martedì 4 dicembre 2012

Avvento: il nostro calendario


Quest'anno mi sono proposta non solo di arrivare in tempo ma di giocare d'anticipo sulle decorazioni natalizie siccome qui negli USA il 26 Dicembre si tolgono "baracche e burattini". 

Ho approfittato quindi del ponte di thanks giving per tirare fuori gli addobbi e fare l'albero di Natale. Per il Presepe ho un'idea speciale che mi prenderà un pò di tempo. Penso di realizzarla durante il prossimo fine settimana.

Il primo Dicembre, puntualissimi, abbiamo appeso il calendario dell'avvento comprato l'anno scorso. È un calendario di feltro che mani esperte (non le mie) possono produrre perfettamente. Mi piace perché non ci fa dimenticare che l'attesa che stiamo vivendo è quella per la nascita del Bambino Gesù, e lo scorrere dei giorni arricchisce gradualmente la scena finale.

Poi, sbirciando tra i vostri blog, ho trovato l'idea di Marlene del calendario del tempo e mi è piaciuta moltissimo. Come lei ho pensato che, soprattutto ultimamente, Memole passa spesso in secondo -o in terzo piano-. Dopo Puffetta, dopo le pulizie, dopo il preparare la cena.... Le dico troppe volte "dopo". 


Così ho cominciato a scrivere i bigliettini da mettere nelle apposite tasche proponendo attività che so che le piacciono. È un modo anche per me di prendere un impegno con lei senza rimandare come spesso faccio.

Però mentre scrivevo i bigliettini pensavo: sí, io faccio i buoni propositi di pazienza e bontà e poi?? se lei mi "risponde" con capricci e scenate durante il giorno? 
Quindi ho pensato che anche per lei fosse una bella occasione per fare qualcosa di piccolo ogni giorno, sforzarsi insomma. 

Cosí nei biglietti, sotto alla proposta di attività condivise, ho scritto le cose che si impegna a fare lei. Cose come sparecchiare il suo posto, portare la biancheria sporca a lavare e piegare il pigiama prima di andare a scuola, prestare un gioco a Puffetta, non fare capricci quando è ora di andare via da un'attività che le piace, chiedere sempre per favore e dire grazie, etc...

Lei ha accolto la proposta con grandissima emozione e con impegno nello svolgere i suoi piccoli doveri. Stasera, mentre dicevamo le preghiere sdraiate nel suo letto, ho notato che stringeva forte nella mano qualcosa. Era il bigliettino di oggi. Mi ha chiesto se poteva tenerlo a letto...

martedì 6 novembre 2012

USA: Halloween 2012

L'anno scorso avevo parlato di come vivo e sento Halloween. Mi manca il nostro Carnevale, allegro, colorato, pieno di coriandoli e stelle filanti, delle sfrappole (chiacchiere o come si vogliano chiamare) e dei carri. Halloween ha tutto un altro senso un pò lugubre basato su un tema di fondo buio. C'è da dire però che mi piace la tradizione di andare porta a porta a chiedere le caramelle. È divertente ed è una buona occasione per conoscere il vicinato. 

In assenza del Carnevale quindi ci si adatta.
Nei miei ricordi di infanzia il travestirmi (e vedere gli altri travestiti) era una delle cose più belle e divertenti. Vorrei che anche per le nostre bambine questi momenti facessero parte di bei ricordi.

Quest'anno il nostro Halloween è cominciato con la decorazione delle zucche a casa nostra insieme ad amici con finale condito da pizza casereccia, coca cola e tiramisú (la mia zucca è la più brutta. Sì, quella che non si capisce cosa sia. Il prossimo anno mi impegno di più!).






Il week end prima di Halloween abbiamo partecipato ad una festa per bambini dove, dopo un concerto preparato dai ragazzini delle medie, abbiamo partecipato a dei giochi a tema adibiti nella palestra della scuola.

Per l'occasione ho "creato" due dolcissime topoline utilizzando dei "pezzi" che avevo in casa e delle orecchie.




Il giorno di Halloween siamo stati nello nello stesso centro commerciale dell'anno scorso. In ogni negozio distribuivano abbondanti manciate di caramelle. Per quest'occasione Memole si è vestita da Pochaontas. Non c'è una ragione specifica per la scelta del costume, era il più accettabile che ho trovato nel negozio dell'usato. I classici vestiti da principessa stanno cominciando a nausearmi e questo stile un pò selvaggio mi è piaciuto!

Finita la raccolta delle caramelle ci siamo diretti ad una festa. L'invito è arrivato da parte di alcune mamme della scuola. Abbiamo mangiato pizza, lasagne, dolciumi, torte di zucca etc. Verso le 18.30 il tanto atteso "trick or tr treating". Ci siamo divisi in due gruppi bambini e genitori e abbiamo bussato alle porte dei nostri vicini. Memole si è divertita tantissimo...e abbiamo caramelle per Natale, la Befana, Pasqua e Halloween dell'anno prossimo!

giovedì 4 ottobre 2012

Me Time


Qualcuno si sta preoccupando di questo lungo silenzio (grazie mille!! mi sento molto coccolata!!). 
Noi stiamo tutti bene. Avrei mille cose da raccontare, alcune belle ed alcune molto meno.
La cosa migliore è che quest'anno ho tempo per me, solo e solamente per me. E mi sembra di sprecarlo se sto su internet.

