venerdì 19 marzo 2010

Festa del papà: un mea culpa

Poco dopo aver festeggiato la festa della donna il calendario propone un altro grande festeggiamento dedicato solo ai papà.
Anche se i nuovi papà fortunatamente stanno cominciando a far sentire la propria voce, penso non si possa ancora affermare che la paternità sia valorata come dovrebbe. Non mi riferisco solo alle situazioni difficili, o peggio tragiche, in cui molti papà vengono completamente esclusi nelle decisioni che riguardano i propri figli -come nel caso della separazione o divorzio, o peggio nella decisione dell’aborto- ma a situazioni che probabilmente ci toccano ben più da vicino.

E qui faccio un mea culpa come donna e come mamma. Purtroppo non è infrequente assistere a casi nei quali, in situazioni familiari apparentemente normali, si scorga una figura paterna pallida (come la descrive Eugenia Scabini), confusa tra il ruolo normativo e quello affettivo. Padri che nella maggior parte dei casi vorrebbero sinceramente essere più presenti nella vita familiare ma che non sono riusciti a trovare il proprio spazio.

Perchè? Io penso ci sia un motivo sociale e storico dovuto a fatti concreti avvenuti nel passato e relazionati particolarmente alla conquista della donna di ampi spazi extra domestici. Conquista che non è stata accompagnata da un effettivo cambio dell’uomo, che probabilmente si è sentito invaso nel suo spazio extra domestico non sapendo a sua volta costruirsi il proprio spazio all’interno della vita familiare.

E la donna non ha rinunciato a questo spazio. Nemmeno un pò. Perchè diciamolo, ci piace avere le cose perfettamente sotto controllo. E a volte siamo capaci di lamentarci per il fatto di dover accollarci la totale responsabilità psicologica e organizzativo-pratica della casa e dell’educazione dei figli, ma sotto sotto è che non siamo capaci di saper delegare nel vero senso della parola. Saper avere fiducia nell’uomo che abbiamo scelto e non pretendere che le cose vengano fatte solo alla nostra maniera svilendo o non valorizzando quello che fanno gli altri (parlo sia del marito che dei figli).

Quante volte per scelte banali arriviamo quasi ad umiliare il coniuge uccidendo sul nascere la sua iniziativa. A me è sucesso (e continua a succedermi) ed ho avuto la fortuna che mio marito me l’ha detto chiaro e tondo. Avrete sicuramente assistito (o sarete state protagoniste) ad una scena classica. Si esce con il figlio e lei chiede a lui se sia meglio mettere la giacca o no. Lui pensa di no lei di sì. Alla fine come credete che vadano le cose? Questi esempi non hanno molta importanza fino al momento in cui le scelte da prendere si fanno più serie e quando si dovrebbe decidere in due alla fine è la donna quella che ha l’ultima parola. Con conseguente peso psicologico da sopportare. Come se noi donne non ne avessimo già abbastanza.

A volte poi ci “vantiamo” del padre dei nostri figli dicendo che aiuta molto in casa e gioca con i bambini. Come se il ruolo paterno si riducesse solo a questo…

Che dire? Penso che un buon padre debba avere accanto una donna che gli permetta di esserlo, ed imparare assieme questo grande mestiere di essere genitori. Una volta ho letto che la difesa più efficace della maternità è che ci siano uomini che scoprano la propria paternità.

Auguri a tutti i papà lettori e un pensiero speciale all’uomo che mi ha fatto diventare mamma.

16 commenti:

  1. Non sono d'accordo. Proprio per niente. Per ogni cosa fatta a modo di donna ce n'e' sempre una fatta a modo di uomo. Quante donne perdono il lavoro dopo una gravidanza? E quanti uomini? Quante donne decidono di stare a casa per occuparsi dei figli? E quanti uomini lo farebbero? Io non ho esperienza di uomini che rinuncerebbero al lavoro - senza pensione maternita', e' di questo che parlo - e starebbero tutto il giorno coi figli. Poverini? Mah, mica tanto. Se ci dessero la scelta davvero di invertire I ruoli, secondo me molte più donne delegherebbero molto di più. E se diciamo Che l'uomo in casa aiuta, e' Che la societa' e' da noi Donne Che si aspetta Che siamo quelle Che laviamo, cuciniamo, puliamo... Guarda strano c'e' il detto "donna schiava..." e non continuo, e non c'e' il corrispettivo per uomo...

