venerdì 15 giugno 2012

A proposito di felicità. Chiara ed Enrico

Ci sono certe storie che non vorresti sentir raccontare. Perché ti sbattono in faccia troppe domande difficili.

Chiara si è sposata poco dopo che è nata Memole alla stessa età in cui mi sono sposata io. 25 anni. Poco dopo il matrimonio un piccolo cuoricino batte dentro di lei. Ma in una delle prime ecografie diagnosticano una grave malformazione: la bambina non ha possibilità di sopravvivenza. 

Chiara decide assieme al marito di portare avanti la gravidanza e far nascere la bambina che vive solo mezz'ora dopo il parto. 

Ma non finisce qui la storia. In una seconda gravidanza, per altre ragioni, anche il secondo figlio raggiunge il Cielo subito.

La terza gravidanza va molto bene. Fino a quando scoprono, questa volta a lei, un cancro. Chiara posticipa le cure per proteggere il suo bambino. 

Pochi giorni fa "Chiara è nata in Cielo". Ha lasciato il suo terzo bambino alle cure del papà ed è andata a fare la mamma ai due bambini che la stavano aspettando.


Storie cosí fanno sorgere tante domande.
Forse il primo impatto è: ma che famiglia sfortunata! Avevano avuto dei segni chiarissimi di problemi. Perché non hanno deciso di terminare la prima gravidanza e, magari adottare? Lei si sarebbe potuta curare (più avanti quando avesse scoperto del cancro) e avrebbe potuto prendersi cura di suo marito e dei figli.

Perché far nascere due bambini che non hanno speranza di vita? Perché "sacrificare" la propria vita per un bimbo non nato e che non conosciamo?

C'è chi ha suggerito che la storia ha a che vedere con l'integralismo religioso, il maschilismo, la subalternità della donna e del suo corpo a quella dell'uomo e del nascituro.

Io credo che, seppure il sottofondo sia una coerente Fede (che tanto sottofondo non è siccome è forte ed intenso), tutto questo centri poco con la Fede stessa. Centra più che altro con l'essere madre, con il "regalare" il proprio corpo alla Vita (è quello che facciamo quando siamo in gravidanza e partoriamo), del senso di essere genitori. E mi riferisco anche ai padri. Che, lontani dall'essere i "sottomissori" delle donne, riescono a capire il dono della vita a tal punto da accettare il rischio di perdere la propria donna.

Probabilmente le domande che sorgono sono più profonde:

Qual'è il senso della Vita? Forse la Vita stessa?
O l'Amore?
Da cosa si misura? Dalla lunghezza della Vita o dall'intensità di pochi attimi vissuti come un soffio? E se in questo istante, in questa mezz'ora, c'è "l'essenza" della Vita? 

Qual'è il compito dell'essere genitori? Evitare al figlio la sofferenza? Amarlo fino al "sacrificio"?

La felicità è assenza di sofferenze? Di disgrazie? O la sofferenza è la radice più profonda della gioia se coltivata?

Ascoltate la testimonianza di Chiara, come parla della paura che ha avuto, della sua determinazione nella decisione di far nascere sua figlia, dei calcetti nella pancia come dimostrazione evidente dell'amore "restituito", del suo parto che lei ha voluto naturale. Quale amore più grande? Credo che questi bambini siano stati immersi dall'Amore dei loro genitori fin da subito, ed ancora di più da quando hanno scoperto il triste destino. Fino ad accompagnarli per mano in Cielo. E quello che chiede un bambino ai genitori è "solo" Amore.

In un'ottica più ampia e se vogliamo credere in qualcosa che va "aldilà" questa storia non è finita ma continua tra Cielo e terra.

Poco tempo fa una persona che conosco per amicizie trasverse ha perso la sua bambina al secondo mese dopo la nascita per "morte bianca". Ha detto: "se la vocazione di noi genitori è portare i nostri figli in Cielo, allora con lei sento di averla compiuta...".

La foto in alto è di una Vergine che abbiamo visitato qui negli States che mi ha fatto molta tenerezza. È la madre dei bambini mai nati. Li voglio pensare cosí, accoccolati sul suo ventre e cullati tra le sue braccia. Vicino a una mamma.

