mercoledì 30 marzo 2011

29

Sí, oggi sono 29. Il mio primo compleanno americano!
É il primo anno che mi sento piú "vecchia". Mi spiego. Nella mia vita, un pó per circostanze e un pó per scelte ho sempre anticipato alcune tappe professionali e personali. Non mi rammarico di questo, non penso di aver perso nessuna tappa né esperienza, peró mi sono sentita sempre "più giovane".

A 18 anni ero già diplomata e frequentavo l'Università in un altra città, a 20 ho conosciuto l'uomo della mia vita. A 22 avevo già la laurea triennale e a 23 la quiquennale. A 24 avevo già pubblicato la mia tesi (pubblicazione che con il senno di poi considero quasi vergognosa) e mi ero trasferita in un altro Paese. A 25 ero già sposata e a 26 ero già mamma. A 27 ero moglie, mamma, dottoranda quasi-professoressa all'Università, partecipavo a conferenze e scrivevo articoli. A 28 il dottorato.

Poi siamo arrivati qui. 29. Niente conferenze, docenza, pubblicazioni di articoli né di tesi (per ora, vediamo se più avanti riesco a lanciarmi...). Niente secondo figlio (nostro malgrado). Sembra quasi che la vita, professionale e personale si sia fermata. So che sono solo pochi mesi che siamo qui, ma i ritmi normali si sono stravolti cosí radicalmente che l'impressione é proprio quella di staticità.

Lo ammetto, faccio fatica a ridimensionarmi in questo nuovo spazio nel quale non sono più quella che ero, né di fronte  a me stessa né di fronte agli altri. Peró mi sto sforzando di vivere questo momento di tranquillità come un privilegio nel quale posso imparare ad essere più padrona di me, del mio tempo  e della mia famiglia senza pensare ad obiettivi da raggiungere il prima possibile, e sentire i miei quasitrent'anni (che impressione!) vivendo la vita giorno per giorno e non come un percorso ad ostacoli.

Oggi avrei voluto festeggiare come sempre mi é piaciuto fare, invitando gli amici piú vicini a casa a fare una merenda insieme. Ma qui purtroppo ancora non ho amici (diciamo che praticamente non ho  conoscenti). Quindi penso che sia il momento buono per tenermi stretta la mia famiglia, le persone che piú amo, e festeggiarlo cosí, fra di noi. Una cena fuori con il mio uomo stasera (se troviamo una baby sitter) e Memole che mi canta tanti auguri, cumpleaños feliz e happy birthay.

Non voglio dare l'impressione di essere in qualche modo insoddisfatta della mia "vita precedente", non penso di essermi persa nulla e se potessi tornare indietro rifarei TUTTO uguale. Però non nego che a volte la fretta degli avvenimenti mi abbia tolto un pò il respiro non facendomi godere appieno delle cose. Per esempio, anche se le circostanze purtroppo sono state quelle che sono state, sento di non aver vissuto come avrei desiderato il mio dottorato. Dico nel senso stretto della discussione della tesi. Molte persone affermano di ricordarlo come uno dei giorni piú belli della propria vita e che la gioia e la soddisfazione per la discussione hanno cancellato la precedente sofferenza. Per me non é stato cosí. Non ho un bel ricordo di quei momenti e mi dispiace non aver potuto godermelo appieno.

Quindi adesso non voglio perdermi questo momento. Penso a ció che avrei voluto fare se avessi avuto più tempo e ne vengono fuori di cose. Per cominciare sapete cosa ho chiesto per festeggiare?
1. una bicicletta (per gentil concessione-regalo della suocera). Anche se le temperature qui non superano ancora lo zero le giornate si sono fatte soleggiate e se ci si copre bene si può uscire. Abbiamo già il seggiolino di Memole (arrivato con gli scatoloni) e questa città è ben attrezzata per i ciclisti.
2. una macchina per cucire. Non ho la più pallida idea di come si usi, non ho fantasia, non ho "mani di fata". Ma ho sempre sperato di poter usarne una un giorno. E quel giorno é arrivato :))!!!  Siccome non l'ho ancora comprata si accettano consigli. Qui ho visto marche come Singer e Brother. Quali marche consigliate e quali caratteristiche basiche importanti deve avere per una principiante sarta?? HELP!!!

