sabato 29 novembre 2014

L'Italia in un pacco

C'era una volta una grandissima amica che ho conosciuto nei miei anni universitari a Milano. Compagna di studio e di disavventure oltre che di risate e serate passate a fare le chiacchierine. Lei si è sposata un anno prima di noi e poi si è trasferita in Texas. 

Io non avrei mai immaginato che la nostra amicizia avrebbe portato tante similitudini nelle nostre vite future. Le nostre prime bambine sono nate a un mese di differenza e gli altri due più o meno con 5 mesi di differenza. Della serie "ti devo dire una cosa. Stiamo aspettando". "Te ne devo dire una anch'io. Anche noi!"

Anche noi ci siamo trasferiti negli USA qualche anno dopo di lei e lei è stata la nostra "interprete culturale" nel senso che ci ha spiegato il senso di molte molte cose. Ma soprattutto mi ha affiancato nella difficile avventura di mamma espatriata in una terra così diversa.

La sua esperienza professionale è stata un regalo per incoraggiarmi sempre e appoggiarmi nel chiedere di più nel lavoro, nel fare in modo di essere valorizzata e di auto-valorizzarmi.

Lo stesso fuso ci ha aiutate a sentirci più spesso. Così la sera, quando l'Italia tutta dormiva e i mariti erano fuori, noi parlavamo ore ed ore su skype. Condividevamo un bicchiere di latte e cioccolato, un pò di pane, un allattamento fugace o eterno. Però non riuscivamo mai a salutarci meno di 10 volte prima di riuscire finalmente ad andare a letto.

Lo scorso Aprile, mentre il Principe veniva al mondo, loro rientravano in Italia -a Milano- dopo quasi sette anni da espatriati. Non posso negare che la loro partenza abbia causato in me un certo senso di solitudine e sconforto. Loro non sono più in viaggio e noi...chissà... Cosa ne sarà delle nostre sere solitarie quando non c'è più nessuno da chiamare?

Loro, seppure nella distanza, hanno accettato di fare da padrino e madrina di Battesimo al Principe.

Da un pò Lei mi aveva avvisato che stava preparando un pacco per me e mi chiedeva se facesse già freddo. Mah -pensavo- saranno vestiti pesanti?

Invece no. Con mia immensa sorpresa ho trovato tutte quelle meraviglie proibite che un espatriato sogna ogni giorno. Alcune cose -come le ziguly o le gelatine- non le rivedevo da almeno 25 anni e mi hanno ricordato l'infanzia. Solo chi vive lontano dalla propria terra conosce la sensazione di poter gustare alcune delle cose che fanno parte della propria storia (e cultura). È stato come poter avere un pezzetto di Italia con noi. Le bambine poi, in particolare con i pandistelle- si sono ricordate dell'ultima estate in Italia.

Grazie E., il tuo affetto era dentro a quella scatola più di ogni altra cosa. Chissà se un giorno torneremo a condividere -se non la città- almeno il fuso.

 (Per ovvi motivi i pandistelle non compaiono nella foto)

giovedì 27 novembre 2014

La catena dell'Avvento

A me piacciono moltissimo i calendari dell'Avvento: condiscono e alimentano l'attesa. Il nostro calendario è ormai parte della tradizione familiare ed è sempre il primo a venire tirato fuori dalle scatole natalizie. 
Qualche giorno fa Memole è arrivata a casa da scuola con un insolito calendario. Si tratta di una "catena" fatta di fascette con dei piccoli propositi dentro. Ogni giorno di Dicembre si apre una fascetta e ci si impegna a realizzare il proposito. Metaforicamente è come rompere gli anelli di una catena facendo qualcosa di buono. L'idea è simile a quella che ho realizzato qualche anno fa. 

Tra i propositi ne lancio alcuni.
- Aiutare a fare la cena;
- Apparecchiare e sparecchiare;
- Pregare per i bambini che non hanno la famiglia;
- Riordinare con cura la camera;
- Abbracciare forte chi vogliamo bene;
- Condividere un giocattolo che ci piace con qualcuno.