Sotto il video. Non sono molti minuti e Chiara parla con una semplicità disarmante.

Aggiungo una postilla di un articolo che è stato pubblicato su Vanity Fair e ne riporto una parte del testo perché non ha bisogno di altre parole:

"Nella sua vicenda c’è un messaggio ulteriore, che non ha a che fare né con la religione né con l’ateismo, almeno intesi in un certo modo, che ci ha fatto in qualche modo piangere con lei. L’idea che anche l’esperienza più dolorosa, almeno quella che la nostra cultura vede come insostenibile, assurda, atroce e quindi da rimuovere, possa invece essere vissuta pienamente, come qualcosa che ti arricchisce e ti rende per questo felice. Insieme a questa, c’è anche un’altra affermazione-testimonianza: non conta la brevità di un’esperienza, ma la sua intensità, la sua bellezza. Insomma, quello che deve spaventarci non è il dolore, qualcosa che ci rende vivi, umani, connessi gli uni agli altri. Né la prospettiva della fine, perché quella esiste comunque. Anzi, la paura della morte si sconfigge proprio vivendo esperienze fino in fondo. Senza troncarle né anestetizzarle".


Testimonianza di Costanza Miriano (dopo il funerale).



giovedì 14 giugno 2012

Felicità

Ci sono attimi in cui la felicità ti sorprende.

Il pic nic di fine anno nel parco della scuola (siamo in vacanza!!!!!!!!).




Salti con paparino e bollicine dopo l'acquazzone

Momenti di intimità la mattina tra sorelle
















Farsi pitturare la faccia ad una fiera

Poi questo... (E sapere che tra 12 giorni -inaspettatamente- posso vivere questi momenti con mia sorella che viene a trovarci per due mesi e mezzo!!!!!!!!!!!!!!!! happy happy happy)

venerdì 8 giugno 2012

WFM 2012


Che cos'è??? ma l'incontro mondiale delle famiglie!!!. Io ho avuto la fortuna di andare a quella di Valencia, nel lontano 2006. Io e Mr. F. non eravamo ancora famiglia ma mancava poco. Ed in quella giornata ho affidato tutti i nostri progetti futuri. Quest'anno ho potuto seguire l'evento solo da lontano. Ma ho avuto un inviato speciale. Woofer ci racconta...

<<Tortellino saluta il Papa!>> <<CIAO BENEDETTOOOOOO!!!>>.
È venerdì 1 giugno pomeriggio in una assolata piazza Duomo a Milano ed iniziano così i nostri giorni in compagnia di Papa Benedetto XVI in occasione dell'incontro Mondiale delle Famiglie 2012.
Tortello è esaltato al vedere tutta quella festa per l'arrivo di Benedetto e sventola all'impazzata il suo fazzoletto bianco per salutare il Santo Padre.
Il Papa è venuto a Milano per celebrare tutte le famiglie del mondo, per ricordare a tutti e ciascuno di noi che siamo nel suo cuore e nel cuore di tutta la Chiesa e noi eravamo lì ad accoglierlo al suo arrivo.

Vi eviterò il racconto della 3 giorni di avvenimenti, di levatacce e di camminate, ma non posso esimermi dal raccontarvi le sensazioni che ho provato e le impressioni che ho avuto di questo avvenimento!

Innanzitutto la principale sensazione che ho provato in questi giorni è stata di PACE e di GIOIA.
Vedere un tale dispiegamento di persone, la presenza del Papa, sentire le parole di vicinanza ed incoraggiamento di tutti e capire che la mia famiglia vive in comunione con tantissime altre famiglie e che, nonostante tutto, ognuno di noi vive generosamente la propria dimensione familiare, è stato un balsamo di serenità e felicità! Insomma vedendo tutti quei volti mi veniva da pensare: NON SONO SOLO!! Io e Lady L. non siamo soli nella nostra lotta quotidiana per portare avanti la nostra famiglia. 
Insieme a noi c'erano migliaia di altre coppie di ragazzi, di adulti, con figli più o meno grandi al seguito, che avevano un desiderio fortissimo di fare festa e di testimoniare al mondo la gioia che una famiglia cristiana porta con sè e di cui può essere un "portatrice sana".
Tutti noi eravamo stanchi per la levataccia, per la camminata e per l'attesa antecedente i grandi eventi -S.Messa della Domenica in primis- ma ognuno di noi si sentiva trasportato da una forza interiore che gli faceva superare questi piccoli ostacoli perché... VOLEVA FARE FESTA!!!