In questo giorno speciale festeggia un'altra persona speciale nata un anno dopo. E su questo post ci sta a pennello siccome (nonostante volesse fare la rockstar) ci racconta come sta vivendo quel suo già tre figlie. Tanti auguri Polly!!!!!!

sabato 26 marzo 2011

Negli Stati Uniti non si stende (é vietato)

...si usa l'asciugatrice. L’immagine nei film americani delle persone che si incontrano in enormi lavanderie per fare il bucato  é estremamente realistica. In generale gli appartamenti privati infatti non sono dotati di lavatrice e asciugatrice. Nella maggior parte dei casi ogni edificio ha uno spazio condiviso apposito. Le macchine funzionano con dei gettoni.

La cosa più strana é che si considera stendere come “indecoroso” e le asciugatrici (per loro) sono indici di un progresso. Nella "comunità" di case in affitto dove viviamo noi, per esempio, vige il regolamento di non stendere fuori, nemmeno nella propria terrazza. In generale negli Stati Uniti e nel Canada é vietato fare il bucato all'aperto. Come potete immaginare é impossibile comprare lo stendino in un normale supermercato (noi l'abbiamo comprato all'Ikea, tanto per cambiare).

Nel nostro appartamento abbiamo la fortuna di avere sia la lavatrice che l’asciugatrice (che vanno sempre in coppia). Io credo di non aver mai visto un asciugatrice fino ad ora. Devo ammettere che é comoda e lascia i vestiti estremamente morbidi e poco stropicciati. É vero anche che alla fine del suo ciclo lascia uno strato di cotone con il quale si potrebbe riempire un cuscino!

Di solito cerco di non usarla, per rispiarmare (qui le bollette dell’elettricità sono abbastanza care) e per non rovinare troppo i vestiti. Spesso mi faccio vincere dalla comodità, soprattutto perché non mi piace per niente stendere, poi anche perché avere in poche ore le cose lavate e asciugate non é cosa da poco!


Ho letto che negli ultimi anni in America e in Canada si sta pensando di togliere il divieto di stendere per una ragione economica. Le asciugatrici infatti rappresentano un consumo consistente non solo per l'economia domestica ma anche per quella nazionale ed ecologica.

In merito a quest'argomento potete trovare articoli interessanti qui e qui. Anche la mia amica Zicin ha parlato di questo tema qui.


Io credo che sia difficile abbandonare un'abitudine così radicata. Difficile tornare indietro dopo aver vissuto con l'asciugatrice.

Mi sembra che anche in altri paesi Europei esista l’usanza delle lavatrici condivise (Svizzera?). Voi ne sapete qualcosa?

** prima foto: trattasi del nostro stendino in Spagna, dopo il primo tentativo di spannolinamento. I panni stesi sono il risultato di un giorno di tentativi...

mercoledì 23 marzo 2011

Voi come mangiate?


Io ODIO cucinare. Prima non riuscivo ad ammetterlo però adesso sì. Considero cucinare la peggior perdita di tempo della giornata. Sarei disposta a scialacquare tutto il mio stipendio (che non ho) per avere a disposizione un cuoco personale.

Non è stato sempre così. Quando avrò la forza di raccontare i problemi alimentari che abbiamo avuto nella nostra famiglia gli ultimi anni senza farmi venire la rabbia, forse potreste capire il perché di questa avversità.

Mi sento abbastanza colpevole di non essere una brava cuoca. Una delle mie ultime aspirazioni è cucinare biscotti con Memole o sperimentare cose nuove in cucina. Uno dei più grandi sollievi di quando Memole andava all'asilo era sapere che a pranzo mangiava lì, quindi non mi dovevo preoccupare del suo pasto. Considero poi lo svezzamento una fase quasi peggiore dello spannolinamento (non ancora finito e forse mai iniziato). E NON SOPPORTO dover cucinare per gli ospiti. Soprattutto se devo fare più cose alla volta e mentre faccio l'una, l'altra si raffredda (o si brucia). (Non accettate mai un invito a pranzo o a cena dalla sottoscritta. Mi conoscereste nel mio lato isterico). 

Non mi sopporto per questa avversione che ho alla cucina perché adoro stare a tavola, sedermi in una tavola ben apparecchiata, mangiare assieme a chi amo senza musica né TV, invitare ospiti a casa...

Tempo fa sul Corriere della Sera ho trovato un interessante articolo sull'alimentazione dei bambini che sostiene l'importanza dello stare a tavola e ne sottolinea i benefici: prevenzione dell'obesità, dei disturbi alimentari, dell'ansia. Nell'articolo si sostiene che non importa tanto quello che cucini ma COME stai a tavola nei momenti familiari: la comunicazione, lo stare assieme, il non accendere la TV, lo stare composti.

