venerdì 15 giugno 2012

A proposito di felicità. Chiara ed Enrico

Ci sono certe storie che non vorresti sentir raccontare. Perché ti sbattono in faccia troppe domande difficili.

Chiara si è sposata poco dopo che è nata Memole alla stessa età in cui mi sono sposata io. 25 anni. Poco dopo il matrimonio un piccolo cuoricino batte dentro di lei. Ma in una delle prime ecografie diagnosticano una grave malformazione: la bambina non ha possibilità di sopravvivenza. 

Chiara decide assieme al marito di portare avanti la gravidanza e far nascere la bambina che vive solo mezz'ora dopo il parto. 

Ma non finisce qui la storia. In una seconda gravidanza, per altre ragioni, anche il secondo figlio raggiunge il Cielo subito.

La terza gravidanza va molto bene. Fino a quando scoprono, questa volta a lei, un cancro. Chiara posticipa le cure per proteggere il suo bambino. 

Pochi giorni fa "Chiara è nata in Cielo". Ha lasciato il suo terzo bambino alle cure del papà ed è andata a fare la mamma ai due bambini che la stavano aspettando.


Storie cosí fanno sorgere tante domande.
Forse il primo impatto è: ma che famiglia sfortunata! Avevano avuto dei segni chiarissimi di problemi. Perché non hanno deciso di terminare la prima gravidanza e, magari adottare? Lei si sarebbe potuta curare (più avanti quando avesse scoperto del cancro) e avrebbe potuto prendersi cura di suo marito e dei figli.

Perché far nascere due bambini che non hanno speranza di vita? Perché "sacrificare" la propria vita per un bimbo non nato e che non conosciamo?

C'è chi ha suggerito che la storia ha a che vedere con l'integralismo religioso, il maschilismo, la subalternità della donna e del suo corpo a quella dell'uomo e del nascituro.

Io credo che, seppure il sottofondo sia una coerente Fede (che tanto sottofondo non è siccome è forte ed intenso), tutto questo centri poco con la Fede stessa. Centra più che altro con l'essere madre, con il "regalare" il proprio corpo alla Vita (è quello che facciamo quando siamo in gravidanza e partoriamo), del senso di essere genitori. E mi riferisco anche ai padri. Che, lontani dall'essere i "sottomissori" delle donne, riescono a capire il dono della vita a tal punto da accettare il rischio di perdere la propria donna.

Probabilmente le domande che sorgono sono più profonde:

Qual'è il senso della Vita? Forse la Vita stessa?
O l'Amore?
Da cosa si misura? Dalla lunghezza della Vita o dall'intensità di pochi attimi vissuti come un soffio? E se in questo istante, in questa mezz'ora, c'è "l'essenza" della Vita? 

Qual'è il compito dell'essere genitori? Evitare al figlio la sofferenza? Amarlo fino al "sacrificio"?

La felicità è assenza di sofferenze? Di disgrazie? O la sofferenza è la radice più profonda della gioia se coltivata?

Ascoltate la testimonianza di Chiara, come parla della paura che ha avuto, della sua determinazione nella decisione di far nascere sua figlia, dei calcetti nella pancia come dimostrazione evidente dell'amore "restituito", del suo parto che lei ha voluto naturale. Quale amore più grande? Credo che questi bambini siano stati immersi dall'Amore dei loro genitori fin da subito, ed ancora di più da quando hanno scoperto il triste destino. Fino ad accompagnarli per mano in Cielo. E quello che chiede un bambino ai genitori è "solo" Amore.

In un'ottica più ampia e se vogliamo credere in qualcosa che va "aldilà" questa storia non è finita ma continua tra Cielo e terra.

Poco tempo fa una persona che conosco per amicizie trasverse ha perso la sua bambina al secondo mese dopo la nascita per "morte bianca". Ha detto: "se la vocazione di noi genitori è portare i nostri figli in Cielo, allora con lei sento di averla compiuta...".

La foto in alto è di una Vergine che abbiamo visitato qui negli States che mi ha fatto molta tenerezza. È la madre dei bambini mai nati. Li voglio pensare cosí, accoccolati sul suo ventre e cullati tra le sue braccia. Vicino a una mamma.

Sotto il video. Non sono molti minuti e Chiara parla con una semplicità disarmante.

Aggiungo una postilla di un articolo che è stato pubblicato su Vanity Fair e ne riporto una parte del testo perché non ha bisogno di altre parole:

"Nella sua vicenda c’è un messaggio ulteriore, che non ha a che fare né con la religione né con l’ateismo, almeno intesi in un certo modo, che ci ha fatto in qualche modo piangere con lei. L’idea che anche l’esperienza più dolorosa, almeno quella che la nostra cultura vede come insostenibile, assurda, atroce e quindi da rimuovere, possa invece essere vissuta pienamente, come qualcosa che ti arricchisce e ti rende per questo felice. Insieme a questa, c’è anche un’altra affermazione-testimonianza: non conta la brevità di un’esperienza, ma la sua intensità, la sua bellezza. Insomma, quello che deve spaventarci non è il dolore, qualcosa che ci rende vivi, umani, connessi gli uni agli altri. Né la prospettiva della fine, perché quella esiste comunque. Anzi, la paura della morte si sconfigge proprio vivendo esperienze fino in fondo. Senza troncarle né anestetizzarle".


Testimonianza di Costanza Miriano (dopo il funerale).



34 commenti:

  1. Questa storia mi ha colpita, ma mi dispiace ma non riesco a vedere niente di più che una famiglia molto sfortunata che ha fatto delle scelte. Non voglio assolutamente giudicarle, non mi permetterei mai, soprattutto non di fronte a una storia cosí triste. Quello che mi ha colpito ancora di più però è il modo in cui questa storia viene dipinta dal mondo cattolico. Questa donna ha fatto una scelta, libera o condizionata dalla fede non mi interessa, ha scelto ma non è per questo migliore di chi al suo posto avrebbe scelto diversamente. Senz'altro merita rispetto, e fa rabbia certo sapere di una vita giovane interrotta e di un bambino e un marito che rimangono senza mamma e senza moglie. Ma leggere i commenti in rete dà come l'impressione che ci sia un certo compiacimento ai limiti del macabro, e che questo sia un modello da imitare o contrapporre alle scelte che altri hanno fatto prima di lei. Io non penso che questo sia corretto, una donna che sceglie di non portare avanti una gravidanza o di curarsi non è meno degna di rispetto. Ognuno dovrebbe fare le sue scelte, senza per questo venir giudicato, in nessun caso. Io da atea non giudico le scelte di questa donna, ma un cattolico non dovrebbe permettersi di giudicare le scelte di chi ha fatto diversamente. Per questa donna non provo ammirazione, solo tanto dispiacere perchè la vita con lei è stata davvero crudele. Sono punti di vista, certi cattolici purtroppo hanno la cattiva abitudine di pensare che il LORO punto di vista sia quello universale e tutto il resto sia sbagliato, e di mettersi sul piedistallo. In realtà ci sono tanti modi di interpretare la vita e ognuno di noi se ne assume le responsabilità. Ci tengo a ribadire che il mio non è un giudizio sulla vicenda, ma su come la vicenda è stata strumentalizzata.