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  2. Sara, io sono d'accordo con te ma solo in parte. Che la conciliazione lavoro famiglia per la donna sia ancora un miraggio è un fatto. Un triste fatto che nega a molte donne la possibilità di scegliere, e se "sceglie" magari poi deve abituarsi a convivere con i sensi colpa per non aver risposto all'immagine di ruolo che la società le ha dato (tanto di madre che deve stare in casa con i figli come di madre che deve essere capace di gestire al cento per cento sia un lavoro fuori casa che la vita domestica).
    Però c'è anche l'altro lato della medaglia. Molti, tanti padri, anche conosciuti, darebbero qualsiasi cosa per un orario di lavoro più decente o semplicemente per avere un congedo dopo la nascita del figlio ed appoggiare la mamma in un momento in cui lei ha veramente bisogno. Eppure nella maggior parte dei paesi questo diritto non gli é concesso. E quando gli é concesso magari è anche guardato male dall'impresa nella quale lavora.
    Io non penso che la questoine sia quella di invertire i ruoli ma di imparare a condividerli. E penso che questa condivisione si possa davvero raggiungere se non ci mettiamo nella prospettiva uomo contro donna o donna contro uomo rivendicando continuamente i propri diritti ma facendo ognuno il proprio mea culpa e cercando assieme soluzioni ad hoc per la propria situazione personale.
    Quello che penso è che il poco tempo che un padre può passare in casa spesso non venga "approfittato" dalla donna nel senso di venirgli incontro ed accettare il suo modo di essere per avere anche lei la propria autonomia. Parlo della tendenza tutta femminile a voler avere tutto sotto controllo ed a pretendere che ci sia solo un modo per fare le cose. Il nostro.
    Poi penso che quello che debba veramente cambiare sia la mentalità della società. Un esempio: qui in spagna l'assegno di nascita viene dato solo se la MADRE compie i requisiti richiesti. Come se il padre (anche se sposato) fosse meno genitore. Questo secondo me la dice lunga su come stanno le cose. E nell'ambito della ricerca se nelle riviste più conosciute metti parole chiave come "relazione figli-padre" sai che articoli vengono fuori? gli abusi dei padri sui figli. Sicuramente e purtroppo esiste questa realtà ma non solo...
    si capisce quello che voglio dire?

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  3. Io concordo, credo che però che ogni realtà di genitori sia un mondo a se', molto dipende ancora dalle mentalità che può avere l'uomo o la donna. Ci sono molte mamme (la maggiorparte forse) che corrispondono alla tua descrizione... ma ce ne sono moltissime che vorrebbero anche avere vicino dei compagni che siano buoni papà.... ma magari manca la volontà maschile a rivestire questo ruolo, magari perchè legati ad una mentalità antiquata dove il padre è sempre stato un genitore "secondario". Nelle coppie moderne per fortuna le cose si stanno modificando, alla maggioranza dei papà viene naturale ormai fare il papà e sanno benissimo gestirsi e coccolarsi i loro cuccioli, noi mamme non ci fideremo mai veramente al 100% (... prenderemo sempre quella giacca...) però piano piano stiamo imparando a "fidarci".
    Da come si sta comportando il mio consorte in questi primi giorni con suo figlio io personalmente non credo di avere dubbi sull'importanza del suo ruolo e non solo "perchè aiuta in casa e gioca"... ma perchè si prende cura e carico del suo bimbo con lo stesso amore con cui lo faccio io!!!

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  4. ... dimenticavo, grazie per il bel commento che hai lasciato da me!!!

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  5. Grazie per essere passata da me ed aver lasciato traccia... mi sa che passerò spesso da qui. Un dottorato sul ruolo del padre nella famiglia, mi sa che sarà davvero interessante leggerti e con calma leggerò anche i vecchi post.

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  6. Si, si, ho capito quello che vuoi dire ed e' vero che in molti casi ai padri non e' riconosciuto il ruolo, e l'altra faccia di questa medaglia e' che poi il ruolo e' per forza della madre. Pero' da qui a colpevolizzare la donna di questo mi sembra un passo un po' lungo. Per dire: la madre insiste sulla giacca? Fra qualche anno sara' il padre ad avere l'ultima parola sul se si puo' uscire o meno la sera... Sono ancora ambiti diversi, ma quantitativamente non credo che il padre abbia meno l'ultima parola.
    Poi quello che fai tu e' ottimo, ma proprio perche' la societa' deve cambiare! Non e' che per cambiare le cose la donna deve fare sempre lei I mea culpa! Oppure, se lo vuole fare ognuna di noi a livello personale ok, ma non in quanto donna. Ne abbiamo gia' abbastanza.
    Ps: I paesi scandinavi sono iper avanti su queste cose, hanno il congedo paternita' se lo vogliono!
    La Svizzera invece e' uno schifo: 3 miseri mesi di
    maternita', poi se vuoi proprio tornare a lavorare (tu donna che dovresti stare in casa a cucinare) puoi avere il part time. Che sara' il primo posto ad essere tagliato in caso l'azienda abbia bisogno di tagliare il personale, visto che qui le aziende possono licenziare. Per lo meno la disoccupazione che poi percepisci e' buona.