Il Santo Padre, poi, con le sue parole ed i suoi gesti è stato veramente... paterno: nell'esortare tutti noi alla perseveranza nel nostro cammino, nell'indicare la strada del perdono e dell'unità come via per il raggiungimento della maturità dell'amore tra gli sposi, nel sollecitare tutti ad essere testimoni coraggiosi e gioiosi dell'Amore. Il Papa ha parlato alle famiglie in crisi economica, ha parlato delle famiglie straziate dal dramma del divorzio, si è rivolto a quelle famiglie che fanno fatica a trovare tempo per stare insieme incalzate da ritmi professionali frenetici e a tutti a detto un unica cosa: ABBIATE FEDE! ABBIATE SPERANZA! Dio ci guarda e ci sorregge, ci ama e ci guida: siete tutte nel cuore di Dio e se da parte nostra ci sarà l'impegno umano per essere uniti e per superare le difficoltà, Dio Padre non farà mancare il suo aiuto amorevole!
Non vorrei annoiarvi troppo, ma il paragone che ha fatto con il vino delle nozze di Cana durante la festa delle testimonianze la sera di sabato 2 è stato... commovente: 

"Nel Rito del Matrimonio, la Chiesa non dice: «Sei innamorato?», ma «Vuoi», «Sei deciso». Cioè: l’innamoramento deve divenire vero amore coinvolgendo la volontà e la ragione in un cammino, che è quello del fidanzamento (...). Il primo vino è bellissimo: è l’innamoramento. Ma non dura fino alla fine: deve venire un secondo vino, cioè deve fermentare e crescere, maturare. Un amore definitivo che diventi realmente «secondo vino» è più bello, migliore del primo vino".

Nelle grande adunate che la storia ricordi, il segno distintivo spesso è stato l'odio, la violenza, la protesta più o meno rumorosa: penso alle grandi adunate che si celebravano nei regimi nazisti o comunisti, penso alle grandi manifestazioni che -volenti o nolenti- covano sentimenti di rivalsa e di frustrazione, penso a quelle masse informi che partecipano a concerti o happening vari che però come unico scopo hanno quello di... manifestare "libertà" varie ed assortite che sfogano in sballo.
In questi giorni con le famiglie di tutto il mondo riunite attorno al Santo Padre non si è visto niente di tutto ciò. Attorno a noi, durante questi giorni, avevamo tanti amici, tante coppie e tante famiglie che come noi non non sfidavano niente e nessuno ma che positivamente e allegramente affermavano al mondo: noi ci siamo e sappiamo che i valori che trasmette la famiglia sono necessari per la salvezza di questo mondo in crisi!

Tutti noi eravamo lì riuniti perché volevamo essere lì: ci sentiamo CHIESA e vogliamo fortemente essere “lievito che fa fermentare la massa”. Abbiamo avvertito come nonostante le migliaia di difficoltà quotidiane, la grossi crisi economiche ed umanitarie, le fatiche non cessino mai di attenuarsi, eravamo FELICI, eravamo EMOZIONATI, eravamo IN PACE.

L'ultima grande emozione che voglio descrivervi, sembrerà paradossale, ma è stata  quella conseguente al grande SILENZIO che si è avuto all'inizio della S. Messa della Domenica: eravamo 1 milione di persone, bambini, malati, alcune autorità e una marea di gente comune, ma quando è iniziata la celebrazione ci siamo tutti stretti silenziosamente attorno all'altare ed abbiamo iniziato a pregare. 
Un consiglio di tutto cuore: a Philadelfia, nel 2015, sforzatevi di esserci!
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