Cosa è successo? Bè, se qualcuno si ricorda gli avvenimenti lavorativi dell'anno scorso, la questione si è risolta felicemente per me. Nel senso che dopo aver gentilmente protestato, per riparare il danno fatto mi hanno offerto riduzione dell'orario di lavoro e un aumento di stipendio. Vi sembra un miracolo?? Sì lo è.

E cosí il lavoro non mi genera nessun tipo di stress, non porto lavoro a casa, non esco trafelata da scuola con bambine piagnucolanti al seguito, non immolo la mia pausa pranzo per preparare lezioni spettacolari. No, semplicemente vivo di rendita del lavoro dell'anno scorso. E non ho nessuna intenzione di cambiare.

Mi è sempre più chiaro che il lavoro che sto facendo non fa per me. Però per quest'anno è la soluzione ideale e la prendo molto felicemente, cosí com'è. Lavoro dalle 8.00 alle 13.30. Ho una pausa pranzo di quasi un'ora nella quale velocemente torno a casa, faccio i letti, stiro, metto lavatrici, arieggio e cerco di dare alla casa la decenza che non è possibile raggiungere quando corriamo trafelate a scuola. Mi piace fare questo. Quando torno con le bambine adoro immaginarmi che la mattina è venuta la signora delle pulizie e ha lasciato tutto a posto.

Memole esce alle 15 da scuola. Per Puffetta, dopo tremendi e penosi giorni di ripensamenti e sensi di colpa abbiamo scelto un daycare familiare (una persona che si occupa di tot bambini nella sua casa). Siccome comunque non rientro nella fascia oraria del part time e devo pagare full ho deciso che non la sarei andata a prendere subito uscita da scuola, ma dopo essere passata da Memole (il daycare è a 3 minuti di macchina dalla scuola).



Per fortuna Puffetta è felicissima di questa sistemazione e non ho avuto crisi di abbandono (IO). Dispongo quindi di un'ora pulita al giorno TUTTA per me. Cosa faccio?? Spesa, (ogni TANTO anche shopping), relax casalingo, mail arretrate, ma soprattutto VADO IN PALESTRA. Sissignori. Sono passati nove mesi dallo "svuotamento". E ho sentenziato che se ci vogliono 9 mesi per diventare una mongolfiera ce ne vogliono almeno altrettanti per tornare come prima. Ma mi mancano ancora 4 kiletti. Quindi si va con le manieri forti.

Poi ho cominciato (grazie alla mia amica-inviata-nel Texas) a studiare qualche possibilità per imboccare la mia strada lavorativa. In maniera sporadica, gratuita e praticamente informale, ho ricominciato a mettermi dentro alla mia passione: la formazione dei genitori e la ricerca pedagogica sulla famiglia. Ci sono alcune interessanti possibilità che si affacciano. Spero di riuscire a poterle coltivare.

È un momento non facile sotto alcuni punti di vista. Ma mi sento bene come non provavo da molto tempo. Godo enormemente di semplici momenti perfetti. O semplicemente perfetti. Di quelli che vorresti mettere la pausa e goderteli ancora un pò. La pizza i calzoni e il tiramisú preparati assieme, le pernacchie e le risate, i playmobil e i lego, il tango, il cinema, le amicizie. Quelle faticosamente coltivate durante l'estate che iniziano ad esseri importanti. 
Non lascerò volare via questo palloncino cosí leggero...

martedì 21 agosto 2012

Quattro

 ...come la nostra famiglia. Stamattina al tuo risveglio siamo entrati in camera con i regali che ci hai chiesto per il compleanno: le candeline con le stelline, una piantina con foglie e fiori (che quella tua era morta siccome papà si era dimenticato di darle l'acqua) e quattro palloncini.

Eri felice, al settimo cielo. Ci vuole così poco.... I festeggiamenti continueranno. Nel pomeriggio papà uscirà prima dal lavoro per andare  solo noi tre al cinema e sabato ti abbiamo organizzato una piccola festa a sorpresa con gli 8 amichetti più cari che hai. Una festa a tema: le principesse (eh signori, noi siamo molto originali!!).
Se potessi dire qualcosa che ti caratterizza non avrei nessun dubbio. È la capacità di adattamento. Sei nata in un paese che non è il tuo. Poi ci siamo trasferiti. È cambiato tutto: la lingua, il clima, l'orario, le persone, la casa, l'asilo, gli amici e persino la tua famiglia che si è allargata accogliendo la tua sorellina.
Tu hai sempre vissuto ogni cambiamento con entusiasmo, con voglia ed energia, col sorriso sulle labbra, con quel tuo modo di essere protagonista attiva di tutto.


E -bambina mia- se l'adattamento è la chiave dell'evoluzione (della maturazione e della crescita), allora hai il mondo in mano. Già da ora.

Cavalcalo sempre!

TANTI AUGURI stellina nostra, batuffolina di papà. Ti vogliamo un bene inimaginabile!


mercoledì 18 luglio 2012

Prendi sto biberon!!


Ok, l'ammetto, l'altra entrata è stata pubblicata per errore. Però uno dei commenti non era poi tanto sbagliato.

Quando un neonato si rifiuta di passare dal seno al biberon....non c'è niente che si possa fare. 