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  7. ...la questione è complicata perchè si tratta di analizzare ad ampio spettro molte realtà che convivono. È innegabile che la donna, per il fatto di essere lei in gravidanza, parta già dall'inizio con una difficoltà in più da gestire soprattutto se lavora fuori di casa. È anche innegabile che il piccolino abbia molto bisogno della sua presenza fisica soprattutto nei primi anni. quindi si crea quello che dici tu: la donna non può assicurare lo stesso tempo di lavoro rispetto ad un uomo e quindi è lei che diventa automaticamente la principale responsabile dei propri figli e la prima ad essere etichettata nel lavoro.
    L'ideale sarebbe che si mettessero in pratica realmente politiche a favore della famiglia: possibilità di lavorare da casa (e cominciare a pensare al lavoro come qualità e non come quantità) flessibilità di orari, part time, maternità e paternità (3 mesi di maternità è veramente uno scandalo!!!!). Ma questa possibilità deve essere data a tutti e due contemporaneamente.
    Dato che purtroppo queste iniziative rimangono solo a livello ideale, ciò che propongo è di cominciare a cambiare noi da dentro. E mi sembra che da dentro noi donne alla fine siamo poco disposte a lasciare territorio. E di esempi davanti ne ho tanti, troppi (ricerche incluse). E se il padre non viene preso dentro dall'inizio dubito che più avanti abbia credibilità in capitolo agli occhi dei figli (o davanti a se stesso). Molte ricerche dimostrano (magari un giorno farò un post dettagliato bibliografico) che i padri sono molto più presenti quando i bambini sono piccoli piuttosto che in età scolare o durante l'adolescenza. Quindi se adesso ci sembrano un pochino assenti, figuriamoci dopo...
    E poi...penso sia molto più semplice parlare degli sbagli altrui piuttosto che vedersi dentro e cercare di cambiare. Se uomo e donna cominciassero a farlo penso sarebbe un primo importante punto di incontro e inizio che darebbe una svolta a questo clima un pò arrabbiato di rivendicazione reciproca. Perchè penso che insieme si possa e si debba essere una risorsa. E mi piacerebbe che queste parole si concretizzassero in proposte reali e fattibili...
    comunque grazie per aprire questo scambio, penso siano temi sui quali si dovrebbe parlare molto e soprattutto cercare di agire...

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  8. Una riflessione molto seria. Penso che tu in parte abbia ragione. Io sono separata ma ho vissuto con i papà del Topastro fino ad un anno fa, quindi il Topo aveva due anni. Confesso che spesso mi sono comportata come dici tu. L'ultima decisione sul pupo era la mia.. Probabilmente i motivi sono tanti, primo fa tutti il fatto che la donna trascorre i primi sei mesi dopo la nascita del bimbo a casa e trascorre tantissimo tempo insieme al bimbo, vive in simbiosi con lui e inizia a comprendere le richieste del pupo. Sa cosa fare e quando farlo, mentre il padre che spesso è meno presente è costretto spesso a sentirsi dire: no, tienilo in braccio dall'altra parte, quel gioco non gli piace, dagli quello rosso, gli hai messo male il pannolino, ora ti faccio vedere io... Però non è facile delegare, come dici tu. E naturalmente non tutte le donne sono come me.

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  9. Pollon, grazie per la tua testimonianza. Io sono come te. E penso sia normale proprio per quello che dici tu, il tempo che passiamo con i nostri piccoli ci fa un tutt'uno con loro a tal punto che ci sentiamo le uniche in grado di capire e sapere perfettamente di cosa abbia bisogno il bambino (e la maggior parte delle volte è veramente così). Però penso, è così importante che il piccolo abbia il gioco rosso, che il pannolino sia messo perfettamente che abbia la giacca giusta??? a che prezzo??
    certo, è giusto anche trasmettere ció che sappiamo al nostro uomo, ma il farlo continuamente potrebbe non permettere al padre di crearsi un suo stile, un suo modo di fare le cose, relazionarsi con suo figlio, essere padre. E alla lunga si potrebbe creare uno stile di vita familiare nel quale magari si sente inadeguato e pian piano si toglie di torno. Salvo riapparire nei momenti in cui noi reclamiamo (lamentandoci) la sua presenza.
    Per questo penso che valga la pena da parte nostra fare uno sforzo e fidarci, permettergli di imparare ad essere padre...

