sabato 30 aprile 2016

Cose che succedono a fine Aprile

Aprile è un mese molto speciale -forse il mio preferito- a cui fanno da quadro gli alberi grondanti di fiori e l'erba verdissima, promessa mantenuta della pioggia di Marzo. Prima di tutto è il mese che ha accolto alla vita la mia Mamma.





Poi con il tempo gli anniversari importanti si sono moltiplicati.

Il 22 Aprile di 4 anni fa la nostra piccolina ha ricevuto il Battesimo. Il 22 Aprile di due anni fa il nostro principe è venuto a rendere la famiglia ancora più completa e felice.


Il 24 Aprile scorso la nostra grande ha ricevuto la Prima Comunione.






Il 29 Aprile abbiamo festeggiato l'onomastico di Puffetta. La nostra pazzerella.
















Li contemplo tutti e tre. Penso alla maniera di accoccolarsi del principe tutte le volte che lo prendo in braccio, sulla mia spalla. Un tutt'uno con me. O a quando mi dice Mamma mine! e sorride con quel sorriso birbante di chi sa che in fondo in fondo è vero.
Penso a quando la piccoletta mi chiede di leggerle il suo libro preferito (non il mio...). Allora la prendo in braccio come facevo quando era neonata e la addormentavo e insieme diciamo:

"I'll love you forever, 
I'll like you for always, 
as long as I'm living my baby you'll be"

Penso all'estrema bellezza di un cuore bambino che si prepara alla Prima Comunione, con la sincera intenzione di prepararsi -dentro e fuori- a questo primo importantissimo incontro.

Certe volte vorrei che fosse Aprile per sempre...

giovedì 31 marzo 2016

Cara mamma, non sei grassa. Sei bellissima

È un pò di tempo che sto riflettendo (e studiando) sull'immagine femminile e l'impatto delle aspettative della società e delle persone che ci circondano sulla donna, nella sua interiorità e nella sua vita. Questo tema mi tocca da vicino siccome ho due figlie, di cui una si avvicina a grandi passi alla pre-adolescenza. La vedo felice e sicura di sé e del proprio corpo e vorrei che questa sensazione non cambiasse mai. 
A volte mi chiedo quando io stessa abbia smesso di sentirmi bella. 
Non so quando. Di sicuro so che ho ricominciato a piacermi da poco. Per tutto quello che sono, dentro e fuori. 
Qualche giorno fa ho letto una testimonianza che mi ha spezzato il cuore e mi sono commossa. Si tratta di un estratto di una collezione di lettere di persone famose, sportivi, musici, modelli, cuochi e autori australiani nella quale ognuno di loro rivela ció che gli piacerebbe dire alla propria mamma prima che sia troppo tardi o se avessero avuto l'opportunità. L'autrice è Kasey Edwards e la versione originale (in inglese) si trova qui. Io l'ho tradotta dallo spagnolo. Credo sia importante condividerla e riflettere bene su queste parole.



Cara mamma,

Avevo 7 anni quando ho scoperto che eri grassa, brutta e orribile. Fino a quel momento ho sempre pensato che fossi bellissima. In ogni senso. 
Ricordo che mi piaceva sfogliare vecchi album di foto e vederti posare sulla barca. Il tuo costume bianco senza bretelle era cosi alla moda, come quello di una star del cinema. Spesso ho tirato fuori quel costume bianco che tenevi ben nascosto in fondo al tuo cassetto e mi immaginavo di indossarlo quando fossi diventata abbastanza grande. Quando fossi diventata come te.

Peró tutto è cambiato quella sera, quando ci stavamo preparando per andare a una festa. Mi hai detto: “Guardati, cosí magra, bella e affascinante. E guarda me, grassa, brutta, orribile”.

All’inizio non ho capito a cosa ti stessi riferendo.
“Non sei grassa” ti ho detto. Ero seria e innocente. Tu mi hai risposto: “Sí tesoro, sono sempre stata grassa, anche quando ero una bambina”.

Nei giorni successivi ho scoperto alcune cose dolorose che hanno cambiato la mia vita. Ho imparato che:

  1. -       Probabilmente è vero che sei grassa perché le mamme non dicono bugie.
  2. -       Essere grassa significa essere brutta.
  3. -       Quando cresceró saró come te. Questo significa che saró grassa e orribile.
Alcuni anni più tardi ho pensato a questa conversazione e a tutte le altre dopo e che ti maledissero per non sentirti attrattiva, sicura e determinata. Perché, come mio primo e più importante modello, mi hai insegnato che credessi lo stesso rispetto a me.