A me è successo con Memole. Tutti a farmi una testa tanta dei benefici dell'allattamento esclusivissimo. Due mesi per cercare di "installare" sto benedetto allattamento, poi a tre mesi e mezzo, alle porte del rientro al lavoro, l'amara scopera. Rifiuta il biberon. Cioè l'allattamento stava funzionando cosí bene...che non c'era più modo di liberarsene....

Ho sentito di essere cosí importante per la sua alimentazione da non poter respirare, da non poter uscire la sera (figuriamoci poi andarmene via due giorni con il mio uomo), da dover controllare sempre l'orologio e pensare che magari a casa mia figlia stava gridando dalla fame.
A niente è valso il far provare al papà mentre mamma era fuori, alla nonna, agli zii, lasciarla un giorno intero a digiuno, tirarmi il latte e congelarlo, cambiare biberon e tettine, cambiare latte artificiale. Lei voleva solo ed esclusivamente il seno.

Racconto quello che mi succede in giro e magicamente tantissime mamme hanno lo stesso mio problema. Ma avvisare prima no eh?

Insomma, dopo aver litigato con i miei sensi di colpa di pessima madre che voleva staccare prematuramente la bambina dal seno per poter guadagnarsi la pagnotta ho deciso di prendere sti benedetti sensi di colpa a braccetto e trovare soluzioni alternative. Ho provato a rifilarle il latte facendoglielo bere dal bicchierino nero dei vecchi rullini di macchina fotografica (vi ricordate??), e gliel'ho anche dato con il cucchiaino (tempo stimato del pasto tra 1 ora e 1 ora e mezza con annessi spargimenti di sa... ehm latte ovunque). Poi l'idea. 

Io glielo faccio bere con la cannuccia. Avete presente quelle specie di borracce con una cannuccia di plastica un pò dura incorporata (ma che arriva fino a giù in fondo)? Io l'ho trovata in Spagna, non so se esistano in Italia. All'inizio nessun risultato, poi piano piano.... a 5 mesi Memole era diventata la bevitrice di latte con cannuccia più veloce del West. Memole non ha MAI bevuto da un biberon (nemmeno adesso ci vuole provare alla veneranda età di 4 anni). Potrebbe entrare nel guinnes come la speedy gonzales delle cannucce. E non ha mai voluto un ciuccio. Un altro vantaggio è stato che siccome da questa borraccia si può bere senza dover sollevarla, Memole ha imparato ad autoalimentarsi molto in fretta.

Poi nasce Puffetta. Dopo due mesi dovevo tornare al lavoro. No, a questo giro non mi faccio fregare. Comincio 15 giorni prima del rientro a togliermi gradualmente le due poppate della mattina (che corrispondevano alle mie ore di lavoro) e le sostituisco con l'artificiale. Ho deciso che non mi sarei tirata il latte al lavoro. L'ho fatto con Memole e non volevo ripetere.

Puffetta all'inizio non amava il biberon. Mangiava poco e poi mi guardava come dire: "ok, non scherziamo, adesso passiamo al pasto vero. Dammi sta tetta". Questa situazione è durata circa una settimana e le cose andavano migliorando ogni giorno. In quelle due poppate le offrivo sempre prima il bibe e poi il seno per due poppate. Il resto delle poppate solo seno. E ce l'abbiamo fatta.

Ancora adesso continuo cosí anche se sono in vacanza siccome ormai non ho più latte la mattina. La mattina abbiamo cominciato con le pappette. Il resto del giorno prende il seno.

La mia conclusione è: l'allattamento esclusivo è una cosa stupenda ma consiglio, se il volere della madre è un giorno passare al biberon, di abituare il bebè prima del secondo mese (più avanti si va peggio è), al biberon. Ci si può tirare un pò di latte (non necessariamente una poppata intera, basta poco) e darglielo ogni giorno. Per prevenire.

E se per gli altri non c'è speranza...provate con la cannuccia!

venerdì 15 giugno 2012

A proposito di felicità. Chiara ed Enrico

Ci sono certe storie che non vorresti sentir raccontare. Perché ti sbattono in faccia troppe domande difficili.

Chiara si è sposata poco dopo che è nata Memole alla stessa età in cui mi sono sposata io. 25 anni. Poco dopo il matrimonio un piccolo cuoricino batte dentro di lei. Ma in una delle prime ecografie diagnosticano una grave malformazione: la bambina non ha possibilità di sopravvivenza. 

Chiara decide assieme al marito di portare avanti la gravidanza e far nascere la bambina che vive solo mezz'ora dopo il parto. 

Ma non finisce qui la storia. In una seconda gravidanza, per altre ragioni, anche il secondo figlio raggiunge il Cielo subito.

La terza gravidanza va molto bene. Fino a quando scoprono, questa volta a lei, un cancro. Chiara posticipa le cure per proteggere il suo bambino. 

Pochi giorni fa "Chiara è nata in Cielo". Ha lasciato il suo terzo bambino alle cure del papà ed è andata a fare la mamma ai due bambini che la stavano aspettando.


Storie cosí fanno sorgere tante domande.
Forse il primo impatto è: ma che famiglia sfortunata! Avevano avuto dei segni chiarissimi di problemi. Perché non hanno deciso di terminare la prima gravidanza e, magari adottare? Lei si sarebbe potuta curare (più avanti quando avesse scoperto del cancro) e avrebbe potuto prendersi cura di suo marito e dei figli.

