In fondo sarebbe stata l'ultima e unica occasione! Penso di essere arrivata a provarne una trentina (per la gioia delle commesse e di mia mamma). Ricordo che feci le prime prove alla sposa di gió. I vestiti nel catalogo erano da sogno e lo stile quello che desideravo per me. Però, con grande delusione, ho scoperto che su di me perdevano completamente la bellezza. Sono vestiti che cadono troppo sul corpo, di quelli che stanno bene solo sulle modelle alte, magre, piattissime.
Ricordo la sensazione della prima volta che indossi un vestito da sposa. Praticamente ti commuovi. E i familiari che ti accompagnano pure. Poi, dopo il terzo, provi la stessa sensazione che si sente quando indossi un vestito di carnevale. Come si fa quindi a trovare il TUO vestito?? Bè, lo senti. Senti che non sei vestita da sposa ma SEI la sposa. Almeno cosí é stato per me.

Il mio vestito basico era cosí:


Mi piaceva la semplicità e l'eleganza, ma volevo un tocco in più, che lo facesse personale. Cosí ho fatto aggiungere una rosa di tessuto alla gonna che tirasse un pó su l'ultimo strato di velo e ho pensato a una seconda versione per la parte del ricevimento, siccome senza la fascia sopra il vestito sembrava un pò vuoto. Le maniche, nella versione 'fascia' le ho potute infilare dentro al corpetto e tirare fuori al momento opportuno. Ecco il risultato:




Una delle cose più "speciali" era il velo. Trasparente e fatto a "punta" sia dietro che davanti. L'effetto era molto bello.

Ho scelto un bouquet di rose bianco panna con piccoli melograni, che sono stati ripresi anche nelle decorazioni dei centrotavola. Il bouquet l'ho chiesto senza 'caduta' però a posteriori mi rendo conto che sarebbe stato meglio con, siccome ero talmente tesa che mi aggrappavo 'al manico' come fosse un maniglione antipanico e l'effetto non era proprio bello...


La decorazione del bouquet é stata ripresa anche per l'acconciatura. Non avevo i capelli molto lunghi ma volevo assolutamente raccoglierli per lasciare il viso libero.


Le scarpe erano con la punta, troppa per i miei gusti. Io sono fan del tondo. Ma quell'anno non sono riuscita a trovare un'alternativa. Le ho prese pensando che avrei potuto riutilizzarle in altre occasioni ma in realtà non é mai successo. Se quel giorno non ho provato nessun tipo di dolore ai piedi, oggi, quando le guardo, mi chiedo come sia stato possibile. Ho sempre pensato che nell'immagine generale di una sposa le scarpe siano quell'accessorio che, se azzeccato non si nota, mentre se non lo é...ci si fa subito caso!!


Le fedi che abbiamo scelto sono quelle classiche, dette francesi. abbiamo peró scelto una dimensione leggermente piú grande della normale, perché fossero più robuste (devono compiere moooolti anni). Dentro, i nostri due nomi con la data. Nella mia, prima il suo nome e poi il mio, nella sua viceversa.


Per il pranzo del ricevimento abbiamo deciso di fare un buffet self service con molti antipasti, primi e dolci. È poco consueto ma a me piaceva molto l'idea ed oltre a farci risparmiare non rinunciando alla qualità, ci ha liberato dell'organizzazione dei tavoli. Erano in ogni modo disponibili tavoli e sedie. Penso che sia andata bene, ha creato un ambiente meno formale e più allegro, anche se più caotico e sicuramente meno confortevole, soprattutto per chi veniva con bambini. Tutte le volte che guardo le foto dei vari buffet penso che non mi perdonerò mai di non aver mangiato nulla. Tra l'altro non abbiamo nemmeno fatto la prova dei menú per mancanza di tempo e difficoltà nell'organizzazione siccome gestivamo tutto dalla Spagna.