Ad ogni smorfia che facevi ogni volta che ti guardavi allo specchio, con ogni meravigliosa dieta che avrebbe cambiato la tua vita, e con ogni cucchiaio colpevole di “in realtà non dovrei”, ho imparato che le donne dovrebbero essere magre per essere degne e rispettabili. Le donne dovrebbero vivere cosí perché il loro grande contributo al mondo è la bellezza fisica.

Come te, è tutta la vita che mi sento grassa. 
Quando l’essere grassa si è trasformato in un sentimento? E siccome pensavo di essere grassa, sapevo anche che non valevo nulla.

Peró, adesso che sono grande e che sono madre, so che darti la colpa per odiare il mio corpo, non mi aiuta. Ed è ingiusto. Adesso capisco che sei stata il prodotto di una grande generazione di donne alle quali hanno insegnato a detestarsi.

Pensa all’esempio che ti ha dato tua nonna. Anche se si potrebbe descrivere come un’elegante fashion victim, si è messa a dieta ogni singolo giorno della sua vita fino a quando è morta a 79 anni. Si truccava anche per andare a ritirare la posta per paura che qualcuno la vedesse senza trucco.

Ricordo la sua risposta compassionevole quando hai detto che papá ti aveva lasciato per un’altra. Il suo primo commento è stato: “non capisco perchè ti abbia lasciato. Ti prendi cura di te stessa, ti metti il rossetto, sei un pò sovrappesso ma non troppo”.

Prima di andarsene, nemmeno papà riusciva a calmare il tormento che provavi per l’immagine del tuo corpo. “Per favore Jan” –lo sentivo dirti- “Non è tanto complicato. L’energia interna contro l’energia esterna. Se vuoi dimagrire devi solamente mangiare meno”.

Quella sera, a cena, ti ho visto provare quella cura per perdere peso che ti disse papà: “energia interna, energia esterna: per carità, Jan, devi solo mangiare di meno”. Ti sei servita degli spaghetti cinesi (Ti ricordi come nei subburbi australiani del 1980 la combinazione di carne macinata, cavolfiore e salsa di soia era il meglio dell’alta cucina esotica?).

Il resto del pasto era nei piatti degli altri. Tu ti sei servita i tuoi spaghetti cinesi in un piccolo piatto. Mentre ti sedevi di fronte a questo patetico cucchiaio di carne macinata, le lacrime scorrevano silenziose sul tuo viso. Io non ho detto nulla. Nemmeno quando le tue spalle hanno comincaiato ad agitarsi per l’angustia. Nessuno ti ha consolata. Nessuno ti ha detto di smettere di essere ridicola e che ti mangiassi un bel piatto di spaghetti. Nessuno ti ha detto che ti voleva bene né che eri sufficientemente buona. Le tue conquiste e il tuo coraggio -essendo maestra di bambini con necessitá speciali e madre di tre figli- sono state sempre considerate insignificanti rispetto ai centimentri di cintura che non potevi perdere.

Mi si è rotto il cuore al vederti perdere la speranza e mi dispiace profondamente di non essere intervenuta in tua difesa. Io sapevo che non era colpa tua essere grassa. Avevo sentito papá che descriveva la perdita di peso come un processo semplice al quale tu non riuscivi ancora a far fronte. La lezione era: non meritavi di mangiare e non meritavi nemmeno compassione.

Peró, mamma, mi sono sbagliata. Adesso capisco quello che si sente al crescere in una societá che dice alla donna che quello che importa veramente è la bellezza mentre allo stesso tempo definisce un ideale di bellezza che è completamente fuori dall’essere raggiungibile. Conosco anche il dolore di interiorizzare questi messaggi.

Ci siamo trasformate nelle carceriere di noi stesse e ci imponiamo il nostro castigo perché falliamo nel tentativo di essere all’altezza. Nessuno è più crudele di quello che siamo con noi stesse.

Peró questa pazzia deve finire, mamma. Adesso. Ci meritiamo qualcosa di meglio che passare i giorni amareggiate per i pensieri negativi sul nostro corpo desiderando che sia un altro.