Perché far nascere due bambini che non hanno speranza di vita? Perché "sacrificare" la propria vita per un bimbo non nato e che non conosciamo?

C'è chi ha suggerito che la storia ha a che vedere con l'integralismo religioso, il maschilismo, la subalternità della donna e del suo corpo a quella dell'uomo e del nascituro.

Io credo che, seppure il sottofondo sia una coerente Fede (che tanto sottofondo non è siccome è forte ed intenso), tutto questo centri poco con la Fede stessa. Centra più che altro con l'essere madre, con il "regalare" il proprio corpo alla Vita (è quello che facciamo quando siamo in gravidanza e partoriamo), del senso di essere genitori. E mi riferisco anche ai padri. Che, lontani dall'essere i "sottomissori" delle donne, riescono a capire il dono della vita a tal punto da accettare il rischio di perdere la propria donna.

Probabilmente le domande che sorgono sono più profonde:

Qual'è il senso della Vita? Forse la Vita stessa?
O l'Amore?
Da cosa si misura? Dalla lunghezza della Vita o dall'intensità di pochi attimi vissuti come un soffio? E se in questo istante, in questa mezz'ora, c'è "l'essenza" della Vita? 

Qual'è il compito dell'essere genitori? Evitare al figlio la sofferenza? Amarlo fino al "sacrificio"?

La felicità è assenza di sofferenze? Di disgrazie? O la sofferenza è la radice più profonda della gioia se coltivata?

Ascoltate la testimonianza di Chiara, come parla della paura che ha avuto, della sua determinazione nella decisione di far nascere sua figlia, dei calcetti nella pancia come dimostrazione evidente dell'amore "restituito", del suo parto che lei ha voluto naturale. Quale amore più grande? Credo che questi bambini siano stati immersi dall'Amore dei loro genitori fin da subito, ed ancora di più da quando hanno scoperto il triste destino. Fino ad accompagnarli per mano in Cielo. E quello che chiede un bambino ai genitori è "solo" Amore.

In un'ottica più ampia e se vogliamo credere in qualcosa che va "aldilà" questa storia non è finita ma continua tra Cielo e terra.

Poco tempo fa una persona che conosco per amicizie trasverse ha perso la sua bambina al secondo mese dopo la nascita per "morte bianca". Ha detto: "se la vocazione di noi genitori è portare i nostri figli in Cielo, allora con lei sento di averla compiuta...".

La foto in alto è di una Vergine che abbiamo visitato qui negli States che mi ha fatto molta tenerezza. È la madre dei bambini mai nati. Li voglio pensare cosí, accoccolati sul suo ventre e cullati tra le sue braccia. Vicino a una mamma.

Sotto il video. Non sono molti minuti e Chiara parla con una semplicità disarmante.

Aggiungo una postilla di un articolo che è stato pubblicato su Vanity Fair e ne riporto una parte del testo perché non ha bisogno di altre parole:

"Nella sua vicenda c’è un messaggio ulteriore, che non ha a che fare né con la religione né con l’ateismo, almeno intesi in un certo modo, che ci ha fatto in qualche modo piangere con lei. L’idea che anche l’esperienza più dolorosa, almeno quella che la nostra cultura vede come insostenibile, assurda, atroce e quindi da rimuovere, possa invece essere vissuta pienamente, come qualcosa che ti arricchisce e ti rende per questo felice. Insieme a questa, c’è anche un’altra affermazione-testimonianza: non conta la brevità di un’esperienza, ma la sua intensità, la sua bellezza. Insomma, quello che deve spaventarci non è il dolore, qualcosa che ci rende vivi, umani, connessi gli uni agli altri. Né la prospettiva della fine, perché quella esiste comunque. Anzi, la paura della morte si sconfigge proprio vivendo esperienze fino in fondo. Senza troncarle né anestetizzarle".


Testimonianza di Costanza Miriano (dopo il funerale).



giovedì 14 giugno 2012

Felicità

Ci sono attimi in cui la felicità ti sorprende.

Il pic nic di fine anno nel parco della scuola (siamo in vacanza!!!!!!!!).




Salti con paparino e bollicine dopo l'acquazzone

Momenti di intimità la mattina tra sorelle
















Farsi pitturare la faccia ad una fiera

Poi questo... (E sapere che tra 12 giorni -inaspettatamente- posso vivere questi momenti con mia sorella che viene a trovarci per due mesi e mezzo!!!!!!!!!!!!!!!! happy happy happy)

venerdì 8 giugno 2012

WFM 2012


Che cos'è??? ma l'incontro mondiale delle famiglie!!!. Io ho avuto la fortuna di andare a quella di Valencia, nel lontano 2006. Io e Mr. F. non eravamo ancora famiglia ma mancava poco. Ed in quella giornata ho affidato tutti i nostri progetti futuri. Quest'anno ho potuto seguire l'evento solo da lontano. Ma ho avuto un inviato speciale. Woofer ci racconta...

<<Tortellino saluta il Papa!>> <<CIAO BENEDETTOOOOOO!!!>>.
È venerdì 1 giugno pomeriggio in una assolata piazza Duomo a Milano ed iniziano così i nostri giorni in compagnia di Papa Benedetto XVI in occasione dell'incontro Mondiale delle Famiglie 2012.
Tortello è esaltato al vedere tutta quella festa per l'arrivo di Benedetto e sventola all'impazzata il suo fazzoletto bianco per salutare il Santo Padre.
Il Papa è venuto a Milano per celebrare tutte le famiglie del mondo, per ricordare a tutti e ciascuno di noi che siamo nel suo cuore e nel cuore di tutta la Chiesa e noi eravamo lì ad accoglierlo al suo arrivo.