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  10. ciao Maggie, concordo con te è vero che un buon papà deve avere una donna che glielo permetta pechè gli uomini spesso si lascino molto guidare dalla compagna e se lei saprà tirare fuori il meglio di loro in ogni occasione avranno "successo" nei vari campi della vita.Ho visto molti uomini intelligenti e brillanti perdersi dietro gelosie ed isterismi di donne che non capivano il loro valore.

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  11. no, sono d'accordo con te solo in parte. è vero che in giro ci sono parecchie mamme "iper". verissimo.e in quei casi tutta la mia solidarietà va al babbo escluso dalla paternità.
    ma in generale non si può equiparare la maternità con la paternità. intanto la maternità è anche fisica, e questo a mio avviso giustifica le scelte univoche in caso di aborto, allattamento e così via. per riciclare le femministe: "il corpo è mio e me lo gestisco io". ciò, ripeto, non vuol dire che anche il figlio è mio e me lo gestisco io.
    però spesso i babbi separati o comunque quelli poco presenti, si crogiolano nella loro condizione. io se il papà delle mie figlie me le portasse via o se mi escludesse dalla loro vita, me le riprenderei. non starei lì a fare la vittima e a dare colpe, come invece fa lui.

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  12. Grazie per essere passata sul mio blog...ho letto che tra i tuoi interessi c'è il TANGO...che bello!!! io è una vita che sogno di prendere qualche lezione ma nn avendo nessun nonno vicino a casa per lasciare il pupo rimane ancora un miraggio,sob!!!..cmq spero di risentirci presto !!!!! ^.^

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  13. @mammanonlosa: l'ideale sarebbe vivere una forte condivisione e reciprocità. Alla fine tutti abbiamo diritto ad una concreta possibilità di realizzazione con l'aiuto dell'altro. Il ruolo di ciascuno allora consisterebbe in un sostegno discreto sul piano della stima e della collaborazione, espolorando entrambi le aspettative, le difficoltà, desideri e le paure proprie e dell'altro...

    @pollywantsacracker: anch'io penso non si possa comparare la paternità con la maternità, ed è vero, si tratta di una sostanziale differenza fisica prima di tutto, che coinvolge di conseguenza il modo di essere, di fare, di vivere le cose. Per questo mi sembra importante appoggiare un padre nel trovare la propria paternità.
    poi ecco, casi di uomini che scompaioni nel nulla o che si rifugiano in una lamentala senza passare all'azione ci sono e penso sia una tendenza abbastanza diffusa. ma per fortuna sono sempre più presenti padri attivi e coinvolti. Ed allora benvenuti!

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  14. Mai e poi mai permetterei alla madre di mio filgio di escludermi dalla sua, se poi le strade si dovessero dividere farei di tutto per ritagliarmi tutti quegli spazi per vivere mio figlio part-time, anzi cercherei con tutti i mezzi di aumentare questi spazi (do per scontato che in caso di separazione il bambino rimanga con la mamma - e qui si potrebbe aprire una parentesi enorme!).

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  15. Interessante la tua riflessione.

    Io son del parere che uomo e donna non siano identici e non possano fare esattamente le stesse cose...con questo non voglio dire che l'uno sia meglio dell'atra, dico solo che abbiamo compiti differenti e dobbiamo svolgere al meglio ciò che sapiamo fare compensandoci l'un l'altra... di conseguenza, anche madre e padre hanno due ruoli diversi, una cosa però dev'essere comune tra madre e padre: il modo di pensare.
    Se mamma e papà la pensano allo stesso modo sulle decisioni da prendere per il loro bimbo, non importa chi le faccia e come le faccia, l'importante e che ad entrambi i genitori stia bene così.

    E tornando alla tua riflessione, la cosa stonata, non è tanto il motivo dell'esclusione del padre nelle decisioni da prendere, ma è "l'esclusione in se"
    perchè un padre può essere d'accordo nel lasciar prendere decisioni alla madre, tante volte mio marito mi dice "fai tu" , ma è lui che decide di dirmelo, è lui che ritiene giusto lasciar fare a me perchè sa che farò il giusto...altre volte invece è necessario il suo parere tanto quanto il mio...ed insieme si trova la decisione giusta.

    E dici bene, ilproblema di noi donne è che non sappiamo delegaree pensiamo che il nostro parere sia giusto a priori...perchè "tanto dobbiamo farlo noi"

    delle volte sappiamo essere proprio rompiscatole: vogliamo fare tutto noi e ci lamentiamo perchè abbiamo troppo da fare :-P

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  16. @Miks: sono d'accordo con te in tutto.ma proprio tutto. grazie della tua riflessione!

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