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    1. non ho presente a quali commenti tu ti riferisca quindi non saprei risponderti adeguatamente riguardo alla "strumentalizzazione". Però la mia riflessione personale è su due fronti. La prima come mamma. Io penso che quello che abbia fatto sia stata una scelta difficile ed eroica allo stesso tempo. L'avrei fatta io? anche se la condivido non posso esserne certa. Però sento ammirazione per questa famiglia. L'ammirazione per una mamma che ha deciso di donare la sua vita per i figli. La vita, è vero, può essere crudele. Ma lei l'ha presa in mano e ha deciso quello che per lei e per suo marito era importante, prima di tutto come mamma e poi come persona cattolica. Il mio personale giudizio si ferma qui. Su questa storia concreta. E non è mia intenzione contrapporla alle scelte che altri hanno fatto prima di lei.

      La mia riflessione sull'altro fronte è come cattolica. Quando riesci ad avere una visione soprannaturale anche in vicende cosí tragiche la visione del mondo si stravolge. La felicità -e l'amore- puoi trovarli dove non avresti mai pensato. Nel dolore. Che paradosso. In un certo senso posso capire che per chi non ci crede si possa vedere in tutto questo "un certo compiacimento ai limiti del macabro".
      Ma per me non è così. Io riesco a "vederli". Chiara che abbraccia i suoi bambini in Cielo. E che vegliano in maniera specialissima su Enrico e il loro bambino...

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    2. Mi riferivo tanto x cominciare al racconto che sta girando in rete del loro amico assessore al comune di Roma, che è stato pubblicato anche sul blog di Costanza Miriano, e ai successivi commenti dei lettori. Mi riferisco a tant articoli su blog e siti cattolici. Chiaramente non mi riferisco al tuo post che invece vede la cosa da un pnt di vista di mamma, e di quello che può fare l'amore di una mamma, e la trovo sicuramente più realistica come intepretazione. Cosa avrei fatto io al suo posto? Nei primi due casi lo so, nel terzo non so, non escludo che avrei fatto come lei se mi ci fossi trovata, pur non essendo credente. Il punto è che non lo so, bisogna trovarcisi in certe situazioni per sapere come le affronteremmo. Ma non penso che una scelta sia meglio di un'altra, sono entrambe molto dure e molto tristi. Il punto è che tu ne parli in maniera equilibrata e modesta, ed infatti non ê un caso se ho scelto di commentare proprio il tuo post e non altri post che mi son capitati. Le persone che santificano oggi questa donna e la propongono come modello da imitare sono le stesse che sfilano alle marce per la vita, che chiamano assassine le donne che abortiscono, che vorrebbero imporre per legge a tutte le donne scelte come questa. C'è chi pensa ai suoi figli in cielo che riabbracceranno la mamma. Io penso a un bambino molto piccolo rimadto orfano, e a un papà vedovo e mi si stringe il cuore. Penso che solo la fede in un disegno divino più grande di noi possa permetterti di accettare un'ingiustizia cosí grande. Chi non crede vede solo le cose per quello che sono.

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    3. Cara Cosmic, sai che in alcuni temi (importantissimi e interessantissimi) che porti avanti sono proprio d'accordo con te e ti sostengo apertamente (quando ho tempo di andare a rompere le scatole a altri blog che citi :)!!). Ho letto e riletto l'articolo della Miriano, non ho letto tutti i commenti, mi manca davvero il tempo e penso che l'idea che veramente importi e che viene divulgata sia quella dell'autrice del blog, che in qualche modo possiamo conoscere. I commentatori no. Onestamente non ho trovato che nessun segno di condanna del tipo "in un mondo in cui la decisione di abortire un figlio è la scelta più semplice lei ha avuto il coraggio di fare la cosa giusta" o cose simili. Certo, se tu mi segnalassi altre fonti potrei valutare se effettivamente si facciano affermazioni nelle quali, mentre si ammira la scelta di questa famiglia, si condannano apertamente le persone che non l'hanno fatta. Se fosse cosí nemmeno io lo troverei giusto.

      Nell'articolo della Miriano vedo semplicemente raccontata la SUA storia personale. Affiancata dalla SUA esperienza religiosa. Come ti ho scritto la vicenda si può leggere da due punti di vista, come madre e come cattolica, ma la sua vita era un tutt'uno (così come dovrebbe essere) e per questo è difficile capire dove inizia uno e finisce l'altro. Per chi non "vive" la parte della Fede "rimane" l'esperienza di una madre che ha lottato per i propri bambini. E questo gesto è oggettivamente eroico.
      Io penso che si debba fare attenzione perché anche chi vede questa storia come un esempio di "integralismo religioso, maschilismo, la subalternità della donna all'uomo e al nascituro, la 194" sta strumentalizzando questa storia e mettendola su un piano ideologico.
      Ho riaggiornato il post con un link ad un articolo di Vanity Fair che mi è piaciuto.
      In ogni caso grazie per aver deciso di postare i tuoi commenti proprio qui e per aver considerato realistico il mio punto di vista ;)!