E non si tratta solo di te e di me. C’è anche Violet. La tua nipotina ha solo tre anni e non voglio che odi il suo corpo sopprimendo la sua felicitá, la sua confidenza in se stessa e il suo potenziale. Non voglio che Violet creda che la sua bellezza sia il valore più importante e che da questa dipenda ció che vale. Quando Violet ci osserva per apprendere a essere una donna, abbiamo bisogno di essere i migliori esempi. Abbiamo bisogno di farle vedere con le parole e con le azioni che la donna è sufficientemente buona essendo semplicemente com’è. E perché lei ci creda, dobbiamo credere in noi stesse.

Quanto più grandi ci facciamo, quanta più gente amata perdiamo a causa di incidenti o malattie. La morte è sempre tragica e avviene troppo presto. A volte penso a quello che questi amici e le persone che gli vogliono bene, avrebbero dato per rimanere un pó più tempo in un corpo sano. Un corpo che gli avesse permesso di vivere un pò di più. La dimensione dei polpacci o i lineamenti del viso non sarebbero importate. L’unica cosa importante sarebbe essere vivi e questo sarebbe perfetto.

Anche il tuo corpo è perfetto. Ti permette di dare un posto al tuo sorriso e infettare tutti con la tua risata. Ti da le braccia per abbracciare Violet e stringerla fino a quando comincia a ridere. Ogni momento che passiamo preoccupandoci dei nostri “difetti” fisici, è un momento perso, una porzione di vita stupenda che non avremmo mai più indietro.

Permettiamoci di onorare e rispettare i nostri corpi per quello che fanno e non per quello che sono. Sforziamoci di avere una vita sana e attiva, lasciamo che il nostro peso cada dove deve cadere e mandiamo il nostro corpo odiato nel passato al quale appartiene. 

Quando da piccola guardavo quella foto di te con il costume bianco, i miei occhi innocenti di bambina vedevano la verità. Vedevano amore incondizionale, bellezza e saggezza. Vedevano mia madre.

Con amore, Kasey xx


giovedì 24 marzo 2016

Snow day




Terzo giorno di Primavera. Dopo un inverno piuttosto mite abbiamo goduto di un breve periodo di tepore.
Poi la neve. 30 centimetri stanotte.
Tutto è bianco e ovattato intorno. È mattina e si sentono fuori solo le grida dei bambini che giocano e degli uccellini. Le scuole sono chiuse così come tutti gli uffici pubblici per questa improvviso winter storm (quest'anno lo spring break non coincide con la Pasqua).

Stamattina ci siamo svegliati ed abbiamo preparato i pancake. Le bambine sono andate a giocare fuori con la vicina e il bob. Quando torneranno ci faremo una cioccolata calda e guarderemo un film insieme sotto le coperte.

Io sono seduta sul nostro divano al calduccio mentre mi godo il mondo in bianco dalle grandi finestre di casa. La pace dei sensi.

Succede solo in Minnesota!









venerdì 5 febbraio 2016

Incomprensioni verbali

Eravamo a tavola tra amici parlando di tradizioni locali. Tentavo di spiegare il personaggio e la tradizione della Befana con il mio inglese approssimato.
Parlavo quindi di questa strega che, cavalcando la sua scopa, portava caramelle o carbone ai bimbi nel giorno dei Re Magi.

Non riuscivo a capire il perché di quelle facce perplesse.
Poi l'illuminazione.

Non avevo detto witch ma qualcosa che fa rima e che inizia con la b (non posso scriverlo). 


Bell'immagine dell'italianità e dell'educazione infantile!


domenica 31 gennaio 2016

Permessi di paternità

Sarebbe l'ora, e lo dico con un misto di speranza e rassegnazione, che si parlasse di una vera conciliazione, che non contemplasse solamente il reale inserimento delle donne nel mondo lavorativo ma che vedesse anche l'uomo come co-responsabile e competente per vivere appieno una vita familiare, con le gioie affettive e gli oneri che corrispondono. Questo non per proporre una quota maschile in famiglia che sia matematicamente uguale all'impegno femminile, ma per stimolare una postura flessibile che possa rispondere in maniera adeguata alle esigenze familiari per trovare opzioni che permettano di compiere i doveri familiari senza tralasciare o abbandonare quelli professionali quando sono presenti.
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