martedì 27 luglio 2010

Bianca. E rossa. (come l'amore)

No, non parlerò di bandiere né di colori tipici di san fermin. Ma di un libro. Bianca come il latte rossa come il sangue di Alessandro D'Avenia.

È una storia d'amore, di quelle storie che riescono a parlare dell'amore nelle varie facce in cui si può presentare: l'amore platonico (adolescenziale), l'amore coniugale, l'amore nell'amicizia, l'amore per la conoscenza e per la propria professione, l'amore per un ideale. Con gli occhi di Leo, tipico ragazzo sedicenne, si rivivono quelle grandi scoperte che a quell'età si fanno, con l'entusiamo ed i momenti bui  propri dell'altalena sentimentale adolescenziale. Quando la scuola puó essere tutto e niente, quando gli ideali sono grandi ed irraggiungibili, quando l'Amicizia inizia ad avere un significato profondo, l'amore sembra essere il motore vitale del mondo e il futuro comincia a far paura mentre attrae allo stesso tempo. Ed allora, alla ricerca di un senso, ci si appiglia alle frasi fatte di filosofia spicciola.  Quelle che ai miei tempi si scrivevano sui diari di scuola e che adesso si pubblicano su FB.

Io sono stata molte volte Leo. La voglia di spaccare il mondo andava a  braccetto con una paura imperante e un desiderio forte di scappare, di scomparire nel nulla. PUF. E quei sedici anni. Come dimenticare la scoperta dell'amore. Quello romantico, impetuoso, che annulla le tue giornate e le riempie e poi le svuota di nuovo. Cosí, in un secondo. Pensi di avere in mano il vero significato dell'amore, di essere tu stesso amore. Poi ti rendi conto che non avevi capito nulla. E (per fortuna) la realtà è ben distinta.

Il libro si divora, complice i capitoli corti che ti chiedono di avanzare. Il linguaggio è semplice, segue i flussi dei pensieri e dei sentimenti di Leo. Ti ritrovi a fare il tifo per lui e a volergli gridare  stupido, cosa stai facendo, perchè non capisci?
La storia in sé é triste, però l'autore sa entrare sempre in punta di piedi, con una delicatezza unica. Si percepisce un visibile cambiamento di stile nel linguaggio lungo tutta la narrazione. É come essere accompagnati per mano nel processo di crescita di Leo. Francamente la prima parte mi è risultata un pelo lunga, più che altro per la curiosità di sapere come si sarebbe smatassato il racconto, però, da un certo punto in poi è stato un divorare fino alla fine senza potermi fermare.

Mi sono sempre piaciuti i racconti protagonizzati da adolescenti. Amo l'icona di questo stile, Il giovane Holden, ma anche Jack Frusciante, e più avanti ho trovato di lettura scorrevole anche i racconti di Moccia. Però questa storia lascia qualcosa di diverso. Non solo riesce a far emergere varie problematiche riguardo alla richiesta di senso tipica dell'adolescenza (e dell'età adulta) rispetto a tematiche che ci mettono in discussione a tutte le età (l'amore, la sofferenza, la fede, la morte, il dubbio sull'aldilà) ma suggerisce alcune risposte in maniera originale, delicata, quasi soffice direi, senza mai dare per scontato o banalizzare. Proprio questo lo rende un racconto adatto anche ad un pubblico più adulto.

Riporto una parte che mi  é particolarmente piaciuta ma ammetto che mi é risultato difficile scegliere il pezzo più significativo siccome sono molti gli spunti di riflessione. Riguarda il mito della mezza arancia: siamo come delle metà alla ricerca dell'altra metà che ci completi.
A me questa storia non ha mai convinta, più che altro perchè penso che due persone che si donino non siano metà ma intere. Solo chi si possiede può darsi e, attraverso l'altro, perfezionarsi, smussare gli angoli. Però mi ha colpito questa interpretazione:

"...quando le due metà si incontrano di nuovo, hanno vissuto le loro vite fino a quel momento. Non sono uguali a come si erano lasciate. I loro lembi non coincidono più. Hanno difetti, debolezze, ferite. Non basta che si incontrino di nuovo e si riconoscano. Adesso devono anche scegliersi, perché le due metà non combaciano piú perfettamente, ma solo l'amore porta ad accettare gli spigoli che non combaciano e solo l'abbraccio li smussa, anche se fa male".

Se non l'avete letto può essere un suggerimento per l'estate (a patto che siate disposti di farvi vedere con qualche lacrimuccia verso la fine...). Se invece l'avete letto, cosa ne pensate?

6 commenti:

  1. Molto bello e significativo la parte che hai scelto!Mi hai stuzzicato la curiosità...lo metto nella lista dei libri che vorrei leggere!!

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  2. Moccia nooooo Maggie, non si pò leggere!!! :D

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  3. Letto, riletto, conosciuto l'autore di persona...bellissimo!
    E'un tuffo nel passato, nel mio, nel nostro passato, che però si fa presente...perchè tutto quello che abbiamo vissuto di intenso durante l'adolescenza ci ha plasmato dentro ha smussato certi angoli e forse, creato anche dei punti bui...
    Eppure, questo romanzo lascia la speranza...quella che oggi, anche gli adolescenti, sembrano aver perso.
    «Ogni cosa è un colore. Ogni emozione è un colore. Il silenzio è bianco. Il bianco infatti è un colore che non sopporto: non ha confini. Passare una notte in bianco, andare in bianco, alzare bandiera bianca, lasciare il foglio bianco, avere un capello bianco... Anzi, il bianco non è neanche un colore. Non è niente, come il silenzio».

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  4. grazie per il consiglio, spesso leggo consigliati da mamme blogger... tra poco inizierà il mio periodo di congedo parentale e spero di avere un po di tempo per leggere...
    Un abbraccio forte

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  5. anche a me la storia delle mezze arnce non ha mai convinto...più che altro mi ricorda "tre uomini e una gamba"

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  6. ciao, sono capitata sul tuo blog cercando con google la citazione sulle due metà di una mela...

    mi è piaciuto tantissimo il libro, che ho finito un paio di giorni fa, e mi è piaciuto questa tua recensione!

    ciao, Federica

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