Vi eviterò il racconto della 3 giorni di avvenimenti, di levatacce e di camminate, ma non posso esimermi dal raccontarvi le sensazioni che ho provato e le impressioni che ho avuto di questo avvenimento!

Innanzitutto la principale sensazione che ho provato in questi giorni è stata di PACE e di GIOIA.
Vedere un tale dispiegamento di persone, la presenza del Papa, sentire le parole di vicinanza ed incoraggiamento di tutti e capire che la mia famiglia vive in comunione con tantissime altre famiglie e che, nonostante tutto, ognuno di noi vive generosamente la propria dimensione familiare, è stato un balsamo di serenità e felicità! Insomma vedendo tutti quei volti mi veniva da pensare: NON SONO SOLO!! Io e Lady L. non siamo soli nella nostra lotta quotidiana per portare avanti la nostra famiglia. 
Insieme a noi c'erano migliaia di altre coppie di ragazzi, di adulti, con figli più o meno grandi al seguito, che avevano un desiderio fortissimo di fare festa e di testimoniare al mondo la gioia che una famiglia cristiana porta con sè e di cui può essere un "portatrice sana".
Tutti noi eravamo stanchi per la levataccia, per la camminata e per l'attesa antecedente i grandi eventi -S.Messa della Domenica in primis- ma ognuno di noi si sentiva trasportato da una forza interiore che gli faceva superare questi piccoli ostacoli perché... VOLEVA FARE FESTA!!!

Il Santo Padre, poi, con le sue parole ed i suoi gesti è stato veramente... paterno: nell'esortare tutti noi alla perseveranza nel nostro cammino, nell'indicare la strada del perdono e dell'unità come via per il raggiungimento della maturità dell'amore tra gli sposi, nel sollecitare tutti ad essere testimoni coraggiosi e gioiosi dell'Amore. Il Papa ha parlato alle famiglie in crisi economica, ha parlato delle famiglie straziate dal dramma del divorzio, si è rivolto a quelle famiglie che fanno fatica a trovare tempo per stare insieme incalzate da ritmi professionali frenetici e a tutti a detto un unica cosa: ABBIATE FEDE! ABBIATE SPERANZA! Dio ci guarda e ci sorregge, ci ama e ci guida: siete tutte nel cuore di Dio e se da parte nostra ci sarà l'impegno umano per essere uniti e per superare le difficoltà, Dio Padre non farà mancare il suo aiuto amorevole!
Non vorrei annoiarvi troppo, ma il paragone che ha fatto con il vino delle nozze di Cana durante la festa delle testimonianze la sera di sabato 2 è stato... commovente: 

"Nel Rito del Matrimonio, la Chiesa non dice: «Sei innamorato?», ma «Vuoi», «Sei deciso». Cioè: l’innamoramento deve divenire vero amore coinvolgendo la volontà e la ragione in un cammino, che è quello del fidanzamento (...). Il primo vino è bellissimo: è l’innamoramento. Ma non dura fino alla fine: deve venire un secondo vino, cioè deve fermentare e crescere, maturare. Un amore definitivo che diventi realmente «secondo vino» è più bello, migliore del primo vino".

Nelle grande adunate che la storia ricordi, il segno distintivo spesso è stato l'odio, la violenza, la protesta più o meno rumorosa: penso alle grandi adunate che si celebravano nei regimi nazisti o comunisti, penso alle grandi manifestazioni che -volenti o nolenti- covano sentimenti di rivalsa e di frustrazione, penso a quelle masse informi che partecipano a concerti o happening vari che però come unico scopo hanno quello di... manifestare "libertà" varie ed assortite che sfogano in sballo.
In questi giorni con le famiglie di tutto il mondo riunite attorno al Santo Padre non si è visto niente di tutto ciò. Attorno a noi, durante questi giorni, avevamo tanti amici, tante coppie e tante famiglie che come noi non non sfidavano niente e nessuno ma che positivamente e allegramente affermavano al mondo: noi ci siamo e sappiamo che i valori che trasmette la famiglia sono necessari per la salvezza di questo mondo in crisi!

Tutti noi eravamo lì riuniti perché volevamo essere lì: ci sentiamo CHIESA e vogliamo fortemente essere “lievito che fa fermentare la massa”. Abbiamo avvertito come nonostante le migliaia di difficoltà quotidiane, la grossi crisi economiche ed umanitarie, le fatiche non cessino mai di attenuarsi, eravamo FELICI, eravamo EMOZIONATI, eravamo IN PACE.