Abbiamo deciso di fare il ricevimento in un agriturismo sui colli bolognesi che custodisce alcuni importanti ricordi familiari. Il tempo é stato bello fino al pranzo, poi é scesa un pò di pioggia. É stato un peccato perchè il posto offriva ampi spazi all'aperto ma alla fine è andata bene cosí.
Il matrimonio l'abbiamo organizzato in 7 mesi. Sembra poco ma con un pó di fortuna e di lavoro si può fare tutto perfettamente. Abbiamo provato a salvare l'eleganza e la semplicità in tutti i particolari. Non è stato facile perchè quando si tratta di matrimonio ti spremono fino all'ultimo. Il fotografo è stato mio zio, la 'regista' del video un'altra mia amica, le bomboniere non le abbiamo fatte, tutta la decorazione floreale l'ha fatta un'amica di mia mamma, il trucco una mia amica e cosí via. Ma più di tutto mi ha aiutato la mia famiglia. Ognuno di loro ha fatto qualcosa, chi si é occupato della macchina, chi dei canti, chi delle fedi, chi degli accompagnamenti degli ospiti... Insomma, é stato un matrimonio veramente familiare. La cosa che ho apprezzato di più è stato il power point che ci hanno fatto gli amici e i fratelli e che hanno proiettato quel giorno. Un bellissimo ricordo!

Abbiamo cercato di curare la cerimonia religiosa il piú possibile, scegliendo accuratamente le letture, preparando personalmente i libretti della S. Messa, cercando di creare un clima di silenzio e raccoglimento ma pieno di gioia. Hanno cantato tre delle mie sorelle e questo é quello che più mi ha commossa. Ecco perché piú di tutto mi ricordo questo momento...


sabato 18 settembre 2010

Bicicletta

 Ho sempre amato la bici. Mi da un senso di velocità, praticità, libertà. Soprattutto dopo un'intensa giornata di lavoro la sensazione di liberazione è indescrivibile. Mi permette di respirare profondamente (anche in quei momenti in cui lancio dei nomi a me stessa mentre pedalando per una salita con 40 gradi all'ombra e controvento mi chiedo perchémmmmmai non ho preso la macchina. Salvo poi ripetere il giorno dopo). Nei miei anni universitari milanesi mi spostavo in bicicletta (rigorosamente sfasciata e strausata per evitare furti) mettendo a repetanglio la mia vita (le rotaie del tram possono essere fatali) e raccogliendo una buona dose di improperi da parte dei comodi autisti seduti in macchina.

Arrivata a Pamplona  Mr. F. mi ha regalato una bici. Poi ci siamo sposati e Memole non si è fatta aspettare.  Una delle proibizioni che più mi è pesata in gravidanza è stata quella di non poter più usare la mia cara biciclettina che nel frattempo avevo prestato. Anche dopo la nascita di Memole era impensabile oltre che non pratico: finchè non camminano con le proprie gambine lo sconsiglio vivamente. Poi quest'estate ci siamo decisi: ho reclamato insistentemente la mia bici (giuro che non presto più nulla) e comprato il seggiolino per Memole.

Io avevo un ricordo dei vecchi seggiolini che usavano i miei genitori, quelli semplici e essenziali che si mettono nella parte davanti della bici. Quelli della scena romanticissima de "La vita è bella" per intenderci. A quanto pare sono banditi. Adesso vendono solo una specie di pesantissima navicella spaziale. EVVABBÉ, adattiamoci ai tempi!

 Ultimamente, tempo permettendo (parlo anche del tempo atmosferico), mi sposto quasi sempre in bici con Memole. Quando le dico andiamo in bici lei inizia a saltellare felice dicendo biti, biti, cacco. Prendiamo tutto l'armamentario (compreso peluche favorito) e percorriamo tutta la città pedalando (cioè io pedalo). All'inizio avevo un pò paura a portarla ma il fatto che da poco abbiano fatto piste ciclabili in quasi tutta la città mi tranquilizza. Non vado quasi mai in strada con le macchine. Il fine settimana facciamo scampagnate in tre ed in quei momenti penso che non si potrebbe essere più felici...


