mercoledì 28 aprile 2010

Riconciliamoci con l'autorità: chiarimenti e consigli per farne buon uso

Hai figli o alunni e ti rendi conto di non avere autorità? Pensi che con le buone non si arrivi a nulla e hai deciso di passare alle maniere forti? Ti piacerebbe che in casa vigesse un pò più di ordine e disciplina ma non sai come fare? Sei confusa-o perché non vuoi adottare né un metodo autoritario né cadere nel permissivismo? A volte pensare sull'origine ed il significato delle parole può essere d'aiuto per fare chiarezza ed essere un pò più coerenti...


Se si conoscono da vicino le dinamiche familiari si scopre che il tema scottante risulta essere la maggior parte delle volte quello dell'autorità, delle norme, del permissivismo. Se ci pensiamo alla fin fine molti dei problemi educativi hanno un comune denominatore, questi temi. E così lo evidenziano programmi come SOS TATA.

L'argomento proposto questo mese da genitori crescono mi tocca molto da vicino dato che la maggior parte delle mie ricerche pedagogiche in questi anni sono state dedicate al tema dell'autorità sotto diversi punti di vista. Si tratta di una tematica appassionante e controversa siccome varie situazioni storiche e sociali hanno "contaminato" l'originale significato del concetto di "autorità" con il risultato di provocare una gran confusione non solo negli ambiti familiare, scolastico o educativo ma anche nel più ampio contesto sociale.

Se pensiamo al significato della parola autorità ci rendiamo conto che si utilizza per indicare molte situazioni: autorità può essere una persona in qualità di professionista che sa, o una persona in qualità della funzione che svolge, o un riconoscimento, un prestigio, o anche un potere.

La parola autorità deriva dal latino augere che significa far crescere, prosperare, favorire, rafforzare, elevare e promuovere moralmente e spiritualmente. Nell'antica Roma si faceva una netta distinzione tra l'auctoritas e la potestas. L'autorità era la facoltà che corrispondeva a colui che sapeva, il saggio e il politico, mentre la potestà era il potere di azione che poteva essere messo in atto con la persuasione o la forza. Con il passare del tempo, e comunque già nell'epoca romana, i due significati di autorità e potestà si fusero assieme. Attualmente, la parola autorità evoca pensieri negativi, più che altro legati al significato di potere violento: l'autoritarismo. La situazione storica ci ha insegnato che l'abuso dell'autorità ha portato alla formazione dei regimi dittatoriali con non poche conseguenze che ci trasciniamo tutt'oggi.

Come conseguenza, l'autorità è stata spogliata del suo significato originale e identificata soltanto con il suo abuso. Nell'ambito pedagogico, per contrarrestare la mentalità dittatoriale, fiorirono vari movimenti che prendono il nome di movimenti antiautoritari. Tali movimenti partivano da buoni propositi ma rischiavano di arrivare ad un eccesso, il permissivismo, predicando uno stile educativo completamente privo di norme in qualsiasi ambito e fase della vita.

Ancora oggi la parola autorità rientra nell'indice delle parole proibite, soprattutto in ambito pedagogico, salvo evocarla di fronte ai sempre più frequenti casi di violenza verso i compagni di scuola, verso i professori e addirittura verso i propri genitori.

E' giusto quindi fare un pò di chiarezza. 
Dall'autorità, intesa come sapere, derivano consigli, mentre dall'autorità intesa come postestas derivano ordini. Il problema sorge quando si pretende dare ordini in una situazione educativa nella quale si richiedono consigli (questo è l'autoritarismo) o si pretende dare consigli in una situazione educativa che richiede ordini (questo è il permissivismo). Si potrebbe schematizzare questo concetto così:

AUTORITÁ

Auctoritas
Potestas
Chi sa. Proprietà personale riconosciuta
Potere. Funzione
    PROBLEMA
Quando invece di dare consigli si danno ordini AUTORITARISMO
Quando invece di dare ordini si danno consigli PERMISSIVISMO


Mi spiego meglio: l'autorità di una persona deve prima di tutto essere legittimata da un sapere e poi da un'agire coerente. Una persona che sa e che agisce coerentemente acquista prestigio agli occhi degli altri. Nell'ambito familiare l'autorità genitoriale è giustificata dal fatto che i genitori sanno, conoscono di più rispetto al figlio nell'età della crescita. È giusto dunque che facciano uso della propria autorità coerentemente con l'età e la maturazione del figlio cercando di conoscere a fondo se e come si possono giustificare determinate azioni o misure che si decidono di prendere. Quando un bambino è piccolo ci sono certe regole primarie che servono prima di tutto ad evitare pericoli fisici. In questi casi il genitore è tenuto ad usare la propria autorità nel senso di potere già che una una semplice spiegazione non sarebbe buon motivo per evitare un pericolo (si darebbero consigli invece di dare ordini). Ci sono poi certe regole che, al di là del pericolo fisico, servono per instaurare dei ritmi corretti di vita familiare (regolare il sonno e i pasti per esempio) o abituare alla corretta convivenza sociale. Man mano che il bambino cresce in età e maturità, allora si accompagneranno agli ordini e le proibizioni una spiegazione. Lasciamo quindi gradualmente l'autorità intesa come ordine per esercitare un'autorità intesa come consiglio.

