lunedì 19 marzo 2012

Ci sono delle volte in cui non puoi farcela da solo (p.d.v.)

Vi propongo un altro post firmato Woofer.

C'è un verso di una canzone degli U2 che mi fa sempre venire le lacrime agli occhi quando, ascoltandola ad alto volume, lo canto a scuarciagola.

La canzone forse non è delle più famose, ma è una di quelle che ti entrano dentro e poi rimangono lì, giorno dopo giorno, fino a quando non diventano parte di te e ti aiutano a vedere con occhi diversi ciò che ti sta attorno.

La canzone è Sometimes you can't make it on your own. E' una delle poche canzoni che Bono, il cantante degli U2, ha dedicato a suo padre Bob (se non ricordo male, dovrebbero essere solo due le canzoni con questo motivo ispiratore).

Il verso, è questo:
Can, you, hear, me, when I
Sing, you're the reason I sing
You're the reason why the opera is in me...

Ovviamente Bono in questa canzone si rivolge a suo padre e gli confessa, dopo anni di contrasti, in maniera ormai tardiva e postuma (la canzone è scritta in occasione della morte del padre, appunto) che nonostante tutto, se lui -Bono- è diventato ciò che è, il merito è anche del padre.
La canzone è interpretata con stile molto intimo e con voce toccante da Bono, a mio parere, sebbene con alti e bassi, il MIGLIORE cantante della scena rock dalla nascita degli U2 ad oggi. Nel testo si evidenzia il dramma di un figlio che si rende conto di non avere saputo, voluto, potuto vivere il rapporto con il proprio padre come avrebbe desiderato a causa di un adolescenza sconvolta da un altro lutto grave e da un verve artistica difficile da contenere e pronta ad esplodere.

Ma il motivo per cui volevo parlare di quel verso, non era per fare la cronistoria della vita di Bono e degli U2, ma per dire che mi rivedo tantissimo in quelle parole, in quel sentimento che Bono descrive nella canzone e nella necessità che lui, ormai tardivamente, scopre di ritrovare il rapporto perduto con suo padre.

Perché il rapporto di ciascuno di noi con il proprio papà è così, sempre: odi et amo!

I papà fanno il loro compito: ci insegnano il duro mestiere della vita con amore profondissimo, con energia, instancabilmente e soprattutto con il silenzio eroico di chi sa perfettamente che solo con i fatti, con l'esempio, si forgiano i cuori dei propri figli, non tanto con i bei ragionamenti. E noi figli davanti a tutto ciò, davanti a quella che spesso interpretiamo come una manifestazione di FORZA, di VIOLENZA nei nostri confronti, reagiamo male: ci sentiamo intrappolati, soffocati, vorremmo urlare, fuggire e fregarcene di tutte quelle regole, quei valori, quegli insegnamenti che loro, eroi silenziosi, lasciano nelle nostre teste e nei nostri cuori.

Spesso non ci accorgiamo che un papà che ci dice mille volte "No" è più innamorato di uno che dice mille volte "Sì".
Non ci accorgiamo che dopo una "litigata", il primo a piangere è lui... perché ci ha fatto soffrire, perché non è riuscito a farsi capire.
Non ci accorgiamo che un "ti voglio bene" un semplicissimo "papà, ti voglio bene" quelle 4 parole che quando eravamo bimbi dicevamo con leggerezza, dopo anni, lo renderebbero l'uomo più felice del mondo.


Ed allora, dopo anni, dopo contrasti che ci straziano il cuore, feriscono entrambi, contrasti in cui loro -i papà- si manifestano sempre innamorati di ognuno e ciascuno di noi fino alle midolla, ci accorgiamo che quello che siamo, lo siamo perché ci sono stati loro. Che, prima che arrivi la neve, con fatica, sotto il sole, su sentieri impervi e scoscesi, hanno piazzato sul nostro cammino quei paletti rossi che poi, quando cadrà alta la neve e la strada non sarà più riconoscibile, ci permetteranno di non sbandare e di arrivare alla meta!

Ed allora, papà... "tu sei la ragione per cui l'opera è in me" .

L'educazione che adesso io, in quanto papà, devo e voglio dare a mio figlio -ovviamente d'accordo con Madame L.- , parte proprio da un presupposto: insegnare a mio figlio, ai miei figli, che la vita va spesa mettendo in gioco ogni talento, ogni dote, ogni dono che il buon Dio gli avrà dato, con coraggio, generosità, lealtà, sincerità. Solo in questo modo potrò dire di aver adempiuto al compito SACRO che Dio mi ha dato, quello ossia di essere, insieme a Madame L., un GENITORE nel senso più pieno e totalizzante del termine.


Certo, nessuno nasce imparato, diceva Totò, e gli errori, piccoli e grandi, nel cammino di un papà, sono sempre dietro l'angolo. Proprio quegli errori ci offrono un'occasione stupenda per dimostrare ai nostri figli come sia importante saper chiedere scusa.

Mai demoralizzarsi, mai demordere, mai darsi per vinti, sempre sicuri e solidi in ciò che di più bello e di chiaro è presente nel nostro cuore e ha permesso di generare una, due, cento, mille nuove vite: il rapporto con nostra moglie! E' con lei e dal rapporto con lei che tutto ha avuto origine e tutto deve essere vissuto. 

Cosa dire di più?!?! Beh... Buona festa del papà a tutti!

6 commenti:

  1. Stupendo post Maggie e auguri a tutti i papà che passeranno da qui!

    RispondiElimina
  2. Petite Prince19 marzo 2012 14:26

    Bellissimo!Grazie Woofer per questo punto di vista molto sincero e commovente su come la figura del padre sia fondametale nella famiglia!

    RispondiElimina
  3. Che bel post che hai scritto, così intimo e toccante!

    RispondiElimina
  4. Vi ringrazio per i complimenti!
    L'ideale di uomo che vorrei essere,l'ideale di papà che vorrei essere, di marito che vorrei essere, non può non prendere origine da ciò che mio padre è: questo post voleva essere un piccolo omaggio nei suoi confronti e per tutto ciò che lui -nonostante il sottoscritto- mi ha trasmesso ed insegnato. Ed ovviamente un omaggio per tutti i papà che sono e che saranno!
    Alla prossima

    RispondiElimina
  5. ehm, sebbene non mi costi affatto ricevere complimenti, volevo chiarire che il post non l'ho scritto io. comunque potete farmi i complimenti per aver scelto un buon co-autore se volete :)

    RispondiElimina

Related Posts with Thumbnails