Poi ognuno ovviamente lo adatta come vuole. Quindi se siete sempre in ritardo e non avete il dono della manualità come me, questa volta potreste ancora essere in tempo!
Buon divertimento!


giovedì 20 novembre 2014

Chicago: fuga in 5 atti


Quando a Luglio Mr. F. ha saputo che il suo articolo era stato accettato per partecipare ad un congresso di fama mondiale a Chicago, non ho potuto fare a meno di dire:
Io parto con te!
Lui era un pò perplesso riguardo al viaggio ed ai bambini. Ma non aveva capito le mie reali intenzioni. Io volevo andare SENZA di loro. 
Nemmeno. Uno. 

ATTO PRIMO: LA PREPARAZIONE
Prima di tutto dovevo trovare tre sante-venerabili, martiri e ingenue famiglie che accettassero di tenersi i pargoli per la bellezza di 4 giorni. L'amica santa è la mia migliore amica di qui. Con già quattro figli afferma con sicurezza che uno non gli cambia e che tutto sommato gli manca l'infante. E allora prenditelo. Ma non valgono le restituzioni prima dei 4 giorni.
L'amica ingenua è quella che non ha potuto avere figli. Ha una specie di venerazione per la nostra seconda figlia. Non ha la più pallida idea di cosa siano i terrible two. Detto fatto: ti offro un corso accelerato di 4 giorni.
L'amica martire si chiama A. L'ho conosciuta 3 mesi fa. I rispettivi mariti si conoscono da tempo. Tra di noi condividiamo la nazionalità (cosa non scontata a queste latitudini). Però la nostra italianità è solo un punto di partenza di una relazione che ci ha fatto sentire subito molto vicine (almeno da parte mia). Codesta amica ha una bellissima e soprattutto sorridentissima bambina di 9 mesi. Di giorno te la mangeresti di baci. Di notte (a detta dei genitori) te la mangeresti e basta. Appena ho detto ad A. le mie intenzioni e le ho fatto la fatidica richiesta lei è leggermente impallidita ed ha cominciato a mangiarsi le unghie. Però mi ha detto "sì, non c'è problema'.
GRAZIE A. io vi devo fare un monumento al coraggio.

Poi dovevo trovare il modo di staccare il pargolo dal mio seno siccome il beneamato ha deciso di seguire le orme della sorella maggiore ed ha schifato il biberon. A questo giro mi sono angosciata lo stesso ero calma e fiduciosa che ne sarei venuta fuori. A Settembre ho preso la cannuccia e da lí abbiamo cominciato. Pochi giorni fa il Principe ha addirittura deciso che se passa la cannuccia vada anche il biberon. Quindi normalizziamoci va, che tanto mamma mi ha già fregato.

Ultimo ma non meno importante dovevo fare in modo di tenere i figli in sana e robusta costituzione per non prendermi giorni di malattia, siccome ne avrei utilizzati due per il viaggio.

ATTO SECONDO: IL COMPLOTTO
Hei Mr. F., ma cosa gli succede a questi bimbi? Sono 3 mesi che non si sono ammalati.

CRONOGRAMMA:
7 gg PDP (prima della partenza): Pufetta ha 40.3 di febbre. Pronto soccorso. I medici non trovano nulla.
6 gg PDP: Il principe ha la febbre.
5 gg PDP: La febbre di Puffetta non accenna a scendere. 
4 gg PDP: Si torna dal medico. Puffetta ha un infezione ad un orecchio. Il Principe guarisce.
3 gg PDP: Il principe mette fuori il secondo dentino. Con tutte -ma proprio tutte- le controindicazioni del caso.
2 gg PDP: Puffetta ha ancora la febbre. E l'infezione anche nell'altro orecchio.
1 gg PDP: Il Principe ha la congiuntivite batterica. Puffetta ha fatto il primo giorno sfebbrata dopo una settimana.
NOTTE PRIMA DELLA PARTENZA: Puffetta vomita. Il principe si sveglia con l'occhio pesto. Ha bisogno del collirio antibiotico.
3 ORE PRIMA DELLA PARTENZA: Mr. F. porta i due terzi dei figli dal medico. Abbiamo vinto vari antibiotici. Purtroppo non era disponibile l'acqua di Lourdes.