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  2. Il tuo post e' bellissimo Maggie, ed e' scritto quasi con timidezza. Voglio raccontare una storia a Cosmic Mummy, spero tornera' per leggerla :) perche' so che tu non hai bisogno di sentirla.
    Non sono una fervente cattolica ma premetto che dai miei 20 anni (ora ne ho esattamente il doppio) la mia posizione sull'ateismo piu' rigido si e' molto ammorbidita. Ho un'amica che mi ha insegnato a vedere la vita con occhi diversi. Questa mia amica ha 34 anni e due anni fa, nel pieno di una crisi coniugale causata dal tradimento del marito, ha scoperto che il mal di stomaco feroce di cui soffriva da quasi un mese non era una gastrite nervosa per quello che stava subendo, ma un cancro al fegato gia' piuttosto diffuso.
    Hanno un figlio di tre anni.
    La sua vita, la loro vita, e' stata completamente rivoluzionata. La priorita' e' ovviamente diventata la cura, che e' consistita in sei cicli di chemio aggressivissima per cercare di ridurre e contrastare la crescita abnorme del tumore, e dopo questi un'operazione per asportare i tre quarti del suo fegato. Nei lunghi mesi che tutto questo ha comportato non l'ho mai sentita una volta arrabbiata o disperata. Le persone intorno a lei si sono moltiplicate, la comunita' cattolica l'ha aiutata tantissimo, l'ha sostenuta anche concretamente con il bimbo, visto che il marito, per di piu', era diventato uccel di bosco, spaventato e colpevole. Lei era serena e fiduciosa che comunque le cose fossero andate, questo era il percorso che Dio aveva scelto per lei e per la sua famiglia. E ti dico che con lo stesso atteggiamento aveva affrontato la gravidanza 3 anni prima senza fare l'amniocentesi perche' se anche avesse avuto un figlio con la sindrome di down o altro lei lo avrebbe cresciuto come un figlio speciale che Dio le aveva donato, sapendo che lei avrebbe potuto e saputo prendersi cura di lui.
    L'operazione va bene, il tumore regredisce, lei ricomincia lentamente a vivere e si riappropria del lavoro che aveva dovuto abbandonare, e col marito iniziano a pensare al divorzio, visto che lui non le lasciava altra scelta. Ma di nuovo il tumore si affaccia, stavolta con metastasi al cervello.
    Lei e' ancora li', sta lottando e si sta curando ma le cose non vanno sempre bene. Ma quell'atteggiamento di fede, di attesa fiduciosa, di speranza nel futuro, non l'ha mai abbandonata. Mai. Ed e' questo che io invidio piu' di tutto a lei e a Chiara e alle persone come loro.
    Vedi, secondo me non e' presunzione, o ergersi su un piedistallo, o giudicare. E' qualcosa che io non posso capire, e nemmeno tu credo, perche' trascende la nostra capacita' di comprendere e capire. Io sarei arrabbiata, delusa, sentirei che mi e' stata rubato il momento piu' bello della mia vita, quello che piu' aspettavo. Ma per chi ha fede c'e' qualcun altro che rimane a prendersi cura della nostra famiglia, perche' l'appartenenza alla comunita' e la fiducia in Dio vanno oltre la persona singola, fisica e mortale. E soprattutto perche' la sfiga, come la chiami tu, dal loro punto di vista e' un percorso ben preciso al quale e' difficile sfuggire, perche' e' esattamente quello per cui si e' chiamati e ci si sente pronti a rispondere. Noi, come dici giustamente tu, vediamo le cose solo per quello che sono.
    Per me giudicare e' quando dicono Non potete ricorrere alla fecondazione assistita, o i due pesi e due misure davanti ai divorziati o ai suicidi. Quello e' giudicare. Ma in questo caso davvero no, e altro non trovo che chinare la testa davanti alla grandiosita' di un simile sentimento.
    Grazie Maggie.

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    1. Cara Lucy, la tua storia mi ha fatto venire i brividi. Grazie!! Io penso che questa storia sia universale ed ognuno può "sentirla" secondo la sua esperienza. Ed è questo che è bello. Io nella testimonianza di Chiara non ho ascoltato nemmeno in un momento e nemmeno velatamente una condanna alle persone che abortiscono. Lei dice che se avesse abortito (e parla solo di lei stessa) non avrebbe ricordato quel giorno come ricordava il giorno della nascita e della morte della sua bambina. I 9 mesi di gravidanza e quella mezz'ora che l'ha fatta sentire madre. Le sue ultime parole sono proprio su questo tema. si rivolge alle mamme che non hanno avuto i figli con loro molto tempo. lei dice: non importa, sei mamma. E dice anche un'altra frase: "il figlio ti da la vita". Paradossale no? tu pensi di dare la vita e scopri invece di riceverla.
      È vero che poi quello che Cosmic "condanna" è la "strumentalizzazione" e non la storia o la persona in se. Ma al di là di tutto secondo me è importante diffondere il messaggio di Chiara. Che non è necessariamente mirato contro l'aborto ma verso la vita (sembra non ci sia differenza ma c'è), la maternità, il senso dell'essere genitori. anche solo per mezz'ora.

      poi c'è la parte religiosa. non è meno importante, ma capisco che chi non ne ha esperienza (anche indiretta come te Lucy) faccia fatica a vederla e soprattutto a comprenderla. su questa parte ci sarebbero molte parole ma non servirebbero....

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  3. Ciao Lucy, ti ringrazio per la storia che hai raccontato. Io non ho mai pensato che sia chi vive storie come queste a salire sul piedistallo, nè penso che la testimonianza del video riportato nel post abbia, da parte di Chiara, questa intenzione. Fra l'altro quella è una testimonianza del tutto personale, in cui dice che lei non sarebbe stata felice se abesse abortito, mentre lo è stata seppur per pochi minuti quando è nata la sua bambina. E come contestare ciò che dice? Come non avere rispetto per questa sua scelta? Credo che Maggie mi abbia capita, non era di questo che volevo parlare. Non riesco a capire, perchè troppo lontano dal mio modo di pensare, quei credenti che riescono a trovare conforto nell'idea che tutto, anche le disgrazie, faccia parte di un disegno divino. Lo rispetto e non li giudico per questo, penso che sia nel diritto di ognuno di noi reagire alla vita nel modo che ritenamo per noi giusto ma del resto a queste cose o credi o non credi, non è possibile dimostrare nè che sia vero, nè il contrario e per questo qualunque atteggiamento, che sia razionalista o religioso ha pari dignità. Ma non riesco ad invidiare per questo chi ha fede, semplicemente è qualcosa che non mi riguarda. Detto questo, Costanza Miriano che ha cantato le lodi di Chiara (sicuramente in maniera sincera, non lo metto in dubbio!) è la stessa che ha pubblicato questo post: http://costanzamiriano.wordpress.com/2012/05/27/un-milione-di-firme/ in cui si riportano le seguenti frasi: "L’aborto è un omicidio, il massimo omicidio possibile", "questo dramma deve imporci una conseguente, ferma, severa, responsabile politica antiabortista, a partire dalla guerra culturale contro lo sterminio per selezione e annientamento dei non nati", "Attrezzare cimiteri per i non nati, che devono avere un nome". E questo post: http://costanzamiriano.wordpress.com/2012/05/16/ripartire-dalla-bellezza/ In cui scrive: "Abbiamo tradito la nostra prima chiamata, che è quella di accogliere e difendere la vita. Ho visto così tante donne fiorire quando finalmente sono diventate madri, diventare felici, risolvere tutte le inquietudini, trasformarsi. Molte di più però sono quelle che continuano a rifiutare questa vocazione, e anche quando diventano madri sono talmente condizionate ideologicamente che si sentono in dovere di parcheggiare i figli, lasciarli, delegarne l’educazione, in nome di una malintesa emancipazione. Quanto a quelle che uccidono il bambino in grembo, be’, la loro sofferenza è infinita, e incredibile, accresciuta a dismisura dal fatto che non viene ammessa, riconosciuta, chiamata col suo nome". Allora mi dispiace ma non riesco a non vedere nel suo esaltare la povera ragazza, una contrapposizione fra la sua scelta e quella di tante altre donne che lei giudica "assassine". Riguardo all'artiocolo dell'Espresso, sicuramente ci è andato un po' pesante ma pone degli interrogativi che mi sono posta anche io. Alla fine la mia idea è che qualunque sia il condizionamento una persona deve poter essere libera di scegliere e nessuna scelta vale più di un altra. In questi giorni la 194 è stata messa in discussione dalla corte costituzionale http://www.uaar.it/news/2012/06/13/corte-costituzionale-pronuncera-aborto-parte-campagna-save194/, sarà una coincidenza, ma il sospetto che si voglia usare questa storia come esempio per eliminare il diritto di scegliere è reale. Ovviamente questo posso dirlo a te che sei na persona moderata, non potrei provare a dirlo in un blog come quello della Miriano, perchè in passato e su argomenti molto meno delicati di questo mi sono impelagata in discussioni senza vere risposte, portate avanti a suon di citazioni bibliche. Se vuoi suonartela e cantartela tutta da sola fai pure, a me piacciono i blog in cui si può, civilmente e gentilmente, discutere ;-)