Ecco, allora mi sono sentita in qualche modo "salvata" dal mio peccato di pessima cuoca. Nella nostra casa (cosa che ho imparato dalla mia famiglia di origine) abbiamo sempre dato molta importanza ai pasti: la tavola bene apparecchiata con bei piatti, delle belle tovaglie, gli spazi e i tempi adatti (anche se, per il mio odio verso la cucina, le cene tendono a spostarsi ad un più in là poco definito).

Anche nell'educazione di Memole siamo sempre stati abbastanza determinati sul modo di mangiare. Non è che non sia d'accordo con il finger food, però a me creava abbastanza nervosismo e rovinava l'ambiente di convivialità. Inoltre all'asilo ci hanno consigliato di passare subito alla forchetta per non dover fare due passaggi: prima consentirgli l'uso delle mani e poi vietarglielo. Memole ha accolto l'uso delle posate con entusiasmo. Siccome poi anche all'asilo mangiava con la forchetta c'era una specie di continuità educativa. 

Da quando ha 20 mesi Memole mangia autonomamente con le posate assieme a noi a tavola, avvicinando il suo seggiolone regolabile. Io ho voluto che mangiasse al più presto da sola e con noi per evitare la sensazione di cucinare il doppio delle volte al giorno considerando i diversi orari. 

Fin da subito abbiamo insistito sul fatto di stare composta, di assaggiare un pò di tutto, di pulirsi mani e bocca quando si sentiva sporca, di chiedere il permesso per scendere. Non ci siamo mai sentiti hitleriani e lei mangia tutto con gusto e senza problemi. È molto fiera di poter mangiare a tavola con noi e poco a poco comincia ad entrare nelle conversazioni. Con entusiasmo avvisa quando è pronto, appena seduta chiede di mettere il tovagliolo e poi dice amen?? (significa che vuole che diciamo la preghiera prima di iniziare). Inoltre, le (poche) volte che andiamo a mangiare fuori non abbiamo l'angoscia dei disastri (sa muoversi con molta attenzione) ed ha imparato a non avere l'ansia di finire e scendere subito, ma di saper aspettare un pochino (un pò eh?? anche lei è una bambina e più di tanto non dura).

Io credo che sia buono creare questi rituali, insistere fin da subito sul modo di stare composti. Alla fine il nostro corpo comunica, e la compostezza a tavola indica il momento importante che stiamo vivendo assieme. A me ha stupito la capacità di Memole di imparare certe regole basiche (mangiare a bocca chiusa, non fare bocconi troppo grandi, mettere tutte e due le mani sul tavolo, etc...) e molto presto la parola "composta". In questo modo mi sembra di educare direttamente verso l'obiettivo senza "deviare" e poi dover cambiare più avanti.

E voi come mangiate??

lunedì 21 marzo 2011

Obsession


Questi i disegni di Memole. Dice che rappresentano il sole e papà. A vederli cosí sembra sia affetta da una turba mentale :)!!!
Qualche vostro figlio ha l'ossessione dei circoli???

mercoledì 16 marzo 2011

In America si dorme con la luce

Quando siamo arrivati in America, il nostro primo luogo dove abbiamo dormito é stato l'hotel. Da subito  ho notato che, per oscurare le camere, non c'erano tapparelle, persiane, scuri o come si vogliano chiamare (esiste una differenza??), ma delle tende spesse e pesanti. Nell'immediato non ho dato al fatto molta rilevanza siccome mi sembra che a volte negli hotel si adotti questo genere di soluzione (ma non sono sicura di questo dato che non siamo, ahimè, grandi frequentatori di hotel).

Poi, arrivati nella "nostra" casa, abbiamo scoperto che le finestre erano dotate di fragili e sottili veneziane. Sí, proprio quelle delle scuole elementari, per intenderci, quelle che scendono giù storte e che bisogna manovrare con quei lunghissimi fili che si aggrovigliano. Potete immaginare come questa soluzione ci offrisse un pò di privacy senza però risolvere il "problema" della luce.

Io dormo bene solo al buio. Se poi considerate che la notte -piazzato davanti alle nostre camere da letto- c'è un gigantesco lampione, che qui il sole sorge prima delle 6 e che la casa ha delle enormi finestre, ecco, allora potete immaginare il problema.

All'inizio abbiamo pensato di comprare le tende. Ma a me quelle spesse, scure e pesanti proprio non mi piacciono**. Poi tutto sommato, sebbene tolgano un pò di luce, non creano affatto una stanza buia.