L'ultima grande emozione che voglio descrivervi, sembrerà paradossale, ma è stata  quella conseguente al grande SILENZIO che si è avuto all'inizio della S. Messa della Domenica: eravamo 1 milione di persone, bambini, malati, alcune autorità e una marea di gente comune, ma quando è iniziata la celebrazione ci siamo tutti stretti silenziosamente attorno all'altare ed abbiamo iniziato a pregare. 
Un consiglio di tutto cuore: a Philadelfia, nel 2015, sforzatevi di esserci!

venerdì 25 maggio 2012

Rimorchiare amicizie


Da quando sono qui negli States sto cominciando a capire l'importanza delle amicizie e la grande necessità che ho di relazionarmi. Soprattutto all'inizio la situazione era abbastanza comica siccome qualsiasi posto dove andassi attaccavo discorso (con il mio pessimo inglese). E cosí mi ritrovavo nella rubrica del cellulare nomi come Stephanie piscina (incontrata al corso di nuoto di Memole) Alina parco casa (conosciuta al parco sotto casa) Christine tango (al corso di tango) Michelle mamma Isaac (mamma di un alunno di scuola) e via dicendo. Ripensandoci avrebbero potuto arrestarmi per stalking (che qui sono molto sensibili a questo tema) siccome le invitavo a questo e a quello, a casa e fuori casa, scrivevo mail e messaggi (che poi gli americani sono cortesissimi, ma difficile che vadano più in là dell'accoglienza).

I risultati non sono stati, come dire, soddisfacenti. Fino a quando, al corso (obbligatorio) per il Battesimo iniziano a farmi domande sui massimi sistemi del tipo come vivo la fede, come voglio trasmetterla ai miei figli etc. Cioè, è che io più in là di spiegare da dove vengo, perchè sono qui, da quanto sono qui, quanto ci rimarrò e quello che faccio non vado. Poi addocchio una mamma e la sento parlare spagnolo. È fatta, mi sono trovata l'interprete dei miei pensieri sui massimi sistemi. Io parlo spagnolo e lei traduce. Ha in braccio una bambina che scopro essere nata pochi giorni prima di Puffetta. E nella sala accanto la bambina grande gioca con Memole. Ha un anno in più. Mica potevo farmi sfuggire l'occasione. Ok, passami il numero. Fatto: Peggy battesimo. Ti chiamo. E la chiamo due giorni dopo. Per vederci al parco con le bambine. Poi c'è troppo vento e le chiedo se vuole venire a casa mia. So che i sudamericani non si sconvolgono per queste proposte indecenti. Lei viene.

Ed è l'inizio.

Lei è il genere di persona che non avrei mai voluto come amica in qualsiasi altra circostanza. È quella che non smette mai di parlare. È quella "faccio tutto io" e ti organizza la vita o che ti scrive un messaggio solo per dirti ok. È quella che altro che capo famiglia, lei è la mater familia. È quella esperta in stimolazione precoce e la sua bambina di quasi 5 mesi già quasi cammina. È quella che ti invita al circo e te lo dice mezz'ora prima di andare. È quella che la sua vita è in diretta su FB e skype (detto da  chi parla della sua vita su un blog fa un pò ridere) e non fa altro che taggarti nelle foto scattate a tradimento.

Lei è stata come una sorella il giorno del Battesimo. Ci conoscevamo da una settimana e, mentre preparavo per tutti, lei cambiava il pannolino a Puffetta, toglieva la cannottiera a Memole perché faceva troppo caldo, metteva in forno e serviva il pranzo. Poi è rimasta quando tutti sono andati via e voleva assolutamente che la casa tornasse perfetta. Abbiamo passato l'aspirapolvere, spostato i mobili, messo tutto in ordine. E il giorno prima del Battesimo siamo state insieme a fare manicure e pedicure con un coca ghiacciata in mano sedute sulle poltrone che fanno i massaggi. Poi siamo stati a Minneapolis nel Mall of America (credo sia il centro commerciale più grande degli States) e mentre i mariti fifoni stavano con le quattro bambine noi ci siamo fatte insieme (in prima fila) le montagne russe. E le nostre bambine si sono fatte la versione baby.

Lei mi chiama il pomeriggio e mi dice "casa tua o casa mia?" e mentre le bambine giocano noi chiacchieriamo mangiandoci patatine, m&m e noccioline. O anche "tuo marito è tornato? il mio nemmeno. Prendi le bambine che andiamo a cenare fuori". E quando sono arrabbiata o triste per qualcosa la chiamo e ci ridiamo su. E quando ho bisogno sta con le bambine e posso andare a fare compere (la cosa è reciproca). A lei posso chiederle di accompagnarmi a comprare biancheria intima che quella post parto e allattamento mi sta facendo venire la nausea. Quando usciamo è sempre truccata, ben vestita e ben pettinata. Mi fa sentire importante. E mi aiuta a curarmi di più.

La scorsa settimana siamo state al cinema solo io e lei a vedere What to expect when you're expecting (vedetevelo, vi prego!!) e abbiamo riso fino alle lacrime e abbiamo pianto di commozione e ci siamo passate i fazzoletti. Mentre mangiavamo crocchette di pollo e tacos. Sua figlia mi chiama zia e lei e Memole sono felicissime di giocare insieme. Cosa non trascurabile: anche i mariti "si piacciono" (ma in fondo a loro basta parlare di prodotti apple e di nuove app che sono felici!!).

