Siamo alle soglie del nostro prossimo trasferimento negli USA alla ricerca di possibilità che possano offrirci una vita dignitosa senza dover sprecare i nostri talenti o rinunciare ai nostri sogni. Sí, io e mio marito siamo ricercatori, lui in biologia e io in pedagogia. Spesso ci guardiamo sorridendo (istericamente) e pensiamo che ci siamo proprio trovati, nel senso che il nostro futuro, per lo meno in Italia, é stato segnato da quando abbiamo fatto la scelta di far fruttare le nostre capacità e aspirazioni, nonostante le scarse possibilità di guadagno. In fondo però è stata anche questa prospettiva di ricerca della Verità, ognuno nel proprio campo, e il forte desiderio di realizzare i sogni che ci ha fatto innamorare.
Con moltissimi sforzi la mia famiglia mi ha permesso di poter studiare nei luoghi più adatti rispetto alle mie aspirazioni e sono immensamente riconoscente per aver avuto questa possibilità. Possibilità che non é stata sprecata da parte mia che ho sempre lottato con le unghie e con i denti per finire gli studi nei tempi prestabiliti, con il massimo rendimento e facendo piccoli lavoretti che mi permettessero occuparmi delle spese universitarie. Lo spirito battagliero, l'autostima, la capacità di problem solving, l'autonomia organizzativa ed affettiva li ho imparati in quegli anni. Il mio primo trasferimento, il più duro, è stato quando avevo da poco compiuto 18 anni ed ho scelto di frequentare l'Università fuori sede.
I miei anni universitari sono coincisi con la grandiosa riforma universitaria, che, alla fine, altro non era che un modo per allungare ulteriormente gli studi. Ho lottato fra esami da convalidare o da rifare per passare al "nuovo ordinamento" oltre a seguire il ritmo normale dei corsi universitari. Invece di fare un 3+2 ho fatto un 4+1 siccome, mentre cercavo di finire il tre, rallentato dagli esami da rifare dei quali ci avvisavano di punto in bianco (e dall'elaborazione di una tesina che alla fine era una tesi siccome i professori ancora non capivano il significato di -ina) frequentavo il due. In pratica mi sono laureata in primo livello nel 2004 e in secondo livello nel 2005. Perfettamente nei tempi accademici.
Questo per farvi capire come ha funzionato -e funziona adesso- il sistema universitario.
Quando mi sono laureata avevo agganci ottimi siccome la relatrice della mia tesi era il pro rettore dell'Università e mi avrebbe aperto il mondo. Un accesso facile al dottorato e un futuro assicurato.
Da precaria ricercatrice a vita.
Dall'altra parte Mr. F. stava vivendo più e meno la stessa situazione.
Ma abbiamo detto NO.
Non basta il desiderio, il talento, il duro lavoro, la disponibilità, per essere qualcuno e pensare di poter realizzare i propri sogni personali, professionali e familiari. In Italia non ci volevano. E ce ne siamo andati in Spagna. Per Mr. F. un dottorato con borsa di studio in un famoso centro biomedico e per me un dottorato in pedagogia con borsa di studio in un ambiente che mi ha offerto possibilità di crescita e formazione nel mio campo. Chiaro, due borse di studio che sono state sempre al limite della fame, però un pò più alte degli stipendi italiani e con varie garanzie dovute al fatto di avere un contratto vero e proprio. In più per me una possibilità di part time.
Adesso che abbiamo finito avremmo tutti e due un posto fisso ma senza possibilità di "scalata". Si tratterebbe di vivere sempre al limite e percorrere una strada lunga, faticosa e poco appagante. In più la crisi spagnola si sente molto e alcuni aiuti per la famiglia che abbiamo ricevuto anni fa non esistono più. E abbiamo detto NO.
Adesso speriamo che gli Stati Uniti siano la nostra ultima destinazione prima del ritorno al nostro Paese nel quale ci piacerebbe molto tornare a vivere. Ma vogliamo tornare da vincitori. Perché in Italia non basta avere qualcosa in più, bisogna dare tutto. E così sia. Nel mio futuro vedo molte opportunità lavorative dopo gli Stati Uniti. Il futuro ha le frontiere aperte e i corsi universitari si offrono in inglese. Cosa che la vecchia guardia non é preparata a fare. I giovani ricercatori, almeno qui in Spagna, sono obbligati a fare un'esperienza all'estero se vogliono rimanere a lavorare in Università. Ho visto situazioni di famiglie, addirittura con tre figli, in cui il padre se ne é dovuto andare 3 mesi negli Stati Uniti perché l'agenzia nazionale di valutazione non gli permetteva l'esercizio della professione senza aver avuto esperienze fuori.
E allora noi tagliamo la testa al toro. Andiamo tutti insieme e adesso. E che ci valga per sempre. Perché quello che vogliamo è costruirci una vita stabile nel NOSTRO Paese. Paese che non ci vuole.
Pubblicato su a modo mio maggie