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  4. Cara Cosmic, il conforto non si trova nell'idea che tutto faccia parte di un disegno divino, ma nel sentire di poter toccarlo questo disegno, quando in situazioni strazianti come questa capisci che la felicità non è assenza di dolore. Lo dico perchè, nel mio piccolo, l'ho vissuto anche io.

    Grazie un'alta volta per aver avuto fiducia nel mio blog :) e per aver documentato le tue affermazioni. Io ho un parere chiaro sull'aborto e non ho nessun problema a manifestarlo se a qualcuno interessa la mia opinione.
    Non credo che la storia di Chiara ed Enrico possa essere "usata per eliminare il diritto di scegliere" nel caso della 194. Ci sono casi molto più "a tema" come storie reali di persone in carne ed ossa sopravvissute all'aborto.

    Nonostante tutto continuo a non vedere la connessione tra la storia di Chiara ed Enrico e la guerra "pro-contro" aborto. Per questo non vorrei "deragliare" in questo post. Mi sentirei di mal interpretare il messaggio di questa coppia e mi piacerebbe lasciarlo con gli spunti di riflessione sui quali ho scritto: l'amore genitoriale, la sofferenza, la gioia, la Fede.

    Però vorrei poterti scrivere in privato per parlare a tu per tu dei temi che mi presenti. Mi sembrano affermazioni davvero interessanti che meritano essere prese in considerazione. Hai una mail? la mia è amodomiomaggie@gmail.com
    Ti aspetto!

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  5. Cara CosmicMummy, credo che la vicenda di Chiara ed Enrico (perchè c'è anche e soprattutto un marito che l'ha sostenuta e ora continua il suo cammino) sia stata una scelta molto coraggiosa e personalmente credo che "ridurre" il tutto dietro alla libertà di scelta non sia affrontare il tema in maniera approfondita.
    La domanda che ci dobbiamo porre credo sia: perchè Chiara l'ha fatto?Quale "follia" può averla spinta a fare questa scelta?
    Se tu pensi la chiesa, Chiara nel video è abbastanza esplicita nello spiegare che la Chiesa in questi casi non dà indicazioni precise e quindi sta nella coppia (non nella singola persona) affrontare questa decisione.
    Allora perchè entrambi hanno scelto questo?Masochismo?
    Può essere che al di fuori della religione ci sia una "legge" comune che spinge l'uomo verso la scelta che VERAMENTE può portarlo verso la felicità anche se questa potrebbe comportare sofferenza e la perdita della vita stessa?
    Significa andare alla radice dell'uomo (e della donna) per chiedersi non se è un diritto la libertà di scelta, ma se una scelta come questa porta alla felicità Vera.
    Umanamente parlando io stessa ti direi che non so se avrei il coraggio e (scusa il francesismo) le palle per scegliere la loro stessa strada...ma una cosa è certa: loro due hanno "dimostrato" che è possibile sceglierla e seguirla arrivando insieme alla Felicità!

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    1. Petite: a me piace molto che menzioni anche Enrico. Penso ci voglia molto più coraggio a stare vicino ad una persona che ami, sostenerla e consolarla, sapendo che rimarrai solo...
      Tocchi temi importanti, Chiara stessa dice che prima di tutto la decisione che ha preso l'aveva sentita nel suo cuore e non ha titubato. Anche per questo mi sento di dire che non mi stupirebbe se una persona senza Fede prendesse la stessa decisione. "Semplicemente" con il cuore di mamma.
      Una scelta giusta, seppure dolorosa porta alla felicità? Sarà questa forse la cartina tornasole? Esistono scelte giuste e scelte sbagliate? Si può applicare in maniera assoluta quello che dice Cosmic quando afferma che "nessuna scelta vale più di un'altra"?
      Sono domande grandi, preferisco lasciarle lí in sospeso...

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    2. guarda, io ti dico che pur essendo atea non so davvero cosa avrei fatto nel caso della terza gravidanza. sono situazioni terribili e comunque le guardi non c'è soluzione. ti dico che davvero non lo so, non so come mi sarei sentita e cosa avrei pensato al suo posto. sono convinta che ognuno abbia il suo modo di trovare la felicità, e non contesto questo, anzi. però proprio nel momento in cui tu dici che lei ha avuto le palle e tu non sai se le avresti avute, stai considerando la sua scelta più degna e ammirevole di quella di curarsi. è su questo che non sono d'accordo. qualunque scelta comporta delle responsabilità, purtroppo, e lasciare un figlio senza mamma così piccolo, e un marito solo è comunque una responsabilità non da poco. hai ragione a dire che è stata una decisione presa col marito ed è giusto che sia così. ma è una scelta giusta per loro, non per altri. non so se è chiaro il mio punto di vista, io penso solo che se un esempio come questo è considerato oggetto di invidia o di ammirazione da parte delle altre famiglie, automaticamente esempi opposti sono da considerare "meno meritevoli". io invece penso che qualunque scelta è sullo stesso piano, e ha pari dignità. riguardo alla ricerca della felicità, non è certo un concetto universale, ma molto soggettivo. ognuno dovrebbe avere il diritto di trovarla come crede, senza per questo essere considerato moralmente migliore o peggiore di un'altra persona.