 Voi usate la bici? Anche con i vostri bambini? La vostra città offre piste ciclabili (e praticabili)?

mercoledì 15 settembre 2010

Benedetta la luce del tuo sguardo

Dedico questa canzone di Maná al mio amore che compie gli anni oggi. 
Le parole sono stupende, la melodia allegra e sostenuta ed anche il video è molto bello.
Ecco qui la traduzione (dallo spagnolo):

Benedetto il luogo e il motivo per cui ero lí,
Benedetta la coincidenza,
Benedetto l'orologio che ci ha sincronizzati
Benedetta sia la tua presenza.
Benedetto Dio per farci incontrare nel cammino,
e per togliere questa solitudine del mio destino.

Benedetta la luce,
benedetta la luce del tuo sguardo, 
dalla mia anima.

Benedetti gli occhi che mi schivavano
simulavano di ignorarmi
e all'improvviso sostieni lo sguardo

Benedetta la luce,
benedetta la luce del tuo sguardo.

Gloria divina questa fortuna
di trovarti giusto lí, nel mezzo del cammino,
Gloria al Cielo per averti trovato adesso, 
per portare via la mia solitudine
e coincidere nel mio destino
nello stesso destino...

...E BENEDETTO IL GIORNO CHE TI HA VISTO NASCERE...

sabato 11 settembre 2010

Ho bisogno di te come ho bisogno di una cura per il cancro: dichiarazione alla moglie


Per il compleanno le ha preparato un video, una dichiarazione d'amore. E la richiesta di non arrendersi e stargli vicino per combattere la battaglia contro il cancro. Si tratta di un giovane uomo australiano, profondamente innamorato di sua moglie e riconoscente per tutto quello che sta facendo per lui in questo difficile momento. Il video è semplice ma disarmante. Il giovane sfoglia dei cartelli con dei messaggi teneri dedicati a sua moglie. Come sottofondo la canzone Marry me dei Train.

Questo il messaggio:

So che dici che a volte parlo troppo. Perciò i prossimi tre minuti terrò la bocca chiusa e farò parlare soltanto il mio cuore. Dal giorno in cui ti ho incontrato al giorno in cui ti ho sposata, da allora ad oggi ti ho sempre amata. Sei bellissima. Non posso immaginare una vita senza te. Questa è la mia promessa: finché vivrò il mio cuore ti apparterrà. Non m'importa cosa succederà, io non mi arrenderò (perciò non arrenderti nemmeno tu). Senza di te la vita non avrebbe senso. Ho bisogno di te come ho bisogno di una cura per il cancro. Ce la possiamo fare. 

Se non vi é scappata nessuna lacrima durante la visione del filmato aspettate il finale. Io non ho potuto resistere...

Il video é stato pubblicato su youtube per dare ai parenti la possibilità di vederlo. Ma in poco tempo ha spopolato e commosso più di 700 mila persone.

Non sto diventando una giornalista, però certe notizie é bello condividerle e farle rimbalzare perché succedono tante cose meravigliose. Anche se se ne parla poco.

lunedì 6 settembre 2010

Tornare a vivere con le carezze di mamma. La storia di Jamie

I miracoli succedono e a volte le mamme, con le lore intuizioni che provengono dal cuore, sono strumenti che li rendono possibili. Jamie è nato prematuro in Australia, a 27 settimane di gestazione, assieme a sua sorella gemella. Lei non ha presentato problemi mentre il piccolo, dopo vari tentantivi di rianimazione, é stato dichiarato morto dai medici. L'hanno portato quindi tra le braccia della mamma per l'ultimo saluto. Lei, per due ore, gli ha parlato chiamandolo per nome e raccontandogli le cose che volevano fare assieme a lui e a sua sorella, accarrezzandolo teneramente e offrendogli il seno. Il piccolo ha cominciato a muoversi, poi ad aprire gli occhi, a muovere la testina, ed infine ha afferrato con le manine il dito di sua mamma. Adesso Jamie e sua sorella hanno 5 mesi.