ATTO TERZO: LA FUGA
Sai che c'è? Adesso io quatta quatta giro i tacchi e me la squaglio (cit. da un famosissimo film).
Mr. F. e la sottoscritta hanno affittato una macchina molto piccola (finalmente) per affrontare 6 ore di viaggio senza soste.



ATTO QUARTO: LO SPAPARANZO
Io ero consapevole di una cosa. Un'occasione così non ci sarebbe MAI più potuta capitare. Siccome a lui veniva finanziato viaggio, vitto e alloggio, ci siamo sistemati in un famoso hotel nel cuore di Chicago, con vista sui più famosi grattacieli. Il prezzo è meglio non specificarlo.

Mamma e sorelle alla vigilia della partenza:
Maggie, ma tu cosa farai non appena arrivata a Chicago?
Dormirò. E poi...
Dormirò. E poi...
Dormirò. E poi...
Mangerò. 
Come se non ci fosse un domani.

Verità di cronaca: la suddetta non ha potuto dormire più di 5 ore di fila perché si è dovuta alzare per dolori lancinanti dovuti alla mancanza del vampiro personale. Il tiralatte è stato il suo peggiore incubo migliore amico e fedele accompagnatore per tutti e 4 i giorni. Ma come dice Mr. F. tutto non si può.

La mia cura per ritornare ad una condizione sana e salutare è stata quindi condita di ore di sonno sparse a piacere e senza criterio durante il giorno e la notte. Di docce interminabili seguite da auto-restaurazione personale (credo non ci sia bisogno di entrare nei dettagli). Di approfittamento del finanziamento delle spese del viaggio, dell'hotel e del vitto per mangiare senza ritegno. Di telefonate skype lunghe e ininterrotte da quelle tenere vocine. E poi di...vita di coppia. Cosa? Abbiamo ancora una vita di coppia che funziona anche senza Qui Quo Qua? Sí. È bella viva. Solo che aveva proprio bisogno di essere un pó presa in considerazione.
Abbiamo riso tutto il tempo di gusto, per qualsiasi cosa. Abbiamo fatto colazione ogni giorno assieme, seduti per almeno venti minuti (lui doveva anche partecipare al congresso tra le altre cose) chiacchierando tranquillamente ed abbiamo cenato in posti molto belli. Abbiamo passeggiato per le vie di Chicago (più che altro abbiamo corso imbacuccati. Il freddo era indescrivibile). Nel poco tempo che avevamo a disposizione abbiamo preso la vita con calma e fatto tutto quello che due innamorati folli fanno.
Mi sono mancati i bambini?
Sinceramente NO.
Ecco, adesso siete liberi di chiamare il telefono azzurro.


ATTO QUINTO: WELCOME BACK TO YOUR REAL LIFE
La sera in cui siamo tornati abbiamo requisito il lattante con più di 38 di febbre, l'altro occhio pesto per la congiuntivite e 16 gradi sotto zero per coronare il tutto. Il giorno dopo, quando la febbre del Principe è arrivata sopra i 40, abbiamo collezionato la quinta visita del medico in 9 giorni e vinto il terzo antibiotico (sempre in 9 giorni). Otite in entrambe le orecchie (oltre che la congiuntivite batterica che non se ne era andata).

La prossima volta -giurin giurello- se i nostri bambini stanno bene (contemporaneamente) per più di tre mesi 
Nessuno. Proferirà. Parola.
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