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  6. io non posso partecipare a questo sereno confronto. Non voglio, non andrò sugli altri blog. Non voglio che le vicende personali e l'unicità che contraddistingue ognuno di noi siano macchiate dal marasma delle ideologie. Non sono una credente, non ho il dono della fede forte, la contratto ogni giorno la fede, questo sì con forza. Non ho idea di cosa avrei fatto io ma oggi questo post mi serviva, con i vostri commenti, così come vi ho lette. mi serviva così per darmi non una risposta (perché ah se mi piacerebbe una risposta univoca, imponente, cui delegarmi senza far più nulla) ma per continuare le domande e non smettere mai di crescere. Grazie a Maggie, sempre, a CosmicMummy, a Chiara.

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    1. cara, mi piacciono le domande. mi piacciono anche se non hanno una risposta univoca cui delegarti (le tue espressioni sono sempre azzeccatissime!). sono contenta che il post, in qualche modo, ti abbia arricchita.
      (ma mi devi proprio spiegare dove e a chi contratti la fede. Potrebbe essere un interessante investimento ;)!!)

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  7. Ho letto e riletto il tuo post, e sono tornata per rileggere i commenti.
    Questa vicenda fa riflettere, ma quoto in pieno le parole di minnelisapolis "Non voglio che le vicende personali e l'unicità che contraddistingue ognuno di noi siano macchiate dal marasma delle ideologie."
    Ti ringrazio per il tuo approccio equilibrato.

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    1. Sì, è vero ognuno nel suo cuore può "sentirla" con "l'unicità che ci contraddistingue"

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  8. scusate se insisto, so che riesco a diventare assillante, ma l'argomento 194 è più che mai attuale e il rischio di vedere negati dei diritti per me fondamentali è reale. leggete cosa scrivono qui: http://circolosanluigi.wordpress.com/2012/06/18/nel-segno-di-chiara/ "E’ nostra intenzione dedicare la manifestazione davanti alla Consulta prevista per questo mercoledì alle 11.00, in occasione della rivisitazione da parte dell’organo giudiziario della “legge 194″, a Chiara Pertillo, certi che il suo esempio non possa non far scuotere le coscienze di chi è chiamato a giudicare sulla vita che nasce" se non è strumentalizzazione questa... se non sapete cos'è milita christi, questo è il programma politico: http://www.militiachristi.it/prog_pol.htm

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  9. Maggie carissima, la storia di Chiara ed Enrico è struggentemente LUMINOSA, CALOROSA di quel calore che ti avvolge e ti fa sentire al sicuro ma al contempo GELIDA, di quelle storie che appena le leggi ti si blocca lo stomaco e ti si drizza la schiena perchè dici: "non può essere!". Sono storie che ci mettono davanti alla nostra vita, al nostro modo di amare, al nostro modo di vivere il rapporto con gli altri in primis con nostro marito, i nostri figli. Sono storie che ci mettono davanti al mistero più grande della vita di un uomo, ossia quello della morte! Davanti al mistero della morte (e quindi del dolore) si possono avere tante reazioni ed ognuna di queste è... logica, ma non tutte sono reazioni che portano frutto, non tutte sono reazioni che danno speranza, non tutte sono reazioni che riempiono l'esistenza di quella luce e quella pace che solo l'amore sa dare.
    Chiara ed Enrico, orientati da una fede solida e operativa, hanno fatto delle scelte mosse da logiche d'amore tutelando innanzitutto il loro profondo desiderio di SPERARE e di AMARE, tutelando soprattutto il loro desiderio di SPERARE INSIEME ed AMARE INSIEME. il loro cuore -come dice una canzone degli U2- in quei momenti BATTEVA COME UNO SOLO e questo per loro penso sia stato il segno più determinante che ciò che stavano facendo era la cosa giusta.
    Ecco questo aspetto è, secondo me, un insegnamento che deve derivarci da questa storia: Chiara ed Enrico hanno potuto fare la scelta di amore che hanno fatto, di amore e di dolore, perché erano insieme! la solitudine, l'impressione di essere da soli ad affrontare le difficoltà piccole e grandi della vita, spesso porta a commettere errori di cui ci pentiamo. Enrico e Chiara ci dicono invece che accompagnati dalle persone che ci amano e condividono con noi gioie e dolori, possiamo affrontare con il sorriso sulle labbra anche la morte.
    Un altro insegnamento che ne deriva, a mio parere, da questa vicenda è che, come la giri giri, l'amore ancora SCANDALIZZA: solo così si possono giustificare le levate di scudi, molto ideologiche, di chi davanti a questo esempio sa solo vedere una battaglia culturale e non si sofferma a "contemplarne" la bellezza? Ma se devo dare un esempio a mio figlio o a mia figlia, se devo additare loro delle persone che desidero diventino per loro degli esempi -nella speranza che io per loro possa essere un esempio positivo- non posso che presentargli le vite di persone che hanno saputo vivere con generosità e senza fare calcoli da geometra nell'amore "questo sì... questo no, se no è troppo!". Chiara ed Enrico, i miei genitori, tanti miei amici, sono tra questi.
    Ultimo ma non secondario aspetto della vicenda: io ho un impressione, ossia che Chiara ed Enrico si siano sentiti molto più liberi nel dire SI' che nel dire NO! Ogni affermazione positiva che mette in gioco il nostro cuore ed il nostro essere, c'è poco da fare, determina in ciascuno di noi un cambiamento che ci rende liberi dai nostri egoismi, dai nostri orizzonti ristretti, e ci fa vedere alla vita con sguardo più distaccato e meno calcolatore.
    E poi... scusate... io non so se a Chiara ed Enrico piacesse ballare -a Maggie e Mr.F sì, lo so!-, ma a me la loro storia fa venire in mente una serata in discoteca: senti la musica, vedi la gente che balla e che si diverte, ma la vedi anche sudata, affaticata e pensi "se mi butto nella mischia di sicuro mi divertirò, ma poi sarò stanco! Ma se non mi butto... chissà che divertimento mi perdo!" Ebbene l'Amore e le scelte d'amore sono così: sono lacrime e sangue... ma che divertimento se ci buttiamo e ci lasciamo trasportare dalla musica... ed alla fine della serata -della nostra vita- sai che soddisfazione.