Allora che si fa? bè, si consulta il catalogo Ikea, le soluzioni lí si trovano sempre.
(Ok, lo ammetto, siamo tornati. Ma questa é un'altra storia piena di disavventure su cui magari scriverò un'altra volta). 

Di fatto abbiamo trovato queste. Brutte e assolutamente antiestetiche però efficaci (e non chiedetemi perché le abbiamo scelte grigie. Era l'unico colore che rimaneva, sgrunt). Allora Mr. F, si é messo sotto. Questa volta bisognava segare un palo di alluminio e un bastone di legno, poi smontare le veneziane e con il trapano fare i buchi per mettere le nuove.

Ecco il risultato. Ovviamente abbiamo già comprato anche una tenda molto carina per coprire.


Ho iniziato a far caso ai film americani ed effettivamente....gli Americani dormono con la luce!!! Poi ho chiesto a varie persone che vivono in America e mi hanno confermato. La sicurezza l'ho avuta quando, una settimana dopo aver comprato i "roller blind" all'Ikea li avevano ritirati dal commercio. Non li usano.

Voi cosa sapete? Qualcuno che vive, ha vissuto, é passato per l'America mi conferma questa "strana" abitudine anche in altre parti?

**rileggo lo strafalcione e nessuno mi dice niente??? colpa dello spagnolo che insegna a dire "a mi me gusta".

mercoledì 9 marzo 2011

É arrivato un bastimento carico di...

29 scatoloni!!!!!!!!
Dopo un viaggio intercontinentale dalla Spagna che é durato circa 70 giorni, facendo anche  una visita a New York (beati loro) e mille problemi di dogana una volta a Minneapolis, eccoli qui (arrivati ovviamente assieme ad una copiosa nevicata)!!

Il nostro piccolo pezzo di casa, di cuore. Quest'arrivo é come se segnasse la fine della prima fase di adattamento. Il prezioso carico contiene di tutto: l'agognato seggiolino per macchina di Memole, il seggiolino per la bici, il suo lettino e i suoi giochi, il suo triciclo, la carrozzina, il gruppo 0, il seggiolone, il ferro da stiro, IL MIO BIMBY (!!!!!), la desideratissima racchetta di squash di Mr. F., il risiko, il cluedo, i miei libri di studio, diverse cornici con foto etc...


(La nostra vita riassunta e compattata in 29 scatoloni)

(Memole osserva divertita la scena)

Molti ci hanno chiesto perchè la scelta di portarci tutte queste cose. In fondo qui negli States tutto costa meno (ed é vero). Il fatto é che non avendo una casa nostra, non sapevamo dove lasciare tutte queste cose (nelle rispettive case dei genitori abbiamo lasciato qualcosa ma non potevamo riempirgli la casa di scatoloni), venderle tutte sarebbe stato impossibile ed affittare uno spazio dove lasciarle, a lungo andare, sarebbe costato più della spedizione (e poi, dove lasciarle??). Poi a me dispiaceva dover ricomprare TUTTO (parlo anche di vestiti, scarpe, biancheria per la casa, etc.).

E così eccoci qui, pronti a ricominciare con dei pezzi dell'altra vita e molti altri della nuova. In fondo gli oggetti fanno parte di noi...

lunedì 7 marzo 2011

L'amore é un tango

Il tango, nell'immaginario comune, é quello sensuale e passionale, quello di Antonio Banderas per intenderci, o quello "classico" maldestramente ballato in Scent of woman (in questo film ció che rende spettacolare é l'ambientazione e lo splendido tango, non certo la qualità del ballo). In realtà c'è un altro tipo di tango che combina l'eleganza con la passione.

Si sbaglia chi crede che nel tango sia l'uomo a "comandare". Una coppia di ballerini deve raggiungere un'intesa perfetta nella quale sia l'uomo che la donna hanno lo stesso protagonismo. L'uomo nel tango non comanda, suggerisce. La donna interpreta. Per questo si tratta di una danza che richiede un continuo scambio nel quale non c'è una posizione più o meno importante dell'altra. La parte della donna non è un semplice farsi guidare. É avere la capacità di "sentire" senza parole dove la sta portando il suo uomo, cercando di armonizzare i movimenti e i passi.