Ecco allora qualche consiglio pratico, perché la pedagogia è utile quando passa dalla teoria alla prassi (come sempre mi sono venuti 10 punti quindi evviva i decaloghi!!):

1. Non ripetere gli ordini. La ripetizione è la causa più frequente della perdita dell'autorità (capito mamme???);
2. Dare poche norme e chiare. Altrimenti non si può pretendere che il figlio obbedisca a tutte. Alcuni temi non sono negoziabili mentre in altri, conformemente all'età e maturità, si può chiedere il suo parere approfittando dell'occasione per formare la sua personalità;
3. Condividere l'autorità tra padre e madre senza delegare;
4. Scegliere il momento adeguato per esigere su un ordine. Fare attenzione alle circostanze che possono umiliare o mettere in difficoltà il bambino;
5. Parlare con il bambino a tu-per-tu;
6. Mettersi nei panni del bambino e dirglielo;
7. Far capire al bambino che il conflitto non è tra lui e i genitori ma tra lui e la norma;
8. Presentare le norme in maniera positiva (non dire non fare ma potresti fare piuttosto...);
9. Non basare l'educazione sui premi e castighi;
10. Non esercitare l'autorità nella stessa maniera con tutti i figli. Ognuno possiede la propria genetica, la propria costituzione psicologica, il suo temperamento, la sua età e ha ricevuto stimoli differenti. Bisogna essere giusti che non significa trattare tutti ugualmente ma dare ad ognuno quello che gli spetta secondo il suo modo di essere e le sue necessità.

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5 commenti:

  1. Come al solito, fonte inesauribile di informazioni utili che magari in parte uno conosce ma che fa bene rileggere!

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  2. Buongiorno ti scopro solo oggi e ti faccio veramente i miei complimenti!
    Hai un modo di scrivere piacevole e chiaro.
    Ho apprezzato i tuoi post spiritosi sull' allatamento, argomento di cui ho parlato oggi sul mio blog!Ti aggiungo ai miei preferiti!
    Buona giornata

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  3. Come sempre mi trovi d'accordo su tutto, MA CHE FATICA.... io non baso l'educazione su premi e castighi ma alle volte uso questa tecnica diciamo come ausilio per alcune cose tipo riodinare la stanza bere il latte la mattina...

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  4. Sono d'accordo quasi su tutto..ritengo invece che premi e castighi con alcuni caratteri siano necessari anche per far comprendere che ad ogni azione corrisponde una conseguenza, che sarà positiva se l'azione fatta è stata positiva e negativa se l'azione compiuta è stata negativa. Non è una cosa meccanica e automatica che vale per ogni occasione, ma per esempio con uno dei miei nani il cui motto è "faccio quello che mi pare" l'unico modo per farle capire che viveva in una famiglia con delle esigenze che non erano solo le sue, è stato proprio quello dei premi e delle punizioni. Per cui se non veniva a cena perchè aveva voglia di leggere e si presentava dopo un'ora, rimaneva senza pasto, se doveva fare i compiti e non li scriveva sul diario così sfuggiva al controllo, quando è stata scoperta non le ho lavato i vestiti e non le ho preparato da mangiare, per farle vedere che quando ci sottraiamo a quelli che sono i nostri compiti ci rimettiamo noi per primi e anche quelli che ci sono intorno. Quando ha ripreso a seguire quelle che sono le abitudini di casa,o comunque a fare il suo dovere, è stata premiata con piccole accortezze e a fine anno scolastico con un regalo che attendeva da tempo (dall'insufficienza iniziale è uscita con ottimi voti).
    D'altronde ritengo che sia solo l'interesse, sia esso affettivo, di amore, di stima, di affermazione o purtroppo in molti casi economico, a muovere l'uomo a compiere qualsiasi gesto; in realtà guai se non ci fossero interessi..mancherebbero i moventi per vivere!

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  5. @biancaneve: sono pienamente d'accordo con te!
    di fatto il consiglio é non basare l'educazione su premi e castighi, nel senso non gestire ogni situazione dicendo se fai male castigo se fai bene premio.
    Questo non vuol dire che premi e castighi non servano. Anzi. Soprattutto in certe etá o con certi bambini che hanno un temperamento più immediato e meno riflessivo, motivarli con premi o castighi (relazionati al tema che si sta discutendo)é l'unico modo per fargli apprendere buoni abiti o non rischiare che facciano qualcosa di pericoloso. grazie per la tua riflessione, mi sembra davvero arricchente!

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