Lei tra 15 giorni ritorna per le vacanze in Ecuador per due mesi. Mi mancherà moltissimo...
Sembra banale ma... com'è bello avere un'amica!

giovedì 24 maggio 2012

Spanish teacher


La fine dell’anno è sempre un momento difficile. Un momento un cui si fanno somme e bilanci. Sono giorni duri per me. Mi sto rendendo conto che tutto lo sforzo che ho fatto quest’anno per lavorare non è stato apprezzato. Più correttamente non è stato retribuito in maniera giusta e questo significa non apprezzarlo e valorizzarlo. È difficile accettare questo. Perché per me è stato un enorme sforzo fisico lavorare fino a pochi giorni prima del parto. Sedermi ed alzarmi mille volte da terra. Scherzare con i bambini anche quando non avevo le forze. Prendere pochi permessi solo per le visite legate alla gravidanza. È stato uno sforzo psicologico. Quello di lasciare la mia bambina che non aveva nemmeno compiuto due mesi. È stato uno sforzo economico. Perché in questi tre mesi di lavoro dopo il parto spendiamo di più per la baby sitter di Puffetta e l’asilo di Memole che quello che guadagno. 

Però io sono tornata a scuola, come avevo promesso. E quando ho chiesto un aumento per il prossimo anno mi sono sentita rispondere che è previsto solo un tre per cento. Che equivale a qualche centesimo all’ora. Una somma ridicola. Poi vengo a sapere che la mia collega che insegna alle elementari (23 anni, che vive con la famiglia, laureata da Novembre di quest’anno) prende esattamente il doppio di me facendo lo stesso orario. 

Ho tanta rabbia e amarezza addosso. Ho reclamato i miei diritti. Ho preteso per il prossimo anno di lavorare meno ore e guadagnare il doppio. Per “riparare” quello che ho subito quest’anno. La proposta è in attesa di risposta. Intanto mi guardo in giro. E penso che forse devo cambiare di nuovo. E quello che è peggio devo far cambiare di nuovo Memole. E sento dentro che non ce la faccio. Però non posso nemmeno continuare cosí. 

La mia casa ormai sta diventando un daycare per i bambini che ospito nel doposcuola per insegnargli spagnolo e cosí poter arginare lo sforzo economico della baby sitter. Queste ultime settimane ho un extra di due bambini. Sotto i 3 anni. E da ieri Puffetta con la febbre. Quella più felice è Memole che è fuori di sé dalla gioia di avere sempre qualcuno con cui giocare in casa.

Ieri ho spiegato ai miei bambini di scuola i mestieri e gli ho chiesto cosa volessero fare da grandi. Molti di loro, senza esitare hanno detto:
Spanish teacher!!

Mi sono commossa.

martedì 15 maggio 2012

Re-intepretazioni pluri-linguistiche


L'esposizione pluringuistica di Memole (italiano, inglese, spagnolo) ha sviluppato la sua capacità di creare associazioni linguistiche molto creative e divertenti. La mescolanza delle tre lingue è all'ordine del giorno (ma solo a casa, a scuola parla un puro americano) con risultati esilaranti del tipo:
don't buttare! esto es really mio, è una surprise for paparino (trattasi dell'ennesimo mazzetto di fiori di campo che tento di cestinare di soppiatto)
mamma, tomorrow la piscina is open? 
mamy, look, un perro, posso toccare? 
mamá, be carrefull, don't andare faster!
mamy, posso giocare a little poco?

Ecco nuovi termini coniati da lei:

happybus: l'autobus. È indubbiamente felice per avere l'onore di trasportare paparino al lavoro (che dal canto suo molto happy non è).

flowerfly: perché in fondo cosa centra il butter con la farfalla?? è evidente che il fiore ci azzecca di più!!

yellow Kitty: che avesse problemi con i colori non avevamo mai avuto dubbi. Perché la famosa Kitty è senz'altro gialla. Che senso ha chiamarla Hello??

Al di là della parte divertente, questa capacità linguistica mi fa capire che Memole sta lentamente processando e assorbendo le lingue fino ad avere un'elasticità e apertura mentale che le permettono di poter "creare" e giocare con le parole, in 3 lingue diverse. Non è splendido??

Visto da questo prospettiva allora ha un senso sia la pazienza che esercitiamo (noi per capirla e lei per farsi comprendere) che la frustazione che proviamo noi a non godere appieno dei suoi pensieri attraverso la parola e lei a non poterli esprimere come vorrebbe.

Siamo fiduciosi. Con pazienza usciranno tutte e tre le lingue. E dopo...chi la ferma più??

giovedì 10 maggio 2012

Ikeasa: la camera delle bambine

La cameretta che inizialmente era solo di Memole è stato il luogo più "trascurato" dal punto di vista dell'arredamento siccome lei gioca nel playground. La "zona notte" quindi è sempre rimasta solo per dormire.

Direi che lo stile essential era stato portato ai massimi termini e la "nudità" della camera era -come dire- imbarazzante.

Ecco la prima foto, con il letto in affitto pochi giorni dopo il nostro arrivo (ormai più di un anno fa omaigudnes!!).

Poi i terribili pronostici per l'arrivo degli scatoloni (e quindi del lettino di Memole) ci hanno fatto decidere di restituire tutti i mobili in affitto e comprare un letto "normale". Letto (Ikea) che era momentaneamente non disponibile. Alla notizia di dover aspettare un mesetto abbiamo quindi deciso di comprare solo il materasso adagiato per terra con l'alibi del letto montessoriano. Ovviamente non avevamo le lenzuola (che dimoravano negli scatoloni viaggiatori) e quindi il letto era fatto con mezzi di fortuna (un urrà per il cuscino d'allattamento!!). Per chi inoridisse vedendo le prese non protette vicino alla testolina di Memole faccio una doverosa precisazione: per fortuna lei non le ha mai trovate attrattive, quindi non ci siamo scomodati a comprare le coperture.

