lunedì 29 novembre 2010

Non un Paese per giovani. Quando si é obbligati ad emigrare

Siamo alle soglie del nostro prossimo trasferimento negli USA alla ricerca di possibilità che possano offrirci una vita dignitosa senza dover sprecare i nostri talenti o rinunciare ai nostri sogni. Sí, io e mio marito siamo ricercatori, lui in biologia e io in pedagogia. Spesso ci guardiamo sorridendo (istericamente) e pensiamo che ci siamo proprio trovati, nel senso che il nostro futuro, per lo meno in Italia,   é stato segnato da quando abbiamo fatto la scelta di far fruttare le nostre capacità e aspirazioni, nonostante le scarse possibilità di guadagno. In fondo però è stata anche questa prospettiva di ricerca della Verità, ognuno nel proprio campo, e il forte desiderio di realizzare i sogni che ci ha fatto innamorare.

Con moltissimi sforzi la mia famiglia mi ha permesso di poter studiare nei luoghi più adatti rispetto alle mie aspirazioni e sono immensamente riconoscente per aver avuto questa possibilità. Possibilità che non é stata sprecata da parte mia che ho sempre lottato con le unghie e con i denti per finire gli studi nei tempi prestabiliti, con il massimo rendimento e facendo piccoli lavoretti che mi permettessero occuparmi delle spese universitarie. Lo spirito battagliero, l'autostima, la capacità di problem solving, l'autonomia organizzativa ed affettiva li ho imparati in quegli anni. Il mio primo trasferimento, il più duro, è stato quando avevo da poco compiuto 18 anni ed ho scelto di frequentare l'Università fuori sede.

I miei anni universitari sono coincisi con la grandiosa riforma universitaria, che, alla fine, altro non era che un modo per allungare ulteriormente gli studi. Ho lottato fra esami da convalidare o da rifare per passare al "nuovo ordinamento" oltre a seguire il ritmo normale dei corsi universitari. Invece di fare un 3+2 ho fatto un 4+1 siccome, mentre cercavo di finire il tre, rallentato dagli esami da rifare dei quali ci avvisavano di punto in bianco (e dall'elaborazione di una tesina che alla fine era una tesi siccome i professori ancora non capivano il significato di -ina) frequentavo il due. In pratica mi sono laureata in primo livello nel 2004 e in secondo livello nel 2005. Perfettamente nei tempi accademici.

Questo per farvi capire come ha funzionato -e funziona adesso- il sistema universitario.

Quando mi sono laureata avevo agganci ottimi siccome la relatrice della mia tesi era il pro rettore dell'Università e mi avrebbe aperto il mondo. Un accesso facile al dottorato e un futuro assicurato. 
Da precaria ricercatrice a vita.

Dall'altra parte Mr. F. stava vivendo più e meno la stessa situazione. 
Ma abbiamo detto NO.

Non basta il desiderio, il talento, il duro lavoro, la disponibilità, per essere qualcuno e pensare di poter realizzare i propri sogni personali, professionali e familiari. In Italia non ci volevano. E ce ne siamo andati in Spagna. Per Mr. F. un dottorato con borsa di studio in un famoso centro biomedico e per me un dottorato in pedagogia con borsa di studio in un ambiente che mi ha offerto possibilità di crescita e formazione nel mio campo. Chiaro, due borse di studio che sono state sempre al limite della fame, però un pò più alte degli stipendi italiani e con varie garanzie dovute al fatto di avere un contratto vero e proprio. In più per me una possibilità di part time.

Adesso che abbiamo finito avremmo tutti e due un posto fisso ma senza possibilità di "scalata". Si tratterebbe di vivere sempre al limite e percorrere una strada lunga, faticosa e poco appagante. In più la crisi spagnola si sente molto e alcuni aiuti per la famiglia che abbiamo ricevuto anni fa non esistono più. E abbiamo detto NO. 
Adesso speriamo che gli Stati Uniti siano la nostra ultima destinazione prima del ritorno al nostro Paese nel quale ci piacerebbe molto tornare a vivere. Ma vogliamo tornare da vincitori. Perché in Italia non basta avere qualcosa in più, bisogna dare tutto. E così sia. Nel mio futuro vedo molte opportunità lavorative dopo gli Stati Uniti. Il futuro ha le frontiere aperte e i corsi universitari si offrono in inglese. Cosa che la vecchia guardia non é preparata a fare. I giovani ricercatori, almeno qui in Spagna, sono obbligati a fare un'esperienza all'estero se vogliono rimanere a lavorare in Università. Ho visto situazioni di famiglie, addirittura con tre figli, in cui il padre se ne é dovuto andare 3 mesi negli Stati Uniti perché l'agenzia nazionale di valutazione non gli permetteva l'esercizio della professione senza aver avuto esperienze fuori.