    Per CosmicMummy: ah... scusa... dimenticavo di risponderti. lasciali stare quelli di militiachristi, sono dei politici: hai mai sentito dire qualcosa di sensato da dei politici? Ti prego di non "standardizzare" il loro pensiero assumendo che i cattolici (politici o meno) la pensino come loro.

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    1. è proprio vero: quando uno non si sente solo trova la forza dove non penserebbe!
      una serata in discoteca??? tango tango tango!!

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  10. Paradossalmente riesco a capire meglio Chiara dell'altra madre, quella che ha perso un figlio a causa della Sids. La scelta di Chiara forse l'avrei presa anch'io per un primo figlio...per un secondo figlio - lo ammetto a malincuore - probabilmente no, perché tra i due mali immensi probabilmente avrei preferito non lasciar orfano il primo. Per la seconda madre provo quel senso di profonda invidia di cui parla anche Lucy: pur non essendo atea, devo ammettere che la mia fede non sarebbe abbastanza grande per vedere un disegno divino in una morte del genere. Probabilmente non riuscirei mai a farmene una ragione.

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    1. Cherry: sebbene in queste situazioni venga da pensare: io cosa avrei fatto? è vero che è impossibile poterlo vedere con certezza. ci sono certe cose che ho fatto (niente di lontanamente simile alle storie raccontate) che se ci penso con il senno di poi mi chiedo come, perché a mente fredda avrei pensato di reagire diversamente. Una persona in quei momenti non può sapere la forza che ha, che viene da sé stessi, dal marito, dalle persone che ti sono vicine, dalla Grazia. Nel presente, a me queste storie fanno venire la voglia irrefrenabile di abbracciare le mie bambine e mio marito. e di ringraziare per tutto quello che abbiamo ogni giorno. non ultima la salute.

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    2. Si, questo è vero: nessuno può sapere con certezza cosa farebbe in determinate situazioni a priori. Speriamo di non doverlo mai scoprire.
      PS: se hai ti ho assegnato un premietto sul mio blog

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  11. Intervista ad Enrico:
    http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=598031

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    1. non volevo commentare questo post perche' mi sembra una storia cosi' assurda ma anche cosi' triste che qualsiasi cosa si dica si rischia di offendere qualcuno, soprattutto la memoria di una persona che non c'e' piu'.
      Poi ho letto quest'intervista e' mi e' semplicemente venuto da pensare che se la vita fosse veramente da vivere come la racconta lui, nel 2012 una delle cause maggiori di morte sarebbe probabilmente l'appendicite. Altro che tumore.
      A mio parere le parole di questo papa' molto sfortunato si possono leggere in 2 modi: uno come fondamentalismo religioso, l'altro, poco diverso, come il fatto che e' nella natura dell'uomo cercare di dare risposte confortanti a dei drammi inspiegabili.

      Poi c'e' questa idea di sottofondo, che spazza via 2000 anni di civilta' in nome di una interpretazione integralista e a mio parere ipocrita della fede, secondo cui la via 'naturale' e' sempre da preferire alla via 'artificiale'. Ovviamente perche' il signore ha voluto cosi', alla faccia del libero arbitrio. Ecco che anche il parto 'naturale' diventa piu' giusto del parto fatto con l'epidurale (d'altronde "con dolore partorirai figli", vuoi mica dare torto alla bibbia ?).

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    2. Caro Anonimo, anche io ho letto l'intervista e secondo me va letta in altro modo!
      Enrico parte, a mio parere, da un idea ed un valore che pochi a questo mondo sembrano tenere in considerazione: la vita -e con essa il corpo- di ciascuno di noi è un dono che va accudito, tutelato, rispettato, difeso, come ogni dono che si rispetti. La vita, per loro, è dono di Dio e pertanto tutto ciò che ci accade nel cammino terreno assume una valenza speciale perché può diventare strumento per valorizzare questo dono,viverlo a pieno,o deprimerlo e disperderlo. In questo la medicina, la scienza ci hanno dato tantissimi strumenti materiali che ci aiutano e che permettono di custodire detto dono: l'esempio che tu fai dell'epidurale è uno dei tanti esempi che si potrebbero fare (mia moglie,Lady L.,cattolica tutta d'un pezzo,udite udite,ha PRETESO l'epidurale!).
      Potrei farti altri mille esempi, ma l'idea di fondo che mi sembra vada colta non è quella della vita naturale preferita alla via artificiale, ma della medicina, della cura del corpo NON come un fine ultimo per cui faccio di tutto di più -legittimo o meno- per stare in forma, per guarire, per essere bello, ma uno strumento per non disperdere quel dono stupendo che è la vita. In questo il Magistero della Chiesa ha fatto enormi dietrofront una volta che ha compreso la valenza di taluni strumenti della medicina: penso ad esempio alle trasfusioni di sangue e alla donazione degli organi. Un tempo la Chiesa era decisamente contro, soprattutto alla seconda. Comprendendone poi a pieno la valenza di dono generoso per la tutela e salvezza di altre vite, ha sciolto ogni dubbio. Così come sugli OGM,così come sulle cure palliative e le cura del dolore,tutte cose che -se le leggessimo con certe lenti- dovrebbero essere OSTEGGIATE dalla Chiesa e che invece vengono da Questa viste con prudenza ma di buon occhio.
      La medicina è e deve essere strumento per la VITA non per la morte: Enrico e Chiara, da quanto si legge, hanno valutato di non intraprendere inizialmente le cure anti-tumorali per lei perché se così avessero fatto ai loro occhi queste sarebbero state strumento di morte per il bimbo. E' una scelta, in se per se, eroica... Chiara non ha rifiutato le cure sperando che ci fosse un miracolo e basta, ma ha rifiutato -anzi ha RIMANDATO- le cure per un ragionamento semplicissimo: metto a rischio la mia vita per salvare quella del piccolo Francesco. Inoltre in senso stretto il Magistero della Chiesa non pone alcuna condanna morale su situazioni come quella in cui si sono trovati Enrico e Chiara, ossia la Chiesa non si è mai espressa consigliando comportamenti perché moralmente più accettabili.
      Chiudo facendoti notare una cosa che non è marginale ed alla quale ho accennato: se Enrico e Chiara avessero ragionato come dici tu, partorito il piccolo Francesco, lei avrebbe dovuto rifiutare le cure e affidarsi alla misericordia divina,magari usurandosi le suole delle scarpe con kilometri di pellegrinaggi. Invece no: hanno iniziato le cure ed hanno lottato fino alle fine. In tal senso mi ricorda tanto un intervista fatta ad uno dei figli di S.Gianna Beretta Molla il quale diceva:"E' sbagliato pensare che mia madre volesse morire, non sarebbe stato cristiano. Mia madre voleva fortissimamente vivere e per questo, una volta partorito, ha lottato".
      Spero, con il mio modo molto "perentorio", di essere stato chiaro ma di non aver urtato la sensibilità di nessuno! Saluti