Apparentemente è l'uomo che prende l'iniziativa di un passo o un movimento, ma in realtà, trascinati dalla musica e dal gioco di sequenze, in un'esperta coppia di ballerini non si percepisce chi abbia l'iniziativa perché l'idea di uno è fonte d'ispirazione e motore dell'iniziativa dell'altro, in una specie di "effetto a catena". E quando uno dei due interpreta diversamente quello che la sua coppia suggerisce, l'altro può seguire e accompagnare "lo sbaglio" così da non far percepire la "mancata" intesa ma armonizzarla con la musica. Un tango ben riuscito dipende da un ottimo intuito maschile che sa combinare la sequenza dei passi con il ritmo della musica e dalla creatività femminile che interpreta personalmente il suggerimento offerto.

Un giorno, il nostro insegnante di tango disse a Mr. F. mentre stava ballando con me: "Obbligala a fare quello che vuole".  Se la coppia ha raggiunto alti livelli di intesa, allora l'uomo sa quello che la donna vuole, e per questo deve solo "obbligarla" a farlo. Il tutto richiede un misto di concentrazione e abbandono nel quale l'effetto finale, agli occhi dei più, sembra dettato dall'improvvisazione. Ma quanto tempo c'è dietro, quanta pazienza, quante incomprensioni e battibecchi...
Il risultato di tanti sforzi è riuscire a ballare assieme senza pensare alla sequenza dei passi ma lasciarsi trascinare dalla musica e dalla persona che condivide con te questa danza.

Spero che la mia vita con il mio uomo sia un tango senza fine, dove ognuno impari ad aspettare, a capire, a interpretare l'altro lasciando spazio alla creatività, alla passione, allo sforzo costante. Che i nostri passi possano sempre essere sincronizzati, anche se diversi. Che, in un gioco di alternanze, ognuno sappia "obbligare" l'altro a fare quello che l'altro vuole.

Chi ci conosce da un pò sa come é iniziata la nostra passione per il tango. La scorsa settimana abbiamo cominciato il nostro quarto corso. Questa volta in America! Che emozione!! (Per inciso ho capito buona parte della lezione, o almeno é questo che credo!).
Sabato siamo anche riusciti ad andare a ballare ad un ritrovo di tangueri ed abbiamo conosciuto un pò di gente. Qui sono molto accoglienti!

Memole, come sempre, viene con noi. Ormai, ovviamente, non dorme più, ma le piace guardarci mentre nel frattempo si diletta nelle sue attività.

* Il primo video é un frammento dell'ultima nostra esibizione in terra spagnola nella quale abbiamo presentato due coreografie e un ballo d'improvvisazione (questo). Notate con che padronanza, stile, decisione, eleganza, balla il mio uomo. Un ballerino provetto! Chi l'avrebbe mai pensato, lui che si diceva assolutamente negato per il ballo!

Il secondo video é un tango che spero un giorno di poter ballare con il mio uomo (lui dice che con un pó di esercizio saremmo già in grado di fare questa coreografia ma a me l'ultima parte....chissà!).

Il terzo, per seguire l'escalation, è -per me- il meglio del meglio. Quello che, per essere realistici, non raggiungeremo mai. Ma è un piacere per i sensi!








giovedì 3 marzo 2011

Io lavoro

Tutte le mattine, quando Memole si sveglia, chiede dove sia papà. Quando eravamo in Spagna era lui che si occupava di svegliarla e vestirla e poi uscivamo di casa insieme. Allora io le spiego che é al lavoro. 
Lo scorso fine settimana abbiamo accompagnato Mr. F. a laboratorio (sí, deve passare in laboratorio anche i fine settimane). Lui é biologo, lavora con le cellule staminali adulte. In Spagna si occupava del cancro al fegato mentre adesso si occupa della ricerca sugli infarti.

Quel giorno doveva cambiare "il coltivo" alle cellule. Allora Memole lo guarda attento e chiede cosa fa (papà, cendo???) e io le spiego che fa fare il bagno alle celluline. La Domenica Mr. F. torna in laboratorio e quando ci saluta Memole gli chiede cosa va a fare. Lui gli dice che va a mettere la medicina a un topolino (lavora con topolini). Memole rimane affascinata.

Il giorno dopo dice:
"mamma, yyyo vacche e cascia . Yyyo cina scioino. Ta tao, yyyo laboro" (mamma, io vado a mettermi le scarpe e la giacca. Vado a dare la medicina al topolino. Ciao ciao io vado al lavoro).

Si chiude nello sgabuzzino ed esce cosí (e non sono riuscita a fotografare la versione con borsa e guanti):


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