La prima versione della camera, come dicevo, era imbarazzante. Avevo scelto di comprare delle tende rosse (LILL). Cosí, per ravvivare. Ma poi non mi sono piaciute (le tende vampirine le chiama mia suocera!). Davano un effetto stropicciato e il rosso faceva la camera rosa, troppo rosa, quando c'era il sole. Il letto è un TROMSO. Abbiamo comprato un letto normale e non uno mediano per la possibilità di riutilizzarlo in caso ospiti (di fatti mia sorella ha dormito lì quando è venuta a Natale e Memole si è trasferita nel lettino che adesso è di Puffetta). Questo modello l'abbiamo scelto prima di tutto perché ha una barra laterale. Utile a Memole per non cadere dal letto e con possibilità di girarlo quando vogliamo (presto). E poi perché appena possibile vorremmo comprare il letto per ospiti da mettere sotto (questo qui). Ci sembra una soluzione comoda siccome non occupa spazio. Quello che vedete nell'angolo a destra è il mitico MALM. Sì, la scaletta pure è made in Ikea ma non so come si chiama.

Poi con la scusa del nuovo arrivo mi sono detta che ci voleva un cambiamento radicale. L'occasione era la nascita di Puffetta ma la motivazione era Memole. Lei era molto entusiasta!

Iniziamo con qualche vista panoramica:







Prima di tutto ho scelto un tema: la giungla. Poi ho deciso di dividere la camera in due, una metà per Memole e l'altra per Puffetta. Per Memole ho pensato alla giraffa (lei è molto alta) e per Puffetta ho pensato alla tigre-leone (personcina decisa, lei). Ho iniziato cambiando la tenda ed ho scelto la BARNSLIG DJUR che ha dato un effetto indubbiamente migliore. C'è da dire che la finestra gigante è dalla mia parte: la camera è luminosissima!!


Siccome per motivi logistici non potevo pitturare la camera, ho cercato su internet un bordo adesivo. Mi sembra una soluzione interessante per creare decorazioni e "riempire" in maniera simpatica e facile un ambiente. 


Poi ho usato qui e là i leosticker, famiglia della giungla, che hanno dato alla camera un tocco magico. Vale la pena dire due parole su questi A-D-O-R-A-B-I-L-I adesivi! Sono stata contentissima della facilità nell'applicazione e del risultato che mi sembra completare e uniformarsi appieno allo stile della camera che avevo pensato. Il dettaglio che mi è piaciuto di più sono state le scimmiette che scendono dal bordo. In genere non cambio Puffetta su quel cuscino, preferisco andare in bagno, ma quando si tratta di cambiarle solo un vestitino sembra che le scimmiette le facciano il solletico!!

Vicino al letto di Memole c'è un'altra culletta per le bambole, regalo di Natale. Ormai i suoi pupazzi  occupavano gran parte del letto!!



Questo invece è il letto di Puffetta (ex di Memole). Da più di un mese le sorelle dormono assieme siccome la brava Puffettina si fa già la notte interissima!!


Sopra i rispettivi letti ci sono le cornicette con le foto NYTTJA, decorate con figurine di legno che ho dipinto per personalizzare un pò. Un altro dettaglio handmade (udite udite, fatte da me, quasi non ci credo!!) ci sono le targhettine con i rispettivi nomi. Ed anche lo specchio. Dipinto e decorato. Perché Memole è nella fase che deve decidere come si veste lei e Puffetta. Quindi uno specchio per crearle il gusto è quasi indispensabile!!

Di fronte ai due letti ci sono le cassettiere. La porta che si intravede è il walking closet (una specie di cabina armadio). Non ve lo illustro perché è adibito a sgabuzzino :)!! Sulla porta un metro. Vedendo che Memole stava crescendo in frettissima ho comprato qualcosa di "trasportabile" (data la nostra situazione di nomadismo) per segnare le date della sua crescita e tenerle sempre con noi come ricordo.


Alla notizia del nuovo arrivo abbiamo comprato un altro MALM. Come vedete i due mobili dovrebbero essere identici invece i colori sono diversi (comprati con 6 mesi di distanza). Nemmeno Ikea è perfetta :)! Le decorazioni sono ritagli dagli avanzi del bordo adesivo. L'illuminazione viene esclusivamente da sopra con le luci a faretto LEDDING.
























Appena sopra al letto di Memole c'è un'immagine tenerissima di un angioletto che copre una bambina che sembra proprio Memole. L'ho comprata la scorsa estate in Italia e lei è molto affezionata. Ha già dato un nome al suo angioletto e ogni sera lo saluta con un bacino. Caterina invece è protetta nientepopodimeno dalla Sacra Famiglia. Si tratta di un disegno di Willow Tree (comprerei tutto di questa serie! Se avete tempo fateci un giretto e non potrete resistere a tanta tenerezza!).


Come sempre non sono del tutto convinta e vorrei fare alcuni cambiamenti. Penso che vorrei ridipingere lo specchio di un verde deciso invece che verde pastello e togliere le decorazioni. Poi magari attaccarlo alla porta che da al walking closet. Farò delle prove...

Ovviamente questo post partecipa a:


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