David, il padre, ha detto che è stato un vero e proprio miracolo, e ringrazia Dio per avere accanto sua moglie; "Ho una moglie molto forte e molto intelligente -ha detto-, istintivamente ha fatto ciò che ha fatto. Se non l'avesse fatto, probabilmente, Jamie non sarebbe qui".

Ho cercato la notizia in italiano ma non l'ho trovata. Le storie come questa probabilmente non fanno notizia. Ma succedono.

Vi lascio alcuni link:
VIDEO IN SPAGNOLO
VIDEO IN INGLESE

giovedì 2 settembre 2010

Fiesta!!

Abbiamo festeggiato il secondo anno di Memole lo scorso fine settimana approfittando del compleanno della figlia di una mia cara amica che ha partorito nel mio stesso ospedale una settimana dopo. Per l'occasione abbiamo organizzato il tutto nell'immenso parco che c'è sotto casa nostra e improvvisato una specie di merenda pick-nik con famiglie e bambini. Il tempo è stato magnifico anche se ci siamo dovuti rassegnare al vento (che è compreso nel pacchetto Pamplona).


La nota divertente della festa è stata la piñata. Non so se la conoscete, è una tradizione sudamericana che stanno ereditando anche in Spagna. Consiste in un sacchetto o contenitore pieno di caramelle che i bambini rompono dando colpi con bastoni o tirando dei fili.

Memole non ha capito quasi nulla ma penso che tutto sommato si sia divertita (soprattutto a ingozzarsi di patatine).


Francamente penso che i bambini possano cominciare a gradire i festeggiamenti dai 3 anni in poi, però fa niente. Alla fine ci siamo divertiti noi genitori a stare insieme e a far stare insieme i figli.


In tutto ciò ho fatto la cavolata del secolo. Per la fretta, prima di uscire, ho buttato nella borsa tutto insieme, compreso lo spara bolle di sapone, che aprendosi ha litigato con la macchina fotografica digitale. La povera macchina fa ancora foto ma non funzionano più i tasti, quindi niente flash nè autoscatti nè qualsiasi cosa che si riferisca al aggiustamento manuale.

Credo che d'ora in poi (ed almeno fino al mio prossimo compleanno) vi dovrete accontentare di foto...suggerenti e scure... (che rabbia. SGRUNT). 

Vi lascio le ultime foto fatte quando la macchina era ancora sana (non si direbbe perché la qualità è piuttosto scadente...). È il nuovo taglio di capelli che mi sono concessa per l'occasione. Ovviamente la piega impeccabile non è umanamente fattibile a mano. I misteri delle parrucchiere... (vabbè, se fanno questo lavoro sarà per qualcosa, no?).


mercoledì 25 agosto 2010

Diario di una vacanza

Siamo stati vicino a Positano in Campania, un posto veramente meraviglioso! Ci siamo allogiati in un villaggio che contempla varie possibilità (appartamenti, bungalow, tende, roulotte e camper, ecc). Mr. F., io, Memole e mia mamma siamo stati in un bilocale mentre gli altri hanno fatto vita da campeggiatori.

Devo dire che é stata una vacanza stimolante e riposante, merito anche dell'animazione che quest'anno era molto carica e ci ha offerto diverse possibilità: tornei di carte (scopone, tre sette, briscola etc.), tornei sportivi (volley, bocce, freccette), balli di gruppo, acqua gym, spettacoli serali, karaoke e baby club (a cui Memole non ha potuto partecipare per l'età). Ovviamente Mr. F. si è iscritto a tutto (ha anche sorprendentemente ballato il waka waka e la baby dance) ed al pacchetto ha aggiunto attività che non possono mancare: risiko e go-kart.