E allora noi tagliamo la testa al toro. Andiamo tutti insieme e adesso. E che ci valga per sempre. Perché quello che vogliamo è costruirci una vita stabile nel NOSTRO Paese. Paese che non ci vuole.

Pubblicato su a modo mio maggie

giovedì 25 novembre 2010

...mi piaci da che ti ho visto...

É paradossale che, nonostante il martellamento sociale voglia convincerci del contrario, l'Amore -quello con la A maiuscola- attrae e commuove. Soprattutto se non ha "data di scadenza".
Lo dimostrano tre giovani ragazzi che creano un video destinato ad essere un grande successo nel mondo web in pochissimo tempo.
Lascio a voi la visione e mi complimento con gli intraprendenti produttori per una testimonianza così semplice e così autentica.



Ciao, mi piaci.
Te lo dico subito che così non pensi che te lo scrivo per altre cose. Mi piaci da che ti ho visto, non prima che non ti conoscevo, e non lo so se mi piacevi. Però, da che mi piaci io penso che ti amo anche.
Lo so perchè sei bella,e hai le lentiggini e poi neanche io sono tanto brutto, ma un pò anche bello!
Se ti piaccio anch'io poi ci sposiamo,non oggi che ho nuoto!
Io ti prometto che quando torno a casa ti porto tutti i fiori del mondo,ti compro un fioraio tutto,e te lo porto!Perchè mi piaci.
Ti porterò a cena fuori,ma non in un posto brutto,nel piu' bello dei belli!
Per te mi farò sempre bello,così che neanche li guardi agli altri,ma solo a me!
Se vuoi quando ci vediamo ti dò i baci se ti piacciono,io li schifo,ma se ti piacciono te ne darò tantissimi,come quelli dei film!
Perchè tu mi piaci.



Pubblicato su a modo mio

martedì 23 novembre 2010

Notiziona: ci trasferiamo...

...negli Stati Uniti!!!

Ok, respirate.

Vi spiego. Da molto tempo avevamo in mente che dopo il dottorato di Mr. F. avremmo cercato un posto per lui negli States. Un'esperienza di qualche anno. Ci sembrava un buon momento con Memole ancora piccola ed io senza un lavoro fisso. Più avanti le cose si sarebbero senz'altro complicate.

A Febbraio dell'anno scorso la proposta. Ricordo che ero in cucina che preparavo la cena. Mr. F. aveva inviato il curriculum ed in pochi giorni avevano risposto positivamente. In quel momento Mr. F. mi dice che lo aspettano per Maggio 2010. Avevo in mano un piatto con la cena che mi é caduto e si é frantumato in terra. Mi dice il nome della famosissima clinica e pensiamo che si tratti di una delle sue sedi in Florida o Arizona. Mi vedo allora in una città con un clima splendido tutto l'anno, la piscina, il sole....SEEEEEE

Alla fine si tratta della sede situata nella parte più fredda degli Stati Uniti, relativamente vicino a Chicago. Per intenderci: adesso ci sono -13 gradi e normalmente in inverno (che dura da novembre a fine marzo) si arriva tranquillamente a -20 gradi. Praticamente la Russia. Il resto dell'anno sembra essere "normale" ed in più si dice che sia uno dei posti più belli dal punto di vista panoramico e naturalistico.

Insomma, alla fine ci sono stati problemi con la famosa casa farmaceutica che finanzierà il progetto ed eccoci ancora qui. Per fortuna, penso io, siccome dovevo assolutamente finire il mio dottorato. La scorsa settimana finalmente sono arrivati i documenti per fare il visto, abbiamo preso appuntamento con l'ambasciata americana e, se tutto va bene, saremmo lí...i primi di gennaio!!!

Vi dico le mie impressioni. In realtà ancora non ho digerito la notizia per i problemi che ho avuto con la tesi dottorale. E tutto sommato è un bene. Ho molta paura del trasferimento  dal punto di vista tecnico. Ci dobbiamo ancora organizzare per smontare tutta la casa e pensare come fare l'invio: quali cose mandare negli States e quali in Italia. Tutto questo mentre tutti e due continuiamo a lavorare (il fatto di avere finito la tesi non toglie gli obblighi con il dipartimento per quel che riguarda le lezioni da dare e vari altri incarichi) e mentre mi preparo per la discussione.

Tutto sommato sono contenta e emozionata di cambiare, soprattutto dopo gli spiacevoli successi della tesi, però so che non sarà semplice. Un'altra cultura, un'altra lingua (che non conosco) e...il freddo...
Ovviamente all'inizio dovremmo sopravvivere solo con lo stipendio di Mr. F. che, diciamo, non corrisponde per niente al prestigio del posto: è molto meno. E a lungo andare (anzi il prima possibile) dovrò cercarmi qualche lavoro. In realtà spero di trovarlo perché lì, nel mio campo, ci sono molte possibilità e non voglio perdere l'occasione. In più mi piace lavorare e non vorrei buttare il mio (sudatissimo) dottorato.