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    3. Grazie Woofer per il tuo chiarimento con cui mi trovi d'accordo. Io credo che il pericolo, quando si guarda verso le persone che hanno Fede, è interpretare ogni singolo azione come dettata da "norme" religiose. Sinceramente non ho presente nessun documento ufficiale (ma nemmeno non ufficiale) che affermi che dal punto di vista "dottrinale" il parto naturale sia più giusto del parto con epidurale. Personalmente ho avuto prima un cesareo e poi un parto naturale con epidurale (e santificherei l'inventore dell'epidurale:)!!). Nel mio modestissimo parere penso che, al di là di certi "dogmi di Fede" che rimangono misteri, il resto delle direttive siano dettate dal "buon senso". E anche per questa ragione, ripeto, non mi stupirebbe se una mamma senza nessuna credenza religiosa avesse preso le stesse decisioni. Cuore di mamma...

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    4. maggie, ma di cosa stai parlando ??
      La decisione di lasciarsi morire pur di non mettere a rischio la vita del bimbo che si ha in grembo e' giustificata unicamente da un forte indottrinamento religioso. Chiamala fede, chiamala dottrina, chiamala come vuoi, ma il fatto rimane che qualcuno ti ha fatto credere che la vita e' un dono di Dio e in quanto tale noi non abbiamo nessun diritto di interferire nel corso naturale delle cose (o nella volonta' di Dio, se sei credente).
      Il buon senso in questo caso non ce lo vedo proprio.
      La cecita' e ipocrisia di tale atteggiamento sta nel fatto che invece, in quanto esseri umani del 2012, interferiamo tutti i giorni col corso naturale delle cose. E ci sta benissimo.

      Il fatto e' che la spinta religiosa ha un potere cosi' forte nei credenti (l'oppio dei popoli, diceva qualcuno), che il buon senso e' varamente messo da parte. Motivo per cui la religione ha BISOGNO dei dogmi. E motivo per cui il padre di un bimbo orfano non puo' far altro, non avendo spiegazioni razionali alla sfortuna che gli e' capitata (o che si sono scelti) di affidarsi alla spiegazione che quella era la volonta' di Dio.

      Il mio punto e' che da questa triste vicenda non vedo proprio cosa ci sia da imparare, se non che la religione puo' spingere a gesti veramente estremi e poco razionali. Questo pero' lo sapevamo gia' (martirii), e a ben pensarci in certi individui le stesse conseguenze hanno la politica (terrorismo), o addirittura l'attrazione sessuale (quanti omicidi per 'insoddisfazione sessuale').
      Questo e' il messaggio che io colgo da questa storia. Probabilmente non era il motivo per cui tu l'hai postata :)

      ps il parto con l'epidurale non mi sembra tanto 'naturale'!. Io comunque mi riferivo alla frase 'parto che lei ha voluto naturale'. Nella medicina moderna prendere o no degli antidolorifici (che sono sempre associati a dei rischi per la madre ed il nascituro) dovrebbe dipendere da quale e' la soglia di sopportazione del dolore, diversa da persona a persona. Non al desiderio di avere o meno un parto naturale. Non c'e' nessuna medaglia per chi soffre di piu' !

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    5. Il motivo per cui ho messo il link e' stato di aver visto in certi commenti la parola "strumentalizzazione". Mi sembrava utile allora andare alle parole di chi questa storia l'ha vissuta in prima persona, per farci ispirare dalle idee e valori che l'hanno motivata.
      Questa madre HA pensato anche a se stessa, con un intervento in gravidanza sapendo che non avrebbe fatto male al bimbo, e cominciando altre cure piu' pesanti appena possibile. Non si e' certo lasciata morire, e di certo non ha fatto da spettatrice della sua malattia.
      Dalle parole di Enrico e dal video in cui raccontano della loro bimba, mi sembra di vedere ragazzi molto normali, semplici e liberi. Non vedo affatto due persone "costruite", che si sentano costrette da norme ad agire in un certo modo.
      Perche' non accettare che la felicita' puo' venire anche dal sacrificarsi e da esperienze dolorose?
      Per il parto, non c'e' una medaglia per chi soffre di piu', e nessun merito maggiore in chi ce la fa al naturale, ma perche' non accettare che qualcuno se ce la puo' fare e non e' rischioso per la salute di mamma e bimbo senta il desiderio di vivere la nascita del proprio figlio in quel modo? Scandalizza anche questo (Molti penserebbero "Ma se puoi non sentire il dolore perche' mai dovresti scegliere il contrario???)! A volte questa preferenza e' dettata proprio dal sapere che ci potrebbero essere effetti collaterali agli antidolorifici. Conosco tantissime persone non Cattoliche che la pensano in questo modo, e tantissime mamme sentono dentro di se' il desiderio di provare come vanno le cose senza aiuto, se ce la faranno. Questo non ha nulla a che fare con la religione, o con un presunto "amore" o esaltazione del dolore. Tante delle mamme che vogliono un parto naturale finiscono con l'avere l'epidurale se non ce la fanno. Chiaramente la salute di mamma e bimbo vengono prima di tutto. Non vedo la ragione di analizzare il suo desiderio.
      Da questa vicenda io trovo lo spunto a impegnarmi in piccole scelte d'amore e sacrificio nelle piccole cose di ogni giorno nei confronti delle persone a me vicine. Avrei avuto gli stessi spunti se questa coppia non fosse stata Cattolica. Dato che loro lo sono, ci trovo anche tanti spunti di Fede, Speranza e fiducia che auguro a tutti e a me stessa per prima di poter cogliere e mettere a frutto...