Noi due siamo riusciti a fare una gita in barca in perlustrazione delle grotte del posto (muniti di mashera d'immersione) ed una serata romantica al ristorante. Il tutto condito dalle feste paesane che cadevano proprio in quei giorni e che ci hanno regalato serate di fuochi d'artificio sul mare e simpatiche bancarelle.





Memole si è quasi riappacificata con l'acqua. L'esperienza dell'anno scorso era stata difficile. Ha avuto paura fin dall'inizio e solo gli ultimi giorni ha potuto fare il bagno nella sua tartaruga-salvagente ed a giocare sul bagnoasciuga (che era più asciuga che bagno). Quest'anno la tartaruga è stata ben accolta ed allora siamo passati (con grande pazienza della nonna) alle fasi successive: tavoletta e braccioli. Devo ammettere che i risultati sono stati inaspettati. Gli ultimi giorni é stata felice di poter nuotare da sola ed in piscina faceva anche dei tuffi dal bordo andando un pò sott'acqua senza piangere.






Io mi sono fatta delle bellissime dormite pomeridiane, delle mangiate indimenticabili (i due KG che avevo perso sono tornati a trovarmi...carini!!), un pò di shopping (pantaloni tipo Aladdin che ho combinato con una maglietta lasciatami da mia sorella che mi ha fatto sentire gggggiovane) e...sole, sole, sole (perdonatemi l'autoscatto ma sono la tipica fotografa a cui nessuno fa una foto...). 

Ecco, non immaginatemi nera. Per la mia pelle è impossibile. I miei bagni solari sono accompagnati da lunghi rituali di spalmamento crema protezione 30 come minimo. E dopo due settimane di mare mia suocera ha detto che non sembravo nemmeno abbronzata. L'ho odiata ma francamente non ha tutti i torti...sgrunt. 


È la prima vacanza che posso chiamare con questo nome dal viaggio di nozze. L'indipendenza di Memole e la presenza della mia famiglia mi ha permesso di riacquistare un pò di autonomia e di sentirmi lontana dal lavoro e dalle cose di sempre. 








Memole è cresciuta molto assieme agli altri. Abbiamo anticipato il festeggiamento del suo compleanno per poter esserci tutti e lei era molto contenta.


Mi mancano già le vacanze. Ma devo ammettere che é stata una bella ricarica per quest'anno che si prospetta pieno di novità.

sabato 21 agosto 2010

Dos añitos

Sei nata alle 9.37 della mattina con l'ostinazione che ti caratterizza. Hai stabilito che la posizione del loto era ideale per affacciarti a questo mondo e i medici sono stati costretti a tatuare un "sorriso permanente" nella parte bassa della pancia della mamma.
Quando ti ho vista per la prima volta ricordo di essere rimasta incantata dai tuoi grandi occhietti leggermente a mandorla, dalla tua bocca a cuoricino, dalle tue manine stropicciate e dai tuoi piedini lunghi e magri.


A un anno a malapena ti reggevi in piedi, chiacchieravi in Aramaico invocando Allah (aldacadacaddaalla) e dicevi ripetutamente NO.





Oggi sono due anni, piccola nostra. Fai molti discorsi in cui si possono interpretare un numero indefinito di parole in pseudoitaliano o pseudospagnolo (secondo le circostanze). Sei allegra e simpatica, affettuosa e ostinata, obbediente e testarda. Hai una grandissima passione per le scarpe (brutto segno...). Sei italiana inside: ti piace la pasta in tutte le sue forme e dimensioni e specialmente i tortellini, gli gnocchi, le lasagne, il ragù. Ovviamente non disdegni nemmeno la pizza. Ti piace ballare ogni tipo di musica anche se per pochi secondi, però devo ammettere che hai ritmo!
Amiamo quella soffice nuvoletta di ricciolini biondi in cui affondiamo le mani, il modo in cui ci corri incontro e ci abbracci quando torniamo a casa, le tue risate incontenibili, la tua bocca rettangolare quando piangi e il labbro tremulo. Hai cambiato ogni minuto della nostra vita riempiendola di te. Mamma e papà.






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