Insomma, tutta un'avventura! Vi terrò aggiornati!

P.S. Se qualcuno ha conoscenze in quella zona mi potrebbe contattare? Per ora non conosciamo nessuno...
e...se qualcuno ha esperienza -diretta o no- di traslochi internazionali mi potrebbe segnalare la compagnia?

P.S. 2: se guardate il terzo link che vi lascio merita una speciale attenzione la camicia del sindaco della città dove andremo a vivere. AIUTO!!!!

Vi lascio qualche notizia sul luogo dove andiamo (e dintorni):
- Wikipedia


Post pubblicato su a modo mio

venerdì 19 novembre 2010

É difficile finire...

...eppure, dopo 5 anni, il matrimonio, la maternità e 350 pagine scritte, studiate, approfondite e sudate, vi presento la mia tesi dottorale sulla paternità finita e rilegata. La discussione sarà venerdì 17 Dicembre (e meno male che non sono superstiziosa). 

Questo periodo é stato molto difficile. Circostanze personali mi hanno obbligata a finire il prima possibile ed alla mia direttrice di tesi non é piaciuto. Anzi, ha fatto di tutto perché non fosse cosí. Ma dopo aver insistito e supplicato ce l'ho fatta. Ad un caro prezzo però.

Dovrei scrivere un libro intitolato "la solitudine del dottorando" o qualcosa di simile. Si passano molti anni con la testa solo nel proprio studio e diventa quasi un ossessione che nessuno capisce fino in fondo. L'unica interlocutrice consapevole (in parte) del processo creativo é la direttrice di tesi. Ci sono dei momenti in cui credi di stare lavorando sull'argomento più rivoluzionario della storia. Altri momenti che pensi che quello che stai scrivendo non abbia senso, che stai perdendo il tempo, che non sei capace.

E uno dei momenti bui avviene proprio prima di finire. E se non hai l'appoggio della direttrice di tesi puoi entrare in un vortice pessimistico senza via d'uscita. Ed ogni appuntamento in quello studio risveglia antiche paure infantili. Come quando dopo aver studiato la lezione con la mamma il giorno prima, ti ritrovi poi ad essere interrogata e a non  sapere nulla. E vorresti che tua madre, o qualcuno, fosse lí a difenderti.

In questi giorni tutta la carica che ricevevo da Mr. F. scompare quando sono faccia a faccia con lei. Mi sento assolutamente sola ed indifesa e vorrei poter portarmi Mr. F. o avere almeno un briciolo della sua determinazione. Ma si sa, non sono nella posizione per poter reclamare. Già è tanto che sia riuscita ad ottenere quello che volevo. E questo ha un prezzo: deglutire l'ironia, la freddezza, l'indifferenza, le dure critiche (che magicamente appaiono solo adesso) sulla mia tesi, l'umiliazione. E ci provo ad essere roccia sulla quale scivolano le cattiverie ma non ci riesco. Assorbo e rimugino, ed il risultato é che cresce la rabbia, i sensi di colpa maledetti, il dispiacere, l'incomprensione.

Perché le persone predicano bene ma razzolano male. Lontano dall'ideale che dicono proporre, quando si  mette prima di tutto la famiglia, cercando però con tutte le forze di non pregiudicare la qualità del lavoro, ti etichettano. E lavorare fino a notte fonda e tutti i fine settimana non serve. Il pregiudizio é già solidificato.

Mr. F., per tranquillizzarmi, ha letto e corretto quasi tutta la mia tesi in un fine settimana, ha curato il formato e l'impaginazione, mi ha accompagnata a rilegarla e a ritirarla, ha passato molti fine settimana da solo con Memole. Se non ci fosse stato lui sicuramente sarei ricoverata con una crisi di nervi.

Poi, in tutto questo, Memole si é presa una gastroenterite con vomito, diarrea e vari risvegli durante la notte, Mr. F. pure, il frigo e la lavatrice si sono rotti. Abbiamo tutti gli alimenti in terrazza in attesa del nuovo.

Di positivo c'è che ho perso 2 Kg e mezzo. Cerco quindi di indossare tutto ció che, con disinvoltura, mi mettevo poco prima del matrimonio. Ed anche se ho una faccia spaventosa mi sento bene quando penso che credevo che non avrei mai potuto rimettere quei vestiti.

Vabbè, dicono che il peggio sia passato. Io credo di no. Però mi manca solo la discussione da preparare ed affrontare il grande momento della resa dei conti. Se un giorno, come spero, riuscirò a pubblicare in Italia, mi farete sapere cosa ne pensate.
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