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    6. Caro anonimo-a (un nick?), sottolineo ció che è stato detto: non è decisione di lasciarsi morire. Lei ha rinviato le cure per il cancro che ha scoperto quando era a 5 mesi di gravidanza. il bambino è stato fatto nascere un mese prima per iniziare il più presto possibile le cure. le ha rimandate di tre mesi. chi può sapere se avesse iniziato subito cosa sarebbe successo. avrebbe vissuto? avrebbe guadagnato qualche mese? non lo so. Lei ha deciso di portare avanti la gravidanza. Mi pare che la scelta di far nascere un bambino in queste condizioni non sia un indottrinamento religioso. la vita può essere anche dono di Dio, se ci credi o no questo è personale. ma è vita. e questo bambino è il loro figlio.
      chiedo scusa se non ho abbastanza lucidità mentale -o probabilmente abbastanza concentrazione- per capire a la tua posizione e trovare il filo logico.
      Sei a favore del corso "naturale" delle cose? sei contrario-a?
      Continuo anche a non capire la relazione tra il corso naturale delle cose, il parto naturale, la religione nel tuo discorso... (sul nesso tra la religione e "il corso naturale delle cose" ha già parlato woofer, non voglio ripetere).
      per essere precisi allora parliamo di parto vaginale cosí siamo contenti tutti. Mi scuso se la mia frase sul post sia stata male interpretata. se mi segui da un pò saprai che sono sensibile verso questo tema siccome con mia grande gioia ho potuto partorire "vaginalmente" (con epidurale) dopo un'esperienza brutta di cesareo. e non condanno il cesareo e non sto parlando di scelta religiosa, ma solo di un mio grande desiderio di poter vivere il parto senza essere addormentata del tutto (come purtroppo mi è successa la prima volta e come mi sarebbe potuto risuccedere nel caso di un altro cesareo) e poter essere parte attiva del parto. probabilmente questa mia sensibilità ha sottolineato un aspetto che in fondo nella storia non è determinante e ha dato adito ad interpretazioni differenti.
      mi sembra ovvio che non ci sia nessuna medaglia per chi soffre di più, ci mancherebbe pure. la sofferenza, di qualsiasi tipo si tratti, è personalissima e non si può né misurare né comparare.

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    7. Caro Anonimo,
      A me sembra che la vicenda di Enrico e Chiara essendo così estrema si presti a commenti e analisi opposte e tutt'altro che unanimi. Tu dietro a questa scelta vedi l'indottrinamento religioso ed il fondamentalismo. Io vedo Amore di una mamma per il proprio figlio, di un marito per la propria moglie, di due coniugi per la loro unione e la loro famiglia.
      In tutto il video con Chiara e nell'intervista di Enrico non si afferma una sola volta che "abbiamo deciso di non abortire perché la Chiesa ci diceva di farlo!".Anzi dal video se ne deduce che molti sacerdoti e amici "indottrinati" avevano suggerito a Chiara di abortire. Come la mettiamo allora? Enrico e Chiara erano indottrinati e plagiati o forse hanno preso una scelta libera,con la ragione e con il cuore?
      Caro Anonimo, ti ripeto, il tuo modo di vedere la vicenda merita rispetto perché la vicenda è di quelle che non lasciano indifferenti, però è anche vero che non puoi attribuire ad Enrico e Chiara comportamenti e motivazioni che loro non hanno espresso solo perché magari tu di loro -o di chi vive la fede fino a questi estremi- ti sei fatto una certa idea.
      Enrico afferma che dalle prove della vita,dal dolore provato,dalla malattia loro sono riusciti a trarre felicità perché ne hanno tratto una maggiore unione tra di loro ed una maggiore unione con Cristo: quindi nessun cenno a rifiuto delle cure,ad abbandono alla malattia o a quel fideismo cui tu,caro Anonimo,fai riferimento.Solo la capacità,che è propria delle anime più sensibili, di cogliere anche dalle prove (la dottrina cristiana le chiama CROCI)la carezza amorevole di Dio Padre.Questa sì è questione di fede, ma di quelle TOSTE,ma come vedi non c'entra nulla con l'idea di vita "naturale" vs vita "artificiale".
      Non voglio dilungarmi oltre,poi,sulla questione Chiesa-fede-vita-corpo-dolore perché ne ho già parlato, perché se lo facessi ancora ne verrebbe fuori un trattato e perché non è questa la sede:abbi la pazienza però,caro Anonimo, di credere che sono veramente pochi quelli all'interno della Chiesa che pensano alla malattia,al dolore nei termini in cui ne parli tu.
      Sulla questione poi del parto naturale,mi trovo concorde con quanto dicono Maggie e Betty:si parla di parto naturale nel senso che non si è optato per il cesareo.Chiara aveva il desiderio di NORMALITA' di vivere la propria maternità TOTALMENTE e anche la decisione sul modo di partorire faceva parte di questo desiderio,di questa voglia di speranza.
      Vedo totalmente assurdo,inoltre,il paragone tra la vicenda di Chiara -e le tante altre note o nascoste- e quelle di sedicenti martiri fondamentalisti (quelli che si fanno esplodere,insomma,per difendere una causa):Chiara ha deciso di mettere a rischio la propria vita per salvarne una altra.Quei terroristi uccidono se stessi ed altri con profondo senso di disprezzo della vita propria ed altrui e per motivi prettamente politici.
      Concludo riaffermando quanto ho detto nel mio primo intervento sull'argomento: l'Amore SCANDALIZZA! Le scelte d'Amore,e questa lo è,dividono,scandalizzano,suscitano polemiche e spesso sono incomprensibili se visti sotto un ottica prettamente UMANA.
      Saluti
      PS: Caro Anonimo, se desideri, possiamo continuare la nostra chiacchierata in separata sede, via mail, evitando al resto dell'uditorio lunghissime disamine morali e filosofiche.

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  12. Scrivo senza leggere gli altri commenti ma subito dopo aver visto il video che mi ha fatto piangere.
    Io mio figlio non l'ho battezzato per n motivi ma sono enormemente grata e lo sar sempre per questo dono..non so se ci sia di mezzo Dio, sono grata e basta. Non mi piace pensare a un Dio che dona bambini a certe donne e altre no.., non penso al disegno divino per tutto ciò che ci succede ma il discorso è complesso.
    Però non posso fare a meno di rispettare questa donna, il suo essere mamma.
    Ecco io penso che una mamma deve poter decidere sempre cosa fare e non fare..

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    1. Sembra una frase scontatissima ma è una delle più belle. Il figlio è un dono.
      Quanta verità c'è!! Anch'io non posso che essere grata e basta.
      Grazie per il tuo commento.

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  13. E' una storia che invita a mille riflessioni e non mi sento di giudicare Chiara ed Enrico o di esprimere un'opinione pro o contro.
    Sono contenta che si sia pensato a una Vergine dei bambini mai nati.

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    1. a me questa Vergine ha fatto tanta tenerezza.....

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